01/03/2010 - Freestyle

MAX CERCHI

Un viaggio dagli Stati Uniti alla Thailandia partendo dall' horror e approdando al porno transex...

Max Cerchi è personaggio mitologico. Quasi non esiste. Una specie di Luther Blissett dei nostri giorni. Viene da Napoli, città che, leggenda vuole, gli avrebbe donato i natali nel maggio del 1972. Di lui si sa che faceva un “non si sa bene cosa” sul set di Creature dagli abissi (1994) ( vedi dossier n°7), già Plankton, di Alvaro Passeri. Poi è migrato negli Stati Uniti e da buon napoletano ha fatto arte dei meriti altrui, attribuendosi la paternità del film. Tant’è che ancora oggi, anche nei siti più accreditati, il povero Passeri viene citato come pseudonimo del Cerchi. Comunque era giusto smettesse di fare film lo stesso. Anche perché, siamo seri, chi avrebbe voluto attribuirsi la paternità di una boiata come Plankton? Cerchi a parte ovviamente... Che in America si è sposato un’americanina e ha ottenuto la Green Card. Cosa di cui andava molto fiero e si vantava con l’amico Lorenzo Del Porto, l’unico mortale di mia conoscenza che abbia ha avuto l’onore di incontrarlo personalmente. «Mi sono trasferito negli Stati Uniti nel 1996. La mia prima città è stata New York, poi Las Vegas. Vivendo negli Stati Uniti da più di otto anni, la mancanza dell’Italia purtroppo non c’è, in quanto sia dal punto di vista cinematografico che televisivo non mi ha mai offerto nulla. Ringrazio quindi il governo degli Stati Uniti che mi ha dato la Green Card!» (Cerchi).

 

Ma che ci faceva il Cerchi in America? Cinema, naturalmente, e dalla periferia di Las Vegas ha lanciato la sua sfida a Hollywood, fondando la Rounds Entertainment – Rounds come l’inglese di Cerchi, of course –, una società di produzione mirata a portare i film direttamente in home video. «Distribuiamo 12 film all’anno che vanno dall’horror, alla sci-fiction, all’action erotico!» (Cerchi). In concreto, di che film parliamo? Ma di quelli del Cerchi, naturalmente. O almeno di quelli che sarebbe andato a girare in una desolata cava abbandonata a pochi chilometri da casa sua. «Le produzioni della Rounds Entertainment variano da un minimo di 2.000 dollari, cioè 4 milioni di lire, a un massimo di 20.000 dollari, cioè 40 milioni di lire. Girare in digitale ci permette un taglio dei costi di circa l’80 % rispetto ai film girati in 16 o in super 16» (Cerchi). Gli attori: quattro disperati ben consapevoli di non diventare mai star, che venivano pagati solo e se le videocassette vendevano, e lo stesso Cerchi vestito come uno degli ZZ Top. Il primo di questi film si intitolava Satan Claus, la cui storia, riassume il Cerchi, era: «quella di un serial killer vestito come Babbo Natale che se ne va in giro a New York ammazzando varie persone così, a random, casualmente. Poi li decapita e gli prende gli organi che mette sul suo albero di natale.». Dopo fu la volta di Hellinger( vedi dossier n°17), girato sempre a New York nel 1997: «Era la storia di un prete che, dopo aver visto la luce divina, impazzisce e comincia a uccidere una serie di vittime a caso attaccando i pezzi sul suo albero di natale. Praticamente lo stesso film ma con un titolo diverso» (Cerchi). Tre anni dopo arriva Carnage Road (The Legend of Quiltface), che prevedeva pure un Carnage Road 2 fortunatamente mai fatto. «Quiltface era una sorta di Latherface in quanto le facce della sue vittime venivano prese e cucite direttamente sul suo volto!» (Cerchi). Non che il Cerchi riuscisse a fare realmente i soldi con le videocassette.

 

La sua vera occupazione, quella che gli permetteva di mettere insieme il pranzo con la cena, era il cacciatore di taglie. «Ho lavorato per due mesi come Fugitive Recovery Agent. Siccome non ero abile per poter girare, ho prestato servizio in una delle società del Nevada che si occupavano di recuperare quei criminali che non erano tornati in tribunale per avere i risultati del processo. Non è la polizia, ma è un lavoro simile!» (Cerchi). L’ultimo film del sogno americano si chiamava Holy Terror (2002), anch’esso girato tutto tra le quattro pareti di casa, mentre nel cassetto sono rimasti Harvest Master e Where Evil Dwells, «dove ci sono zombi di minatori, che poche volte si sono visti sullo schermo, e un gruppo di ragazzi che fanno tornare in vista Arturh McMaster dopo 60 anni» (Cerchi). Nel 2003 la Rounds Entarteinment è andata a carte quarantotto e con lei il matrimonio del Cerchi. La moglie, stufa delle sue intemperanze artistiche, lo ha caricato sull’aereo e ricacciato da mammà con tanto di Green Card arrotolate su per il... Ma il Cerchi è uomo dalle mille risorse e dall’inarrestabile tumulto creativo. Così, trovata una nuova fidanzata (tailandese) e una nuova location dove girare (la Thailandia, appunto), è partito armi e bagagli per una nuova avventura. Il porno fatto in casa gli ha dato le giuste soddisfazioni e con la Zoltar Pictures ha iniziato la conquista del Brasile transessuale, al grido di: «Datemi un "asta” e alzerò il mondo!».


Manlio Gomarasca
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