27/10/2009 - Festival
FESTIVAL DEL CINEMA DI ROMA DEL 2009
Con la vittoria dei nazisti gay di Brotherhood si conclude una rassegna di qualità con piacevoli sorprese...
La quarta edizione del Festival del Film di Roma ha confermato né più né meno la formula degli altri anni, ibridazione tra generi e forme di spettacolo più glamour. Tanto glamour. Del resto la passerella è lì per quello: se il primo a percorrerla è stato il venerabile Christopher Lee, uno degli interpreti di Triage, il malconcio film di Danis Tanovic su un fotografo di guerra interpretato da Colin Farrell, nei giorni seguenti si sono avvicendati divi di tutte le grandezze. Da Richard Gere - molto brutto il suo Hachiko – A Dog's Story diretto da Hallstrom - a George Clooney - carino Tra le nuvole, in cui Vera Farmiga nuda, con una cravatta a mo' di cinta, colpisce - dal cast nostrano di Oggi Sposi a Meryl Streep fino ai fratelli Coen, autori di un bello e nerissimo film. Se nelle edizioni di Cannes e Venezia di quest'anno la parte oscura del cinema, l'horror quanto il fantastico, aveva avuto una risonanza ben più ampia rispetto agli altri anni, Roma non ha seguito la tendenza.
Così, esclusi Parnassus – L'uomo che voleva ingannare il diavolo di Gilliam, per altro già a Cannes, e The Warrior and the Wolf di Zhuangzhuang Tian, è toccato ad una serie televisiva difendere gli interessi di categoria. Presentata nella sezione L'altro Cinema (curata da Mario Sesti), Red Riding (1974, 1980, 1983) è una trilogia thriller – andata in onda su Channel 4 a primavera e presto distribuita anche al cinema –, ambientata in uno Yorkshire tetro e inospitale che s'ispira ai romanzi thriller di David Peace.1974, 1980 e 1983, rispettivamente di Julian Jarrold, James Marsch (Oscar per Man on Wire) e Anand Tucker, condividono la stessa ambientazione, ovviamente negli anni indicati dal titolo, e personaggi comuni, ma sono allo stesso modo autoconclusivi. Il capitolo diretto da Marsch, quello maggiormente originale e in realtà anche autonomo, è anche il più spigliato nella denuncia della corruzione della polizia, nodo centrale del terzetto di film quanto la detection gialla. Per la durezza dei temi trattati e per alcune soluzioni visive, Red Riding si pone davvero come un segnale forte nel discorso attuale sulla commistione tra cinema e tv, sempre più vista come banco di prova, quando non diretta ispirazione, per il grande schermo.
Tra i molti film corretti e ben pettinati in concorso, ha stupito per crudezza e flebilmente scandalizzato After di Alberto Rodriguez, che racconta della notte brava di tre amici ultra trentenni. Perché il regista abbia scelto una struttura così debitrice del cinema di Inarritu rimane un mistero, fatto sta che in alcuni passaggi da un locale notturno a un altro, tra droghe, alcol e sesso, il film riesce ad andare in fondo nell'illustrazione di un vuoto esistenziale frutto di scelte sbagliate, rimpianti e solitudine. Nella sezione Alice nella città, oltre al convenzionale Skellig, dove è spiaciuto non poco vedere Tim Roth con le spennacchiate ali di un angelo clochard, è stato presentato uno dei film migliori del Festival: 1981 di Ricardo Trogi, delicata e inventiva fantasia di un regista canadese di origini italiane sui ricordi della propria infanzia, tra un amore impossibile, tante bugie, problemi economici e il racconto di un episodio della seconda Guerra Mondiale vissuto in prima persona dal padre italiano. Assolutamente azzeccata poi la scelta di dedicare una retrospettiva di 26 film ad un regista spesso sottovalutato come Luigi Zampa, da Fra' Diavolo a Letti selvaggi passando per i suoi film più noti e belli come Anni ruggenti e Processo alla città.
Marco Chiani