14/12/2009 - Cinesex
LA PITOCONEJO
Eva Robin's e Ajita Wilson scatenate insieme in La pitoconejo, secondo capitolo delle avventura di Eva Man, mai arrivato in Italia...

Girato tra Roma e Madrid (in lavorazione dal settembre ‘79, back-to-back con il film capostipite), e anch’esso affidato a Antonio D’Agostino dal medesimo tandem produttivo italo-iberico (la Zodiac di Giorgio Salvioni in compartecipazione con il producer madrileno Bermúdez de Castro), il secondo episodio delle avventure di “Eva man” è rimasto bloccato nel nostro Paese a causa di una controversia legale promossa dallo stesso D’Agostino e originata, sembra, dalle vicende distributive italiane della pellicola archetipa. Fatto sta che quest’operazione gemella, iscritta nella denuncia di inizio lavorazione come Il ritorno di Eva man, e tardivamente annunciata sui giornali di categoria (giugno ‘82) come di imminente uscita nelle sale con il titolo L’ermafrodita, ha fatto ben presto perdere in Italia le proprie tracce, senza arrivare al passaggio in censura.
La versione spagnola, anch’essa coinvolta nell’intoppo giudiziario, è riuscita ad approdare sugli schermi iberici nel corso della stagione 1982-83 con il titolo La pitoconejo (espressione goliardica dal significato equivalente a “ermafrodita”) e la firma registica del cineasta locale Zacarías Urbiola Salinas, uomo di fiducia del produttore de Castro (che contemporaneamente lo utilizzava come prestanome per un’altra coproduzione con l’Italia, La doppia bocca di Enrica vogliosa e impudìca, un film diretto in realtà da Sergio Bergonzelli) - anche se va aggiunto, per completezza d’informazione, che la regìa del secondo Eva man era stata ascritta a Urbiola già nella documentazione preventiva italiana. Nonostante la sequenza incipitaria riproponga il numero musicale con cui terminava la precedente puntata, questo La pitoconejo - più che un sequel - potrebbe venire considerato come una sorta di remake del primo film, o meglio ancora come una sua variante diegetica. Attilio Dottesio è anche in quest’occasione uno scienziato che ha messo a punto un dispositivo sessuale, consistente stavolta in una “pistola dell’amore” emettitrice di un raggio afrodisiaco che l’anziano inventore intende utilizzare a beneficio della pace mondiale. Un sedicente generale, deciso a impossessarsi del marchingegno per scopi di potere, organizza il rapimento del professore, ma il piano criminale è sgominato anche in questo caso grazie all’intervento di Eva, ermafrodita dotata di eccezionali poteri fisici...
Inferiore al primo capitolo, questa scialba replica non funziona sfortunatamente né sul terreno del “bis” né su quello del prodotto per adulti. Il côté sexy, venuto meno l’effetto sorpresa legato alla transessualità di Eva, riesce solo in parte a insaporire una vicenda fanta-action fotocopiata dalla precedente, indebolita da inefficaci iniezioni d’ironia, e desolatamente priva di risorse realizzative. Tutto ciò, beninteso, non preclude una moderata dose di divertimento cinefilo, anche perché la nuova impresa vanta anch’essa la prerogativa di un cast unico nel suo genere, formato da due transessuali di diverso status come la protagonista Eva (qui non ancora Robin’s) e la più rassicurante - ma non meno trasgressiva - Ajita Wilson.
La versione spagnola attualmente in circolazione si mantiene nei limiti del soft e non comprende immagini di carattere apertamente pornografico, nonostante la presenza di alcune sequenze piuttosto spinte (non è da escludere che le scene di sesso realizzate a Roma con la coppia Napolitano-Chiodetti siano state girate anche in modalità esplicita). Un grande momento di metacinema - più o meno deliberato - è quando un personaggio chiede ad Ajita se anche lei è ermafrodita (risposta: «E se anche fosse? Non mi importerebbe niente…»). La Venere d’ebano era piaciuta al produttore spagnolo, che in occasione delle riprese iberiche di questo dittico aveva provveduto ad utilizzarla anche su un altro set, affidandole un ruolo collaterale in una fortunata commedia farsesca girata tra Madrid e Palma di Majorca, Los energeticos, rimasta anch’essa inedita nel nostro Paese.
Un’ultima curiosità sul film qui recensito - flano mon amour... - riguarda il press-sheet spagnolo originale, il quale suggerisce ben 27 frasi pubblicitarie per promuovere la distribuzione della pellicola, alcune francamente esilaranti («“Pito” con las mujeres, “conejo” con los hombres o… “todo para todos”»; o ancora: «Pito o conejo. ¡Decidase! Hombre o mujer ¡Atrevase!»). Davvero irripetibili quegli anni...
Andrea Napoli