20/10/2009 - Freestyle
GUARDO IL MONDO CON OCCHIO LINEARE
L’inaccettabilità per lo sguardo “medio” della narrazione non lineare come il pregiudizio verso il fantastico...
L’uscita in dvd/Blu-Ray di Antichrist di Lars Von Trier è occasione ghiotta per affrontare un discorso più ampio: il curioso rifiuto pregiudiziale di una modalità di racconto non lineare, non solo da parte del pubblico medio ma anche da parte della “critica”. A causa del quale Von Trier è stato accusato d’aver fatto un film oscuro, misogino, porno e inutilmente crudele, sulle sue personali depressioni.
Non mi dilungo sulla trama: l’opera è complessa, stratificata e d’una genialità visiva da brividi, dal linguaggio filmico che varrebbe un saggio ad hoc, altro che pettegolezzi su salute mentale dell’autore e suoi rapporti con l’altra metà del cielo. Piaccia o no, non le si può negare la maestria con cui è girato il prologo in b/n al ralenti su Handel, con intensi primi piani e originalissimi movimenti di macchina. La visualizzazione ‘fisica’ degli stati d’ansia, con dettagli corporei tendenti alla pittura baconiana. O il raffinato immaginario gotico della fantastica camminata nel bosco “spaventoso”, che filtra la lezione del j-horror.
Dal punto di vista narrativo, si svolge una crisi di coppia, i tentativi di recupero tramite la psicanalisi, fino alla catastrofe finale. Ma sotto traccia si agita ben altro: la Natura come entità oscura e nemica dell’uomo, la natura femminile come grumo oscuro e insondabile di malignità arcana pre-razionale, che giustificherebbe addirittura le persecuzioni dell’Inquisizione? Pensa, nella nostra felice “Era dell’Acquario”?! Sarà per quello che tutti s’arrabbiano tanto? Nel film del danese ce n’è per tutti i cliché della modernità… anche se in fondo il suo cinema ha sempre avuto al centro forti, incomprese personalità femminili e un controverso rapporto con il trascendente. È così grave che, dopo diverse vittime, compaia una “strega cattiva”? Ma è battaglia persa far notare questi dettagli alla Kritika nostrana che, spiazzata da una narrazione poco lineare, parla tutt’al più di brutta copiatura di Lynch. E proprio qui sta il punto: “poco lineare”. Antichrist è stato “scomunicato” come 3 anni fa il bellissimo Inland Empire di David Lynch.
Forse non è un caso: in entrambi i casi si tratta di film dalla narrazione non lineare. A quanto pare, a quasi un secolo dall’occhio tagliato di Bunuel, il film che non segua un andamento logico nello sviluppo della storia, che non serva i propri significati sul piatto d’argento del realismo didascalico, fa ancora venir voglia di dare alle fiamme i cinema. Salvo poi essere idolatrato a posteriori, quando (sterilizzata dal tempo l’innovazione) viene canonizzato nelle confortanti categorie del “classico”.
Insomma, non capisco Kandinskij perché non è figurativo, ma siccome ormai è un classico dell’arte moderna mi rassegno e subisco la mostra. Però mantengo lo scetticismo di fondo appena si parla di un artista non ancora canonizzato (“certo che nell’arte contemporanea ci sono un sacco di boiate…”). Ecco perché se uscissero oggi, per dire, il Chien Andalou, La Montagna Sacra, Eraserhead o The Addiction rischierebbero ancora l’incomprensione che circonda sempre queste opere “oltre” al loro apparire.
La cosa più curiosa è che, in questi casi, appare del tutto inutile (quando non apertamente dannoso) il contributo della critica giornalistica (almeno quella “generalista” dei grandi quotidiani, quelli che arrivano in mano allo spettatore medio). Assurdo, no? Quando più il pubblico avrebbe bisogno di essere guidato nei meandri di un’opera di non immediata digeribilità, l’esperto si trincera dietro la follia del regista, approfondendo solo l’ignoranza dello spettatore e precostituendole dei baluardi concettuali (“la critica l’ha massacrato, no?”).
(art. completo su NeXt n. 14 - www.next-station.org)
Mario Gazzola