17/11/2009 - Cinesci-fi
V – Visitors
Annunciato con una campagna promozionale di forte impatto, in America i Visitatori sono finalmente sbarcati sulla rete ABC.
Su 29 città mondiali delle astronavi si fermano a mezz’aria e grazie al maxischermo LCD in dotazione si mostrano al mondo intero per annunciare le loro intenzioni: convivere con l’umanità, scambiare le proprie conoscenze mediche e tecnologiche in cambio di acqua e minerali. I Visitatori, benché provenienti da chissà quale galassia, conoscono in ogni modo le tecniche giuste per farsi apprezzare e adorare, sconvolgendo le vite di milioni di persone che sono costrette a rivedere i propri rapporti con l’altro e con la religione.
Non tutti però vedono l’avvento degli alieni con un occhio tollerante: c’è chi intravede un legame con una particolare cellula terroristica che mira all’eliminazione sistematica della razza umana, c’è chi vede l’alieno come una minaccia per la centralità dell’uomo nel sistema biblico costituito, c’è chi vede l’altro come diverso.
Il terreno non è molto lontano dal recente
District 9 e non mancano riflessioni profonde inaspettate in un prodotto televisivo di grande budget come questo. D’altronde la miniserie originale, datata 1984, conteneva diversi spunti sul razzismo e la razza. Mentre i Visitors degli anni ’80 erano maggiormente cupi, gore e presentavano delle sequenze di suspence ben fatte, l’approccio del rifacimento della ABC è molto più fantascientifico, massmediale e
new age, con una forte presenza dell’elemento terroristico che ormai, dopo l’11 settembre (evocato non a caso nel pilot all’inizio delle danze), è diventato come il prezzemolo. L’agente dell’FBI Erica Evans scopre a sue spese che i visitatori in realtà già da tempo sono sbarcati da tempo sulla terra e, come nell’Invasione degli ultracorpi, si mimetizzano perfettamente con gli umani, coprendo le loro sembianze da rettili con una pelle umana.
L’episodio pilota, pur con qualche debito alla spettacolarità del pilot di Lost che ormai ha fatto scuola (vedere anche Flashforward), lascia intravedere una storia dall’ampia coralità ben tenuta dalla sceneggiatura, senza risparmiare rallentamenti di ritmo per fermarsi sul significato dell’invasione e senza togliere momenti mozzafiato che servono a intercettare non solo il nuovo pubblico, ma anche i vecchi aficionados della serie (la palla volante).
Marcello Aguidara