02/02/2010 - Freestyle
Amore liquido
Il primo film del regista ex-damsiano Marco Luca Cattaneo, in un progetto che prende spunto dalla riflessione di Bauman.
Amore Liquido è il titolo, preso in prestito dal saggio di Bauman, del primo film italiano che tenta una riflessione sulla dipendenza compulsiva dalla visione di materiale pornografico. Il regista Marco Luca Cattaneo, con pochi mezzi e un budget di soli 15.000mila euro, si arrischia in un'indagine psicologica incentrata sul protagonista del film. In una Bologna insolitamente silenziosa e spopolata, Mario uno spazzino grassoccio che resta inchiodato per ore e ore davanti a un monitor a masturbarsi, diviene il modello per la messa in scena di una “patologia sociale”. Stefano Fregni, il Ciccio di Un posto a sole dagli occhioni tristi, interpreta Mario e riesce a trasmettere lo squallore e il dissidio interiore del personaggio. La sua condizione si rispecchia nello smunto appartamento in cui vive, che trasuda miseria e nella sua routine giornaliera che conduce quasi in totale solitudine tra l’immondizia e filmini porno.
Il regista dichiara di ispirarsi alla riflessione del sociologo polacco, sulla fragilità dei legami affettivi nella moderna società consumistica dovuta alla costante di instabilità e precarietà del nostro stile di vita. Ma non è così consequenziale associare la problematica che il film solleva: quella di stabilire relazioni affettive, sostituite da surrogati quali la pornografia.«Oggi la pornografia trova facile terreno per prosperare (dilagare) soprattutto nel web, e grazie ad esso insinuarsi nella vita delle persone al punto, tal volta, da rovinarla letteralmente, ma anche a creare, e sempre più rafforzare, mentalità pornificata” tipica della nostra società.» Aldilà del opinabilità nel concepire la porno dipendenza come una patologia e del fastidioso moralismo che sottintende la riflessione, è doveroso riconoscere il coraggio di una produzione indipendente, a bassissimo costo, cofinanziata dagli stessi ragazzi del giovane cast e da un imprenditore privato. Nell’insieme offre un risultato tecnicamente valido anche se inciampa in alcune ingenuità dovute alla prima esperienza registica e all’artigianato. Rimane un film abbastanza lento e appesantito che procede tra gli infiniti silenzi, in cui Mario si confronta con la sua psiche distorta e le sue visioni erotiche ossessive.
Non mancano scampoli di tenerezza suggestiva: l’introduzione del personaggio della bambina consente al protagonista di mostrare il suo lato umano, lasciando le vesti dello psicotico. Nella animosa scelta del finale il regista si dimostra coerente nei confronti della tesi che il film vorrebbe dimostrare: Mario non riesce a superare il suo blocco nei rapporti sentimentali e lascia sfuggire la possibilità di riscattarsi dal suo status abbandonando le uniche persone che lo legavano alla vita reale. Nonostante abbia addobbato la casa per l’avvento di Agata e di sua figlia, decide di non volerle più affrontare direttamente e di rimanere a guardarle da lontano o attraverso i loro filmini che ha trovato nella spazzatura. Ritorna nella sua stanza opprimente dove spanciato e in slippini si prova i braccioli da mare che doveva regalare alla bambina, per ripetersi nei suoi amori da internauta. Amore liquido è un piccolo film indipendente: film dunque povero di mezzi ma non di contenuti e neppure di stile, perché, nonostante le condizioni economiche e lavorative in cui è venuto alla luce, non ha per questo rinunciato a trovare una sua specifica e particolare forma narrativa ed espressiva.
Arianna Forte