12/07/2009 - Cinezone

NICOLETTA MACHIAVELLI

Recuperiamo La cattura, un bel film della fiorentina ribelle, riapparsa di recente in tv intervistata da Stracult...

Nicoletta Machiavelli ricorda in questo modo e per le seguenti ragioni La cattura (1969) di Paolo Cavara: «Tutto girato nell’allora Yugoslavia, in boschi di betulle, una storia d’amore di una partigiana col soldato nemico; due soli personaggi e lui era un americano di nome David McCallum. Io ebbi una storia d'amore col Cavara, dopo il film [...]. Girando un film così intimo, all’aperto, in terra straniera, per un attimo vissi la meravigliosa favola dell’unione regista-attore, che è stata il successo di tanti film. Ero curata, stimolata; era come avere un maestro, nel regista, ed essere un’attrice considerata ed affermata, per come ero trattata dalla troupe. Un piccolo assaggio che mi rese più sicura. Per un attimo mi balenò in testa che avrei anche potuto farcela, come attrice. Una cosa buffa furono gli scarponcini d’epoca (1935) autentici, di pelle e non foderati, che portai giorno dopo giorno nella neve alta due metri, anche se non erano sempre una necessità di scena, i quali nonostante tutti gli sforzi non si asciugavano mai, per cui dopo il film mi presi una bella broncopolmonite». La cattura è uno dei migliori lavori, così della Machiavelli come di Cavara, regista poco conosciuto e apprezzato solo tangenzialmente dai cinefili, in quanto la sua opera, oggi - ma l’eclisse della stessa è questione antica - sembra si riduca ai soli thriller. La cattura, anno 1969, nello spunto ricorda Duello nel Pacifico - l’isolamento svincola gli individui dalle coercizioni della società, anche dalla violenza e bla bla bla -, ma nel nucleo piega verso una storia d’amore con scadenza a breve termine, di quelle dove va messo subito in conto che l’ineluttabilità di uno sbocco funesto è alimento principe della loro forza. La fotografia del vecchio Tomislav Pinter (Il lupo della steppa, Vizi privati, pubbliche virtù) gioca calligraficamente con l’assenza di colori del panorama innevato: un bianco screziato solo di tinte desolate e ferrigne che si tramuta, a contrasto concettuale, in confortevole involucro avvolgente, caldo guscio protettivo dell’intimità di Holmann e Anja. Cavara è di un’eleganza encomiabile, e ha la leggerezza di una piuma quando viene il momento di descrivere come tra il cecchino tedesco e la bella partigiana da lui tratta in prigionia, nasca l’idillio. Questione di stile. Ma questione, anche, di due tipi umani e psicologici, che McCallum e la Machiavelli interpretano con perfetta aderenza. Perché ritirare fuori adesso il film, è subito detto. La Machiavelli è riapparsa da poco in tv, contestualmente a una puntata di Stracult, intervistata da Marco Giusti – cui bisogna fare tanto di cappello. Donna di carattere, non semplice, non banale, temperamentosa, la Machiavelli è di quelle donne che possono suscitare odio o amore egualmente profondi. A chi le rinfaccia di avere due espressioni, consigliamo di dare un’occhiata, appunto, alla Cattura, che resta una delle sue interpretazioni migliori. E di rivederla in Tony Arzenta, silenziosa e discreta moglie del killer Alain Delon, che lo saluta con un gesto magnifico, di ansia trattenuta, che dice tutto senza dire.


Davide Pulici
Share |
commenta
Inserisci anche tu il tuo commento. REGISTRATI a Nocturno.it oppure effettua il LOGIN
Cinema Bis Communication Srl - Via E. Fermi 17 - 20060 Pozzo d'Adda (MI) - p.i. IT03539290969
Realizzato da S.p.i. Web Italia