07/09/2009 - Cinefest
VENEZIA 2009: SURVIVAL OF THE DEAD
Romero gioca la carta del western, e lo mischia agli zombi: ma non convince pienamente...
Il film nocturniano per eccellenza, qui alla Mostra di Venezia, è Survival of the Dead di George A. Romero, attesissimo perché in concorso e perché preceduto da un trailer che aveva fatto venire l'acquolina in bocca ai fan. Le premesse del “prossimamente” sono in parte mantenute, perché quel vago sapore western domina la seconda parte, con le sue sviolinate calibro 45, i cavalli, gli Stetson e gli zombi al posto degli indiani.
Romero crea una liaison con Diary of the Dead tornando a pedinare la sparuta pattuglia di soldati che allora depredarono gli studenti filmmaker irrompendo nel camper. Adesso incontrano un ragazzino tecnologicamente up to date che tramite internet li mette in contatto con Patrick O'Flynn, un mezzo pirata che promette il paradiso in terra nella sua isola al largo del Delawere, e così facendo fa cadere in trappola gli sprovveduti per derubarli. Con i marmittoni la musica cambia. L'irlandese cerca alleati, vuole tornare a casa per vendicarsi dell'altra metà del cielo, vale a dire Seamus, anziano cowboy con cui è in lotta da una vita. Cosa c'entrano i morti viventi? C'entrano, perché Seamus non li vuole eliminare per paura che il Dio del Vecchio Testamento si vendichi, per questo li cattura e li mette in catene, sperando che imparino a mangiare carne di porco o di cavallo invece dei propri simili.
Idee da vendere questo Survival of the Dead, a partire dal tema doloroso dell'elaborazione del lutto, segno che il progetto di un ennesimo film sugli zombi era urgente e l'idea di diversificare il filone programmatica e saggia. Dopo il B-movie fumettistico anti-Bush (La terra dei morti viventi) e l'episodio sperimentale (Diary of the Dead) con Survival si tenta la carta del genere americano per eccellenza, il western, specchio di una nazione inquieta che ancora si dibatte tra fantasmi puritani e desideri di conquista.
Purtroppo il respiro spettacolare è claudicante, il budget di partenza miserello se confrontato alle ambizioni, gli attori poco incisivi, la dialettica dei duelli e delle sparatorie non esattamente nelle corde di George. Un forte senso di irresolutezza pervade la storia e la sua mise en scène, anche se scriviamo a caldo e un film così deve prendersi i suoi tempi. Sul numero di Nocturo di ottobre, ampio servizio con intervista al regista.
Mauro Gervasini