21/01/2010 - Freestyle
La Cina blocca Avatar
Il governo cinese ritira il film di James Cameron dalle sale in anticipo rispetto al previsto 28 febbraio.
“Resistiamo, prendiamo esempio dagli extraterrestri”.
A due settimane dall’uscita di
Avatar nelle sale cinesi, questo è ciò che compare su internet e sui blog.
Il governo risponde: “il film istiga alla ribellione”, ed ecco la temuta ma preannunciata decisione: da venerdì 22 gennaio in Cina verrà ritirata la versione 2D di Avatar (in programmazione dal 4 gennaio e già record di incasso con 53 milioni di euro). In anticipo rispetto al previsto 28 febbraio il film di James Cameron verrà sostituito con il più patriottico Confucio di Hu Mei.
La ragione? Pandora ricorda troppo le problematiche che la Repubblica popolare si trova ad affrontare e si opta per il tentativo di ristabilire, con un film più solido ed edificante, gli ormai sbiaditi valori nazionali messi in secondo piano dal successo del kolossal americano.
Si tratta ovviamente di una scelta politica. C’è troppa Cina in Avatar. Pandora e la lotta per la libertà dei suoi abitanti ricordano da vicino non solo le sofferenze inferte dal regime alle minoranze etniche come gli uiguri e i tibetani, ma anche il dramma dei cittadini cinesi forzatamente sfrattati dalle loro case, e in tal senso, secondo le autorità cinesi, la rivolta degli extraterrestri Na’Vi non può che stimolare la ribellione.
Era già successo a Kung Fu Panda nel 2008 e al precedente Kundun della Disney di incappare nelle grinfie della censura cinese; proteste, denunce e condanne di “distorsione storica” si erano abbattute su queste produzioni statunitensi; ma nel caso di Avatar si è arrivati al siluramento. Ancora una volta la Cina impone vincoli ai prodotti culturali stranieri spingendo ad un allontanamento forzato da quello che sembra essere un riconoscimento paradossalmente più incisivo per il popolo cinese: c’è molta più Cina nel mondo fantascientifico e primordiale di Pandora che nella vita di Confucio di Hu Mei.
Camilla Masetti Calzolari