09/02/2010 - Cinefear
VAGHI ULULATI
Nel Dossier dedicato ai lupi mannari (febbraio 2010) non poteva certo mancare un approfondimento alla saga di The Howling, dal primo fino al settimo capitolo, che qui vi proponiamo in versione integrale!
Quando si parla di L’ululato (The Howling, vedi dossier n°90), si tende a trascurare la matrice letteraria della serie, ovvero la trilogia di romanzi omonimi scritti da Gary Brandner. L’eroina dei primi due libri è Karyn, che dopo un esaurimento nervoso si trasferisce col marito Roy in un paese isolato. All’insaputa dei nostri eroi, nel paese vive un’antica comunità di lupi mannari. Karyn sente puzza di bruciato, ma Roy la prende per pazza e se la spassa con la sensuale Marcia, ignaro della sua natura licantropesca. Morso dalla lupa mannara, Roy si trasforma in mostro. Con l’aiuto di un amico, Karyn intrappola i lupi nel campanile del paese gli dà fuoco, ma Roy e Marcia sopravvivono al rogo. Nel secondo libro, Karyn, che si è risposata e vive a Seattle, deve vedersela di nuovo con la lupa Marcia e l’ex-marito Roy, assetati di vendetta.
L’ultimo libro della trilogia è un mero taglia e incolla dei primi due ma con nomi e ambientazioni diverse. L’ululato di Joe Dante mantiene alcuni elementi del primo romanzo, ma lo sceneggiatore John Sayles ci mette del suo e trasforma una storiella horror come tante in quel macabro e inventivo Looney Tune che tutti amiamo. Dal secondo film in poi, i richiami ai libri si fanno sempre più tenui e la serie diventa un refugium peccatorum per registi incapaci e attori cani. The Howling II (1985) di Philippe Mora è un vero caposaldo di inettitudine, ma come guilty pleasure è inarrivabile. La storia fa acqua da tutte le parti ma ci sono gore abbondante, le tette di Sybil Danning (negli strepitosi titoli di coda vengono riproposte 18 volte!!!) e Christopher Lee, che aggiunge al filmaccio la consueta gravitas hammeriana. Nel sequel, The Howling III: The Marsupials (1987), Philippe Mora la butta sul ridere, trasporta la serie in Australia e confeziona una storia allucinante che mescola Guerra fredda, licantropi bifolchi e una ballerina classica che si trasforma in lupo mentre danza sulle punte. Per il quarto capitolo, The Howling IV: The Original Nightmare (1988), i produttori della serie restano abbastanza fedeli al primo libro.
A queste nobili intenzioni, però, corrisponde un film inguardabile e popolato da un cast ignominioso. Per 70’ non succede nulla, e solo nelle ultime scene vediamo qualcosa di simile a un lupo mannaro. Nello sciagurato Howling V: The Rebirth l’azione si sposta in un tetro castello della Romania. Una rivisitazione alla carlona dei Dieci piccoli indiani di Agatha Christie, con un lupo mannaro che fa fuori tutti gli ospiti del castello. A dare il colpo di grazia alla serie ci pensa Hope Perello nel 1991 con The Howling VI: The Freaks. In uno sperduto paese nel deserto americano arriva il circo dei freak del misterioso Harker. Il protagonista è un lupo mannaro buono accusato di alcune uccisioni. Sta per essere linciato quando emerge la verità. È Harker, un mesto incrocio tra un vampiro e un Klingon, il vero demone omicida! Per i completisti, c’è infine da menzionare il settimo capitolo della saga, The Howling VII: New Moon Rising, forse il più brutto in assoluto della serie.
Lorenzo Del Porto