17/09/2009 - Cinezone
CANNIBAL HOLOCAUST: IL MISTERO DEI PIRANHA
Dalla sceneggiatura originale del capolavoro di Ruggero Deodato, emerge la spiegazione di alcuni misteri legati al film. Cominciando dai piranha...
Cannibal Holocaust è unanimamente considerato un film di culto, e come tale vanta una quantità impressionante di articoli e saggi specifici sparsi un po’ in tutto il mondo. Eppure, sul capolavoro di Ruggero Deodato resta ancora qualcosa da dire, specie dal punto di vista filologico...
Innanzitutto è bene chiarire la faccenda dei tagli: il volume “Schermi proibiti – la censura in Italia 1947 – 1988” pur riportando la data e il numero di protocollo del visto di censura originale, elenca tagli che si riferiscono alla seconda edizione del film, quella, per intenderci, successiva al sequestro.
La censura, in origine, aveva tagliato solamente 32 metri di pellicola (1’ 9’’): qualche sforbiciata nella scena della punizione dell’adultera e sullo stupro di Francesca Ciardi. La vecchia videocassetta della Panarecord, quindi, riflette in tutto e per tutto la versione approdata nei cinema italiani nel febbraio ’80.
Altro punto sul quale vale la pena soffermarsi è l’ormai leggendaria scena dei piraña. In cosa consisteva esattamente la sequenza? E in quale punto del film era collocata?
Per rispondere ci siamo serviti della sceneggiatura originale del film, scritta da Gianfranco Clerici (che reca un titolo più poetico, ma senz’altro di minore effetto: I figli della luna). La sequenza aveva inizio subito dopo lo scontro tra Yanamuro (o Yanomano, come riporta lo script) e Shamatari, a circa 33’. Un indigeno appartenente a quest’ultima fazione è stato fatto prigioniero, quindi viene seviziato e dato in pasto ai famelici pesci. E’ la carcassa che più tardi viene squartata e fatta assaggiare al povero professor Munro (Kerman), a circa 39’. O almeno così prevedeva il copione di Clerici (pag. 149), perché a giudicare dal film non si direbbe. Comunque riportiamo la trascrizione integrale della scena (numero 16, pag. 132 – 137) così come appare nello script:
Scena 16 – esterno giorno
Un piccolo gruppo di guerrieri Yanomano trascina il cacciatore Shamatari (lo stesso che abbiamo visto stuprare la giovanissima vergine) verso la riva fangosa del fiume. Il prigioniero, malgrado i colpi che riceve da ogni parte, gli sputi, le spinte, sembra restare impassibile.
Guerrieri Yanomano (urla)
La sua è una specie di “dignità” animalesca, di disprezzo bestiale.
Munro (voce off riverberata): “.... Malgrado il nostro intervento li abbia salvati dagli Shamatari, quelli del popolo degli alberi hanno mantenuto con noi uno strano comportamento fatto di diffidenza, di paura, di minaccia...”
Munro che ha accanto Chaco e Miguel. Sta registrando:
Munro (voce diretta): “...ci hanno permesso di assistere alla punizione di un prigioniero, che ha violentato una delle loro vergini”
Gli Yanomano stanno legando con delle corde di liane il cacciatore Shamatari a un grosso tronco. Continuano a girargli attorno, lanciandogli pietre, sputandogli e colpendolo con la punta delle rudimentali mazze.
Guerrieri Yanomano (Urla).
Poi appare il “giustiziere” degli Yanomano. ? coperto di fitte liane, dalla testa ai piedi. ? una visione terrificante e incredibile.
Il cacciatore Shamatari pare perdere d’incanto tutta la sua baldanza, si fa teso per la paura.
Il “giustiziere” Yanomano gli si avvicina a lenti passi, dicendo frasi gutturali, come di un rito.
Si blocca davanti al cacciatore Shamatari. Dei gesti nell’aria con le braccia, che emergono da sotto le liane. Nella mano destra impugna una rudimentale lama di pietra. Si blocca, le braccia alzate.
Il cacciatore Shamatari lancia un urlo disperato.
Il “giustiziere” Yanomano gli si china davanti,.
Il cacciatore Shamatari si dibatte e urla inutilmente.
Il “giustiziere” Yanomano gli afferra il pene e i testicoli con la sinistra, mentre avvicina la lama di pietra alla carne.
La pietra che taglia con un colpo secco il sesso del cacciatore Shamatari, ma non lo recide ancora.
Il cacciatore Shamatari urla per il dolore.
Ancora un colpo e il membro e i testicoli sono staccati dal ventre del cacciatore Shamatari. Dalla ferita un fiotto di sangue.
Il “giustiziere” Yanomano solleva in alto il trofeo.
Intorno esplodono grida gutturali di giubilo.
Guerrieri Yanomano (urla di giubilo).
E, sempre urlando, spingono lungo il declivio il tronco al quale è legato il prigioniero che perde sangue dalla orrenda ferita e si dibatte, gemendo, per gli atroci spasimi.
Cacciatore Shamatari (gemiti).
A un cenno del “giustiziere” Yanomano il prigioniero viene immmerso , dall’orlo del declivio, nell’acqua giallastra del fiume che si tinge di sangue. I suoi carnefici badano a non mettere piedi e mani in acqua. Infatti l’acqua, dopo pochi attimi, comincia a ribollire, e le urla del prigioniero che è stato immerso fino alla vita si fanno sempre più disperate.
Cacciatore Shamatari (urla disperate).
Con un inutile sforzo, il cacciatore Shamatari riesce a tirare fuori dall’acqua una gamba, già in parte scarnificata, alla quale sono attaccati i feroci piraña.
Solo un attimo, e quel che rimane della gamba torna a scomparire sott’acqua, dove il ribollire s’è fatto ancora più intenso.
Gli Yanomano continuano a fare scivolare lentamente il tronco in acqua. L’agonia del cacciatore Shamatari si fa sempre più straziante e disperata, finché reclina il capo, privo di sensi.
E adesso anche la sua testa sparisce nell’acqua ribollente e tinta di sangue.
Guerrieri Yanomano (urla gutturali).
Dopo pochi istanti, gli Yanomano tirano su a forza il tronco, al quale è ancora legato quel che resta del prigioniero, che è ormai uno scheletro orrendamente scarnificato, eccezione fatta per pochi brandelli sanguinanti, ai quali sono attaccati i famelici piraña impazziti.
Il “giustiziere” Yanomano lancia un urlo bestiale.
Giustiziere Yanomano (urlo bestiale).
È il segno che giustizia è fatta.
Il tronco con quel che resta del cacciatore Shamatari viene buttato in acqua.
Alessio Di Rocco