04/02/2010 - Saggi

SENSIVITA' VS KIRA-LA SIGNORA DELLAGO

In pochi hanno visto la versione originale montata da Castellari, l'unica che ha circolato è quella spuria della Video Kineo...

 

Su Sensività, diretto da Enzo G. Castellari nel 1979, per la Cinezeta di Rodolfo Putignani (stessa società invischiata in Blue Movie di Cavallone), pesa il giudizio negativo che il regista stesso ha sempre dato del film: un lavoro di mera esecuzione tecnica portato a termine contestualmente a “una vacanza in Costa Brava con la famiglia”. In Italia, chi ha visto Sensività - distribuito poco e male quando uscì nelle sale cinematografiche - lo ha visto essenzialmente grazie a una videocassetta della video Kineo negli anni Ottanta, dal titolo spurio Kira, la signora del lago. E l’idea che se ne è fatto si allinea al pollice verso di Castellari. Noi crediamo invece che il parere su questo eccentrico horror-erotico debba essere riformulato; e che la storia - scritta da José Sanchez, poi passato con successo alla regia televisiva in Italia - di Lilian e Lilith, due sorelle che dalla madre strega hanno ricevuto in lotto un arcano, maledetto “dono” per cui godono in simultanea e durante l’orgasmo muoiono e risorgono, andrebbe conosciuta nella versione originale che girò e montò Castellari nel 1979, e non nella manipolazione della Video Kineo.
 
La paternità del rimontaggio risale a Gianluca e Stefano Curti, responsabili dell’allora New Pentax che deteneva i diritti di Sensività. I quali non solo agirono sul materiale girato da Castellari, ma si presero la briga di ingaggiare un regista, Alfonso Brescia, che realizzasse delle sequenze aggiuntive. In alcune di queste nuove scene, che prevedevano il coinvolgimento della protagonista Leonora Fani , si usarono comparse-controfigure e si ricorse al repertorio dei trucchi consueti in operazioni del genere: dai vestiti simili, agli oggetti di scena che coprono strategicamente il viso dell’interprete, spesso inquadrato solo di schiena. Tutto il girato ex novo, che per lo stile si differenzia come la notte dal giorno rispetto al lavoro di Castellari, è non solo brutto ma privo di senso. Quando, a più riprese, vediamo la scena di una mano insanguinata che affiora dall’acqua o la stessa mano che sbuca dalla terra di un cimitero per artigliare la controfigura di Leonora Fani; o quando un tizio incappucciato che brandisce un’ascia entra - a random - nella trama, capiamo che si inseguiva un modello allora di successo come Venerdì 13.
 
Ma non è tanto quel che è stato aggiunto a fare la differenza in peggio quanto ciò che è stato levato. Ci sono dieci minuti circa di gap tra Sensività e Kira: un’eternità. Prendiamo l’inizio. Castellari aveva architettato un’introduzione delle sue: Leonora Fani arriva in moto su una spiaggia (una lunga, fluida sequenza senza musiche, mentre scorrono i titoli di testa); poi la centaura - casco e tuta neri - si imbatte in Rocco Lerro e amici e segue una sfida in moto (al ralenti) tra dune di sabbia e altri fuoripista. Finché si scopre che il misterioso motociclista è una donna. Nella seconda versione, invece, partono banali titoli a nero, e la storia comincia su un laghetto, con una ragazza e una bambina a bordo di una barca, agghiacciate dall’emergere dalle acque del braccio sanguinolento. L’aggancio col primo girato avviene nel momento in cui la Fani si leva il casco lasciando a bocca aperta Lerro e compagni. L’azione di Castellari e l’orrore di Brescia: non esiste nemmeno la più lontana possibilità di un paragone.
 
Sensività era stato realizzato con una decisa attenzione per l’aspetto erotico. E se Castellari non è regista di eros, in questa circostanza illustrò le scene di sesso in maniera elaborata e le arricchì di una singolare energia. Kira è interessante, da quest’angolo di incidenza, perché testimonia la volontà di ammorbidire il più possibile il lato erotico del film d’origine, in vista della sua trasformazione in un horror stereotipo (progetto fallimentare, ma non è questo il punto). Sotto le forbici del nuovo montaggio, cadono sequenze e dialoghi (per esempio, uno scherzoso scambio di battute tra la Fani e i ragazzi del paese sui “maschi superdotati”). Nell’epilogo siamo di fronte a uno scempio che stravolge l’intero senso della storia. La scena in cui Patricia Adriani - la sorellastra - spia la Fani che sale sulla barchetta pericolante e le lancia un incantesimo tracciando il simbolo della “Kira”, è rimasta nel rimaneggiamento video solo nella sua parte finale. In Sensività, la Fani appariva prima sul balcone della sua camera a seno scoperto, poi, scesa in gardino, esplorava a lungo il posto, dando modo a Castellari di girare una delle sue sequenze “firma”: la ragazza guarda il panorama mettendo per gioco davanti al viso un forcone raccolto da terra (con “soggettiva” attraverso i denti dell’arnese). Quaranta secondi di film persi. Se la scena dell’amplesso nel cimitero presso la tomba della Kira, di Lilian con Julian (bella per come le immagini si legano alla musica dei De Angelis) è stata conservata dalla Kineo, bisogna riconoscere che averla preparata con il nuovo brano di Brescia della mano zombesca fuoriuscente dal terreno, spoetizza il tutto.
 
Uno dei momenti più spinti di Sensività lo si registra quando Lilian, fuggita dalla seduta spiritica (scena che la versione Kineo ha molto accorciato e in cui Patricia Adriani è stata ridoppiata con voce maschile), arriva nei pressi del laghetto e si accoppia con il suo nuovo partner. Dopo che Lilian ha cominciato a masturbare il ragazzo sulla moto, i due si sdraiano sul prato e fanno l’amore: ma, mentre nel montaggio di Castellari, Leonora Fani, prima di mettersi sopra e far la parte dell’uomo, si prodiga in una lunga e lenta fellatio (in campo medio, ma ripresa in modo assai realistico), la Kineo deprime la scena dell’amplesso, mortificandola nel tradizionalismo e nella banalità. Scontro finale tra le due sorelle, Lilian e Lilith: dopo che le ragazze si sono schiantate di botte, la Fani stordisce Patricia Adriani colpendola con il pentacolo della Kira. Poi, mentre alza le braccia per infliggere l’ultimo fendente, ha un attimo di esitazione in cui viene investita dallo scoppio di un bidone di benzina, che la uccide nel fuoco insieme a Lilith. Questo, almeno, è quanto fa credere il montaggio Kineo. Riprendiamo dal punto esatto in cui la Fani alza il pentacolo di legno, pronta a vibrare il colpo di grazia: ci ripensa, spacca l’oggetto contro un albero e ne ricava un pezzo curvo. A cavalcioni su Lilith, le strappa le mutandine e la penetra con l’oggetto. Ma, di fronte ai lamenti e alle lacrime della sorellastra, qualcosa in Lilian cede... e comincia allora a carezzare e a baciare Lilith, finendo per fare l’amore con lei e per cavalcare l’altra estremità del legno fallico. E solo quando l’orgasmo le ha portate entrambe, unite, oltre le soglie della morte, l’esplosione catartica interviene.

 


D.P.
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