01/12/2009 - Cineaction

MR. NO LEGS - IL KILLER SENZA GAMBE



 

Il bello del cinema bis: trovi qualcosa di davvero stravagante, in questo caso un action no-budget, rozzo, squallido e spoglio, dove tra i protagonisti c’è un tizio senza gambe, che se ne va in giro a fare il killer per una cricca di spacciatori di droga, su una carrozzella attrezzata come un panzer; risali la corrente dei dati del film e dal mutilato che compie prodezze marziali degne di Bruce Lee passi a un regista che si chiama Ricou Browning il quale impersonò, nei tre film del Mostro della Laguna Nera, il Gill Man in tutte le scene sott’acqua. Browning, un subacqueo prestato al cinema, ha diretto e prodotto per tutta la vita storie legate al mare: un Island of the Lost con Richard Greene (1967) e poi diversi episodi di Flipper, la serie tv con il delfino omonimo. Per cui, Mr No Legs, questo tetro film d’azione del 1979 – ma c’è chi lo retrodata al 1975 – realizzato da Browning come ultima regia, rispetto al tenore lieve e avventuroso del suo curriculum fa un po’ la figura della classica mosca nel latte.
 
Il centro nevralgico dell’operazione esploitativa era evidentemente Ted Vollrath, il mutilato di cui sopra: ex marine che in Corea ci aveva lasciato gli arti inferiori, Vollrath divenne un maestro di karate, fondando nel 1971 una celebre organizzazione consacratasi all’insegnamento delle arti marziali agli handicappati. Un personaggio a buon diritto incredibile, con una faccia, tra l’altro, molto interessante, a metà tra Lino Ventura e Quentin Tarantino. Cosicché qualcuno pensò di fargli il film addosso, anche se, nonostante il titolo che strilla le mirabilia dell’ “uomo senza gambe”, Vollrath poi non lo si vede tantissimo: ha una grande scena – antologizzata su Youtube – nella quale sbaraglia dei tizi in una piscina, avvalendosi di micidiali shuriken e finendo il lavoro col suo massiccio tronco basculante, usato a mo’ di maglio di ferro nella magnificazione del rallenti. Dire che non faccia senso è una menzogna. Comunque non fa ridere.
 
La cosa strana è che, contrariamente a quello che ci si aspetterebbe, il suo personaggio si mostra cattivissimo e irredento. Spara con delle lupare nascoste nei braccioli della sua carrozzina ai rivali che hanno cercato di fregare un carico di eroina, massacrandoli senza battere ciglio ma digrignando i denti, come se gli rodesse; finisce per inimicarsi il boss per il quale lavora che si prova ad ammazzarlo, mercé alcuni uomini, nella sequenza cult della piscina – colpiti i tizi, Vollrath si getta con loro in acqua e li affoga. Da ultimo, non si capisce se inferocito o addirittura impazzito, cerca di inchiodare nello stesso tempo il capo dei capi e i due poliziotti buoni (uno è Richard Jaeckel l’altro un anonimo dallo sguardo bovino che vuole vendicare la sorella morta per mano del suo ragazzo, uno spacciatore della banda di Vollrath), venendo però fermato da una scarica di pallettoni in pieno petto. Con la morte dell’uomo senza gambe si chiude il sottofinale del film e comincia il finalissimo, che dura qualcosa come venti minuti di inseguimento (spericolatissimo) ininterrotto tra varie auto della polizia e il capintesta (non si capisce bene chi sia, ma non fa nulla) che fugge a bordo di una Mustang rossa. Nemmeno in Una magnum special per Tony Saitta si era arrivati a tanto.
Nb: per la prima e probabilmente unica volta in un film, un tizio fa a pezzi una macchina a colpi di spada.

 


D.P.
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