23/10/2009 - Cineasia

LA BATTAGLIA DEI TRE REGNI

John Woo realizza il sogno di mettere sullo schermo l'epica guerra dei Tre Regni dall'opera di Luo Guanzhong...

Red Cliff rappresenta indiscutibilmente uno degli eventi più importanti - se non il più importante in assoluto - dell'attuale cinema cinese, una sorta di punto d'arrivo (nonché, molto probabilmente, di ripartenza) di un mercato in perenne ascesa da almeno una decina di anni a questa parte. E non solo per gli impressionanti sforzi produttivi, dovuti a dei costi astronomici che lo hanno trasformato nel film più costoso della storia del mercato cinematografico asiatico, ma anche e soprattutto per il valore intrinseco rappresentato dal ritorno in patria di uno dei registi più influenti nel campo del cinema d'azione moderno.

 

John Woo, dopo la fin troppo lunga parentesi statunitense che lo ha visto partorire un'altalenante serie di film del tutto privi del suo magico tocco, è infatti rientrato in patria meno di due anni or sono giusto in tempo per realizzare il suo sogno di portare su schermo la più epica battaglia della Guerra dei Tre Regni, tratta direttamente da una delle opere letterarie più celebri di Luo Guanzhong. Volendo tracciare un parallelo tanto scomodo quanto esplicativo, lo scontro tra l'immensa armata del generale Cao Cao e quella fin troppo sparuta degli alleati Zhou Yu e Zhu Geliang potrebbe ricordare una versione orientale della ben più conosciuta disputa tra spartani e persiani svoltasi alle Termopili diversi secoli prima: un'impresa similmente titanica e apparentemente ai limiti delle capacità umane che ben si presta alla poetica del regista, finalmente di nuovo in grado di tratteggiare i personaggi a suo modo, facendoli legare dalla stessa amicizia virile che sottolineava ambiguamente i protagonisti dei suoi vecchi film (se prima si trattava di Chow Yun-Fat e Danny Lee, ora abbiamo gli altrettanto in gamba Tony Leung Chiu-Wai e Takeshi Kaneshiro).

 

E si potrebbe considerare un ritorno nel ritorno anche l'ambientazione storica in costume del film, che per ovvie ragioni riporta John Woo su territori da lui per trent'anni inesplorati (per la precisione da quel piccolo gioiello wuxia del 1979 chiamato Last Hurrah for Chivalry): che la mano nel frattempo non sia andata perduta lo dimostra il fatto che, fortunatamente, Red Cliff non sprofonda mai nei consolanti panorami patinati delle ultime grandi coproduzioni tra Hong Kong e la Cina Continentale, spesso caratterizzati da un'epica fin troppo patinata e del tutto priva di quella sensazione di sporco, fango e sangue che ha reso grande certo cinema dell'ex-colonia. Anzi, tutt'altro. Il clangore delle lance e delle spade, le urla dei feriti, gli atti eroici dei guerrieri sono sempre accompagnati da una regia sì elegante ma mai sacrificata a un'estetica fine a sé stessa, se non per le brevi sequenze nelle quali il digitale accorre inevitabilmente in aiuto. Certe scene riescono addirittura a stupire per violenza ed intensità, cosa che da tempo non accadeva in questo genere cinematografico (basti vedere i pretenziosi calligrafismi dei vari Zhang Yimou e Feng Xiaogang, che se da un lato innalzavano il prodotto su dei nuovi livelli d'eleganza dall'altro ne svilivano le consuetudini) e si ha come la sensazione che il giusto compromesso tra il mantenimento della tradizione e la necessità di mercato sia stato finalmente raggiunto.

 

I difetti? Certo, anche loro non mancano: qualche scena eccessivamente lunga e dilatata, un pizzico di eccessi di verbosismo, un paio di scelte stilistiche per le quali è stato necessario utilizzare una CGI non propriamente convincente; ma tutto sommato il risultato intrattiene e soddisfa, lasciando soprattutto sperare molto bene per il successivo e conclusivo capitolo che promette davvero faville. Un bentornato a John Woo, dunque, e un benvenuto al nuovo grande cinema cinese.


Martin De Martin
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