01/02/2010 - Cinesci-fi

Kojima, Do it yourself

Il primo fan-movie sull'universo sci-fi partorito dal genio nipponico, prodotto in Italia...

 

Se negli anni '70 fossi stato giovane, la mia formazione intellettuale probabilmente sarebbe stata plasmata dai filosofi francesi, dal cinema politico italiano, dal punk e dalla rivista Il Male. Ma sono nato, purtroppo e per fortuna, nella seconda metà degli anni '80 e pertanto devo molto ai videogiochi. Specialmente ad una serie: Metal Gear Solid di Hideo Kojima, che presenta una delle trame letterarie (sì, letterarie) più complesse, circonvolute e coinvolgenti di sempre. Dalla mente di Kojima irradiano complotti geopolitici, spionaggio, nanomacchine, armi di distruzione di massa, riflessioni sulla società dell'informazione, sulla genetica e molto altro ancora.
 
Ora, fare un film su queste cose è un'impresa ai limiti della follia. Farlo a costo zero è da trattamento sanitario obbligatorio. Farlo in Italia è un seppuku organizzato, alla Yukio Mishima. Farlo in Veneto è come darsi fuoco in piazza per richiamare l'attenzione della comunità internazionale sulla violazione dei diritti umani. Eppure i ragazzi dell'Hive Division (gruppo indipendente di “guerrilla filmmaking” fondato da Giacomo Talamini e composto da una cinquantina di persone in Veneto) sono riusciti a fare tutto questo. Metal Gear Solid: Philanthropy è il primo fan-movie sull'universo sci-fi partorito dal genio nipponico ed è un'operazione estremamente ambiziosa, seppur circoscritta all'ambito (semi) amatoriale. Nato nel 2002 dopo innumerevoli sessioni di gioco alla Playstation, il progetto in un primo momento si arena per difficoltà tecnico-logistiche, salvo poi essere ripreso da un team allargato grazie ad Internet, più competente, risoluto e internazionale (doppiatori, traduttori e un compositore che ha fornito una pregevole colonna sonora). La trama si svolge tra il primo ed il secondo capitolo di MGS e si sviluppa in 64 minuti di azione, sparatorie e computer grafica di buona fattura, considerando il risicatissimo budget. Il protagonista Solid Snake (Talamini, che è anche regista e sceneggiatore), è inviato a Daskasan, zona di confine tra Armenia e Azerbaijan, per recuperare un senatore americano – il cui interprete potrebbe tranquillamente essere scambiato per il salumiere di fiducia di un paese del trevigiano – sequestrato a causa dei suoi intrallazzi. La sceneggiatura è decisamente verbosa, almeno nei primi 25 minuti, e lascia molte cose in sospeso: ma essendo solo il primo mediometraggio di un'ipotetica trilogia è abbastanza giustificabile. Per come è strutturato il film, tuttavia, la sensazione di trovarsi di fronte ad un prodotto fatto da-nerd-per-nerd è innegabilmente forte, e questo potrebbe comportare un'ulteriore ghettizzazione del bacino d'utenza.
 
E qui arriviamo al punto: Philanthropy è un progetto interessante più per la sua realizzazione che per il risultato effettivo. Riuscire a imprimere un'ora su pellicola con lo stesso budget con cui Martinelli riprende Bossi travestito da nobile milanese medievale è infatti una speranza non solo per la pressoché inesistente scena sci-fi italiana ed il circuito indipendente, ma per tutto il cinema nostrano. Del resto, girare per 24 ore 50 scene in un ex zuccherificio prossimo alla demolizione denota una passione genuina e viscerale per il mezzo – una passione che il cinema italiano sembra aver smarrito in chissà quale piega degli ultimi decenni.

 


Leonardo Bianchi
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