18/01/2011 - Outside

NOF4: E' FANTASCIENZA, NON FOLLIA!

Francesco Cortonesi presenta al pubblico uno spettacolo dedicato alla figura di Oreste Fernando Nannetti, artista rinchiuso in un manicomio una cinquantina di anni fa.

I matti, si sa, sono da sempre considerati un problema irrisolto della società. Ci sono quelli buoni, quelli cattivi, quelli inclassificabili. Così come ci sono quelli reintegrabili e quelli da vero manicomio, il luogo non-luogo per eccellenza dove vige la logica della sragione ragionevole.

 
Foucault scriveva infatti, in un saggio di un bel po’ di anni fa, che sin dal Seicento i pazzi erano da considerare come veri e propri “mostri”, individui la cui attività era principalmente quella di sragionare in piena libertà. Per questo stesso motivo i dementi erano localizzati, al pari degli esseri mitologici, al di fuori delle carte geografiche.
 
Sì, avete capito bene, questi portatori di diversità, un tempo, venivano disegnati sulle cartine geografiche ai margini, sotto ai mari e agli oceani, negli spazi non occupati dai territori cittadini. Non venivano dunque riconosciuti come umani tra gli umani, ma vivevano in luoghi concepiti come zone dell’ “anomalia”, dell’eterotopia.
 
Quelle teorie alquanto vetuste non sembrano però esser in tempi moderni scomparse del tutto. Come ci insegna lo spettacolo di video reading (di Francesco Cortonesi) NOF4: E’ FANTASCIENZA, NON FOLLIA! sulla straordinaria figura di Oreste Fernando Nannetti, malato che fece della follia lo strumento principale per decodificare la  realtà in cui visse.
 
Internato nell’Ospedale Psichiatrico di Volterra nel 1958, Nannetti trascorse qui tutta la sua vita e realizzò nelle sue ore d’aria un gigantesco graffito, servendosi unicamente della fibbia del panciotto della divisa manicomiale.
Si firmò con l’acronimo inventato da lui stesso NOF4, e l’opera che negli anni prese forma fu ciclopica: quasi 200 metri di incisioni lungo il muro del cortile della sezione criminale del manicomio, per un altezza media di 120 cm (successivamente il lavoro continuerà su un passamano di cemento lungo 106 metri).
 
L’eccezionale qualità del graffito è tale da essere oggi considerato un capolavoro di Art Brut, quell’arte cioè spontanea, non concettuale e realizzata da non professionisti; ma più di tutto sorprende la straordinarietà dei pensieri fantascientifici espressi, specchio del meraviglioso mondo mentale di Nannetti, che attraverso i suoi graffi raccontò di sistemi telepatici, uomini invisibili, macchine, aerei, misteriose astronavi (gran parte del significato resta però ancora sconosciuto).
 
NOF4 usò un linguaggio enigmatico e impenetrabile, mescolando finta scrittura, geometrie e misteriose figure, tanto che molti tra dottori e infermieri confessarono di non aver mai notato il graffito.
Lo spettacolo vuol rendere omaggio a questa tragica, strabiliante storia e allo stesso tempo far conoscere la terribile realtà dei manicomi italiani, che hanno distrutto la vita di tante persone colpevoli soltanto di guardare la realtà con occhi diversi. NOF4 fu uno dei pochi che riuscì a scucirsi di dosso l’etichetta di matto diventando un artista completo, erigendo con la sua voglia di esistere un monumento alla resistenza umana.
 
Prodotto da Nausika, questo video reading (la prima è prevista presso il Teatro Pietro Aretino di Arezzo) è legato ad una mostra fotografica svoltasi ad Arezzo lo scorso luglio e realizzata sulla base di documentazione scritta e fotografica originale custodita dalla ASL di Volterra. Il regista dello spettacolo è Francesco Cortonesi, già autore di racconti e sceneggiature di cortometraggi premiati a numerosi festival italiani, mentre le fotografie recenti dell’Ospedale Psichiatrico e del graffito di NOF4 sono a cura di Abramo De Licio e Silvia Baglioni.
 
Alessandro Ghinelli
Valentina Giordano
 
 

 


Redattore esterno
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