13/11/2009 - Freestyle

DUE O TRE COSE SU LA PRIMA LINEA

In uscita nelle sale il prossimo 20 novembre La prima linea, film sul terrorismo rosso degli anni Settanta.

Non abbiamo visto La prima linea di Renato De Maria, tratto dal libro di Sergio Segio Miccia corta (Derive Approdi), quindi non possiamo esprimere alcun giudizio. Anche i politici che hanno in questi mesi berciato contro il film non l’hanno visto, eppure di giudizi ne hanno espressi eccome. Tutti a vanvera, non essendo ancora “giudicabile” l’oggetto del contendere (nelle sale dal 20 novembre). È un modo molto italiano di polemizzare: si fa a gara a chi urla di più, sperando di venire bene nelle foto e nelle immagini dei Tg. Quasi tutti si riempiono la bocca di parole e concetti casuali, per nulla meditati, solo in superficiale sintonia con una deforme idea del “sentire comune”.

 

Segio è stato tra i leader di Prima linea, la più grossa organizzazione terroristica italiana per numero di affiliati. Ha ammazzato persone a sangue freddo in nome di ideali distorti. Il film racconta del suo piano per far evadere la fidanzata Susanna Ronconi e altre compagne dal carcere di Rovigo. Evasione che provocò la morte accidentale di un passante, Angelo Furlan. Una storia da non raccontare perché si sa mai che qualcuno scambi il terrorista per un eroe. Un periodo da non raccontare, se non secondo ottiche precostituite, perché è bene che gli anni di piombo restino tali: impenetrabili, incomprensibili, inspiegabili, “di piombo”, appunto.

 

Un film, La prima linea, da non finanziare con i soldi pubblici, gli stessi che sono stati spesi, ad esempio, per il memorabile esordio di Marina Ripa di Meana Lante Della Rovere Cattive ragazze, tanto per citare un titolo sul quale nessuno ebbe nulla da dire (ma quanti sono i film ritenuti di “interesse culturale nazionale” che gridano vendetta?). Dice: portiamo rispetto ai parenti delle vittime. Principio sacrosanto e incontestabile, tanto che la figlia di Furlan è stata costantemente informata di ogni versione della sceneggiatura e alla fine non si è detta contraria all’operazione. Il punto in verità è un altro: se ci sarà apologia del terrorismo e della violenza, in un film come La prima linea, sarà giusto criticarlo, ma i criteri di finanziamento pubblico rispondono a parametri non aleatori, e in ogni caso non esistono storie che non si possono raccontare. Se il protagonista di quella tragica azione militare non fosse stato interpretato da Riccardo Scamarcio, con il suo fascino mainstream, forse nessuno avrebbe avuto nulla da obbiettare. La morale della favola è che ieri il produttore del film, Andrea Occhipinti, ha deciso di rifiutare la sovvenzione statale, nonostante ne avesse diritto, per evitare strumentalizzazioni. Il gesto è nobile, ma l’epilogo allarmante. La censura è un venticello...


Mauro Gervasini
Share |
commenta
Inserisci anche tu il tuo commento. REGISTRATI a Nocturno.it oppure effettua il LOGIN
Cinema Bis Communication Srl - Via E. Fermi 17 - 20060 Pozzo d'Adda (MI) - p.i. IT03539290969
Realizzato da S.p.i. Web Italia