26/11/2009 - Cinefear

Pontypool

Dal Canada un horror incentrato su una pandemia del tutto particolare, che si propaga attraverso il linguaggio...

All'ultimo Torino Film Festival, sezione Festa Mobile, si è visto il canadese Pontypool il cui regista, Bruce McDonald, era già passato per la città gianduia due anni fa con The Tracey Fragments. La storia: il dj Grant Mazzy lavora alla stazione radio di Pontypool dove conduce una sua trasmissione; con lui ci sono una tipa alla regia, che lo cazzia per il suo stile troppo sopra le righe, e una giovane assistente. Tramite collegamenti con l'esterno, una sera cominciano ad arrivare notizie dello scoppio di quella che ha tutta l’aria di essere una rivolta collettiva. Poi l'incalzare delle testimonianze prospetta una realtà più terrificante: la gente esce di testa, uccide e si uccide, vittima di un morbo che si trasmette con la parola…
 
Tratto dal romanzo Pontypool Changes Everything di Tony Burgess, ma ispirato anche alla celeberrima Guerra dei mondi di Welles, Pontypool è un film coinvolgente, in grado di vivificare una situazione classica del paranoia-movie come l'assedio. La voce, la parola, la fanno da padrone: tramite le parole la verità esplode in diretta radio e il dj si trova, per contrappasso, a non sapere più che dire, se parlare (gli infetti della pandemia seguono, infatti, la fonte delle parole), infine se parlare nella sua lingua. Qualcuno pensa a una nuova organizzazione della razza umana tramite un riutilizzo delle parole: gli effetti del morbo portano a ripeterle a oltranza, facendo loro perdere la funzione originaria. La lingua è infetta? Sono le parole ad aver rovinato tutto? E potranno, le parole, utilizzate in modo nuovo, salvare la situazione, come ad un certo punto sperano i sopravvissuti?
 
L'orrore è perlopiù raccontato e funziona, perché gli scenari evocati danno i brividi e l'idea di mandare in tilt la base della nostra comunicazione è baciata da un lampo di genialità. La violenza si contiene (la scena più forte è una copiosa vomitata “al sangue”) ma il film ha diversi pregi non scontati. Regge nell'ambientare la vicenda (quasi) nella sola, soffocante, location della stazione radiofonica, tra uno studio, una sala di regia e uno sgabuzzino. McDonald ha inoltre l'abilità di alternare a un registro più teso uno più ironico: si ride (per esempio, quando i protagonisti vogliono provare a esprimersi in francese, lingua ritenuta "sana") ma senza che questo vada a scapito del tenore complessivo, che resta serio. Inutile la coda post-titoli, ammiccante scenetta pleonastica nel cercare di suscitare simpatia per i protagonisti. Il film è del 2008 ma è già un quasi cult, visto che ne hanno girato subito una sorta di remake per la regia di Corbin Bernsen: Dead Air.

 

 


Alessio Vacchi
Share |
commenta
Inserisci anche tu il tuo commento. REGISTRATI a Nocturno.it oppure effettua il LOGIN
Cinema Bis Communication Srl - Via E. Fermi 17 - 20060 Pozzo d'Adda (MI) - p.i. IT03539290969
Realizzato da S.p.i. Web Italia