09/10/2009 - Cinefest
SITGES '09: L'ORA DI AMER
Amer, Tetsuo The Bulletman, Colin, Book of the Dead, Dread, The Best Worst Movie, Black Dynamite: il primo e l'ultimo sono due belle sorprese...
AMER
Il film più nocturniano del lotto, della coppia (anche in senso coniugale) Bruno Forzani e Helene Cattet. Il film belga Amer è stato già definito “neo-giallo” dalle testate internazionali e a ben vedere i due hanno realmente vivisezionato al millesimo lo stile di Argento e dei suoi epigoni in maniera maniacale. Difficile raccontare un film che è sicuramente girato senza sceneggiatura e che ha nella forza visiva l’impeto che realmente cattura l’attenzione. Le tre stagioni della vita di Ana che vive infanzia, adolescenza e maturità all'insegna dell'immaginario argentiano. I due registi sono riusciti a rendere videoarte nel senso puro del termine lo stile argentiano (ma non solo), sviluppando i close-up in maniera chirurgica e epidermica. Un film che narrativamente può tediare i più ma che è molto utile per capire realmente la grammatica registica di Argento, poiché la emula nel concreto dei significati cinematografici, svelando quel legame intimo tra sesso e morte che era in pugno al regista romano nel periodo d’oro. Un film da manuale che vive di scene a sé stanti di una forza erotica e violenta (il finale è feroce e sublime) e che suscita la naturale curiosità di cosa potrebbero fare i due viaggiando sulle lunghezze di una narrazione classica, magari fedele a quella dei loro modelli. Ciliegina sulla torta l'uso frequente di musiche di Stelvio Cipriani.
TETSUO THE BULLETMAN
Mentre il dittico di Nightmare Detective sembrava prendersi gioco delle dinamiche produttive commerciali, questa volta Tsukamoto sembra essersi voluto semplicemente reinventare per il pubblico americano. Più che un terzo capitolo sembra essere un remake dei primi due, più lineare e pacato, per quanto i due termini possano essere accostati al regista cyberpunk. Una cosa interessante è che finalmente si spiega la genesi delle mutazioni dei colletti bianchi giapponesi in ibridi meccanici, il che francamente è un peccato. Meglio non sapere.
COLIN
Parlando invece di schifezze, spunta questo film inglese, pompatissimo da alcuni in Terra d'Albione, ma veramente poca cosa. Storia di un morto vivente nella classica situazione da caos dilagante che si sviluppa in maniera umana. Il film si vanta di essere costato qualcosa tipo 50 sterline come se fosse una cosa positiva. Invece è un pastrocchio di montaggio e fotografia e dovrebbero andarsi a nascondere per aver generato un aborto del genere. Non c'è nulla di ispirato che ne giustifichi il “clamore”, nemmeno la scrittura. Cinema indie non vuol dire giocare al ribasso.
BOOK OF THE DEAD, DREAD
Clive Barker è presente come autore di due pellicole tratte dai suoi film. La prima è il bruttino Book of the Dead che cerca sinceramente di riprodurre le leggende urbane della famosa antologia dello scrittore inglese, ma si perde strada facendo troppo facilmente. Il secondo, Dread, è già molto meglio perché si ispira a Barker ma decide di vivere di vita propria e gioca la carta del coming of age. Un film che piacerà particolarmente a un certo tipo di adolescenti amanti della cultura goth. Forse a volte è ingenuo ma per uso di regia, musiche e costruzione narrativa è esattamente quello che va bene per il suo pubblico. Oggi lo definirebbero “emo”, come un insulto, ma è molto di più.
THE BEST WORST MOVIE
è, come è noto, un documentario che prende per i fondelli il Troll 2 di Fragasso, diventato un cult in America per i demeriti della pellicola. C’è infatti un gruppo di gente che si riunisce per vederlo e sbellicarsi dalle risate. Il regista è M. P. Stevenson, che era il ragazzino nel film originale. Tutta la troupe del film non fa altro che andare in giro a gloriarsi di aver partecipato a un film pessimo come se fosse la massima aspirazione della loro vita (forse per loro lo è). C’è pure Fragasso che si comporta da Fragasso ed è decisamente il mattatore del film. Il regista romano potrà essere biasimabile per una superflua difesa a spada tratta di un film che anche lui sa essere peggio che mediocre ma ci fa sicuramente più bella figura di questi quattro sfigati che, non avendo combinato nulla nella vita come attori, ricercano un angolino di notorietà in questa maniera. Veramente patetici nei banchetti dei festival dove nessuno se li filava. Involontariamente questo documentario parla di come nella società americana si cerchi disperatamente una possibilità di apparire anche sfruttando quello di cui ci si dovrebbe vergognare.
BLACK DYNAMITE
Meno male che c’è Black Dynamite a risollevare il morale. Il film di Scott Senders è un geniale omaggio alla blaxploitation in chiave parodistica. Tecnicamente è quello che è Amer per Argento, un lavoro certosino di riproduzione in quanto regia, ritmi e fotografia (e costumi e scenografie!). Contenutisticamente è un incredibile delirio in cui il badass nero Black Dynamite pesta i cattivi (dalla Mafia a George Bush passando per Fu Manchu) a colpi di arti marziali e castiga le donne (due, tre, quattro alla volta) a colpi di big bamboo. Divertentissimo e girato da dio. Veramente un potenziale cult.
Gianluigi Perrone