04/11/2009 - Cinesci-fi
IL FANTASTICO E L'OCCHIO LATINO
Dall'ultimo Terminator "bladerunneriano" al pregiudizio diffuso sul fantastico come genere "di serie B"...
Il 4° capitolo di
Terminator – in uscita in hv – è un po’ un nuovo inizio: nuovo regista (McG,), fuori Schwarzy, concluso il primo ciclo della trama con l’apocalisse di Skynet, occorreva rinnovare l’impianto o perire.
Il team di sceneggiatori ha sviluppato un ammirevole continuum temporale coerente, pur nei continui rimbalzi fra un futuro che ci viene anticipato e il passato-presente che l’ha generato, aggiungendo personaggi, situazioni che spiegano quanto già sapevamo da un episodio precedente, avventure che si compiono senza modificare quanto è poi accaduto. Uno sforzo al livello del J.J. Abrams di “Lost”, di cui mi servirò come esempio del diffuso atteggiamento di pregiudizio verso il fantastico in quanto “narrativa di serie B”. Pregiudizio con radici lontane.
L’originalità della svolta sta nel deuteragonista non più puro cyborg come Schwarzy ma “ex uomo” riportato a vita artificiale, dimentico del suo passato. In Marcus Wright-Sam Worthington si concentrano i nodi filosofici più interessanti: viaggio alla scoperta di sé (come gli androidi “inconsapevoli” di Dick), confronto fra un ibrido uomo-macchina che aiuta la causa umana e un “umano 100%” (Ironside) cinico come un cyborg; il quesito amletico-bladerunneriano su “cos’è l’umanità” e la risposta che essa risiede nel libero arbitrio della coscienza piuttosto che in una percentuale di organi biologici; last but not least, la provocazione dell’indispensabilità dell’uomo-macchina per il successo della Resistenza umana: concetto non secondario, amplificato dal finale chirurgico.
Riflessioni che non scalfiranno quella specie di certezza per cui, “è fantastico = non vuol dire niente”. Perché il fantastico, nella comune percezione, è astronavi, robottoni o elfi. Se uno ha da dire qualcosa può fare un film sui lavoratori licenziati, sulle minoranze discriminate etc, ambientato al tempo presente, con personaggi quotidiani, scenari verisimili e… con dentro il dannato “messaggio”!
Perché vige questo pregiudizio? In fondo il fantastico (mostri, interventi divini e sovrannaturali, apparizioni di fantasmi e viaggi nei regni dei morti, maghi streghe e sortilegi) anima in vari modi tanti classici della cultura occidentale: Iliade, Odissea, Eneide, Divina Commedia, Orlando Furioso, Macbeth e La Tempesta, Don Chisciotte e il Barone di Munchausen, Faust, i racconti di Hoffman e Gogol, fino ai “nostri” Dracula, Frankenstein, Poe, Lovecraft, Verne, Wells, Kafka etc. Tutta spazzatura commerciale? Ovviamente no, ma quelli sono classici, ormai non si toccano.
Purtroppo, contro Terminator gioca ancora Croce, il quale pensava che l’anima italiana tendesse naturalmente al definito e all’armonico. Gli Italiani, immersi nella loro atmosfera limpida e solare, avrebbero lasciato gli spettri e le streghe alle brume del Settentrione...
Ma se il Benedetto riteneva il fantastico una dominante estranea a noi solari latini, del danno è correa anche l’opposta critica di ispirazione marxista sostenitrice del neorealismo, il cinema “che racconta i veri problemi della gente”. Una scandalosa alleanza inconscia fra l’eredità di un intellettuale figlio dell’idealismo romantico (e cattolico) e gli “atei comunisti”? Sì: infatti il “realismo socialista” riduce al silenzio il Futurismo e le correnti d’avanguardia, in pittura come nella settima arte, ed ecco che la critica “impegnata” rifiuta in toto il cinema hollywoodiano “borghese”. Persino Hitchcock fu sdoganato solo quando l’engagé Truffaut si disse suo fan. È in questo clima che si cristallizza quell’idea di cinema realistico, spoglio ma politicamente “nobile”, che unico saprebbe trasmettere il mitico “messaggio” allo spettatore, esente da lusinghe spettacolari o da ricerche registiche eccessivamente “soggettive”.
Sì, procediamo per generalizzazioni, ma: chiedete a 100 persone per strada cos’è l’epicureismo e contate quanti vi rispondono “una filosofia ascetica” e quanti invece “la ricerca di ogni possibile piacere”…!
Mario Gazzola