02/12/2009 - Cinesex
Fantastica Violante
Violante Placido fa rivivere il mito di Moana aggiungendole piuttosto che togliendole qualcosa. Un prodotto italiano che sorprende...

Moana, cioè Violante sotto la doccia, sporca di sangue. Moana in una strada deserta con addosso una pelliccia bianca che diventa cremisi quando un suo amante viene inchiodato da una scarica di proiettili. Montaggio franto, frenetico. Violante è subito nuda, alla faccia di chi ipotizzava che questa fiction fosse un balocco per ragazzini. Poi si salta a Moana adolescente, che balla al suono di un juke-box, vestita di rosso, con movimenti scomposti, su uno sfondo balneare. La madre arpia che la rinchiude in camera, con la sorellina, Baby Pozzi, e la schiaffeggia…
Se volevano, anche a noi spettatori, schiaffeggiarci con un inizio in contropiede, sorprendente, elettrizzante, beh ci sono riusciti perfettamente. E il bello è che poi l’energia del prodotto non cala, la linea non deflette, nemmeno quando si arriva a maneggiare il milieu del porno, mondo squallido che per regola non riesce a evitare squallide rappresentazioni mimetiche.Nemmeno quando subentrano nel gioco La Cicciolina e uno Schicchi impersonato da Fausto Paravidino capace di magnifiche untuosità. Alfredo Peyretti, il regista, aveva diretto Il terzo segreto di Fatima e viene voglia di retrocedere dal profano al sacro per capire se è questa ultima operazione che gli è riuscita tanto bene per misteriche congiunzioni astrali o se già c’erano dei semi di uno stile che in Italia non esiste. Il film corre, ha il tempo, fa succedere le cose quando devono. E poi c’è lei, Moana cioè Violante, d’una bellezza avvolgente morbida calda, che è di Violante ma non era, non era così potente, di Moana – parce sepulto.
Chi dice che la Placido non è un’attrice non capisce un cazzo: non capisce un cazzo di attrici e non capisce un cazzo di donne – da dirsi così, con la crudezza che il concetto esige. Violante si dà al ruolo, alla causa, in un’oblazione totale, che diventa in alcuni momenti, con certi tagli di luce, con certe incidenze di sguardo, un’omologia che rasenta il sovrannaturale, la metempsicosi. Nuda è nuda solo dalla cinta in su o de retro in totalità ma nelle scene di sesso non ha risparmio né con uomini né con donne. Ma possibile che in tutto questo panegirico – dice – l’asino non caschi proprio mai? Almeno per la prima parte è possibile ed è un bel dono per chi non ha mai cessato di credere al senso degli italiani per il cinema.
Davide Pulici