15/01/2010 - Cinezone
Le pornodiavole
Femi Benussi e Ajita Wilson in un porno-horror mai terminato, che doveva intitolarsi Ipotalamo ma divenne Le pornodiavole...
Femi Benussi a fianco di Ajita Wilson e un titolo che è tutto un programma: Le pornodiavole. Sono bastati questi elementi a far guadagnare al film la fama di autentica chimera tra i cultori del primo hard Italiano. Ma pochi ne conoscono l’assunto, e soprattutto le traversie. Iniziato a girare nel febbraio ‘79 col titolo Ipotalamo, in una villa sulla via Cassia a Roma. Con una troupe messa in piedi da Claudio Perone (ispettore di produzione, organizzatore e protagonista del film) e il sostegno produttivo della “Panam” di Lorenzo Onorati, Marcello Berni e Emiliano Di Meo.
A dirigere fu chiamato ancora Giorgio Mille, nonostante l’inesperienza dimostrata sul set del precedente I pornoamori di Eva, dove fu affiancato da Bruno Gaburro (che di fatto girò tutte le sequenze di movimento, lasciando a Mille e Perone il compito di filmare le scene di sesso). Il canovaccio fornito da Giustino Caporale («uno degli sceneggiatori più veloci sul mercato, capace di consegnare un copione completo in un giorno», a detta di Onorati) mescola ai clichè del genere erotico (la villa, le smanie sessuali degli ospiti, la cameriera di colore) suggestioni esoteriche ed elementi horror ispirati a classici di genere del passato. Valeriano (Paolo Carlini), proprietario di un negozio di scienze occulte, riceve un pacco con una statuetta raffigurante l’immagine di una donna africana. Da questo momento strani fenomeni accadono, a cominciare dalla comparsa di un misterioso individuo, Matt Tobin (Claudio Perone) che si insedia nella sua casa e sconvolge la sua esistenza e quella degli altri ospiti. L’uomo (che scopriremo essere un vagabondo morto da tempo, tornato in vita grazie al potere della statuetta) è in grado di controllare la mente agendo sull’ipotalamo: ne fanno le spese la sorella di Valeriano, Edmonda (Femi Benussi), la cameriera di colore Zina (Ajita Wilson) nonché la giovane figlia di Valeriano, Alma (ruolo non indicato sulla documentazione visionata, ma probabilmente affidato a Eleonora Green/Mattea Grillo, presenza fissa nei film di Mille), ridotte a schiave sessuali e piegate ai voleri di Matt; e chi cerca di contrastarlo paga con la vita. Soltanto nel finale, con la distruzione del feticcio, si tornerà alla normalità…
Numerose le scene di sesso previste dal copione: per quelle hard si conta sulla disponibilità di Ajita Wilson e Claudio Perone, mentre è previsto l’utilizzo di inserti per rinforzare le performance di Femi Benussi, che non concede più di qualche nudo. Ma dopo quattro giorni di riprese su dodici previsti, la produzione tracolla per mancanza di fondi. Si cerca, senza risultato, sostegno tra i distributori regionali; tutto inutile e la lavorazione si arresta. Emiliano Di Meo non si arrende e cerca di rilanciare il film anche nei mesi a venire: col materiale girato viene allestito un trailer da far circolare nelle sale a luci rosse, e il titolo muta in Le pornodiavole (Onorati: «Abbiamo puntato su un titolo che colpisse, che richiamasse l’attenzione») sperando nell’interessamento di qualche esercente disposto a sborsare un minimo garantito che ne permettesse il completamento. Niente da fare: Paolo Carlini nel frattempo si spegne nel novembre dello stesso anno, e con lui ogni intento di portare a termine l’opera. Che di fatto resta nel limbo dei film incompleti
Alessio Di Rocco