08/06/2007 - Cineasia
QUEL CHE RESTA DEL FEFF 2007: I BLOCKBUSTER
A poche settimane dalla fine del FEFF 2007 che tante polemiche ha generato (il cinema d'oriente è morto?...), vediamo di fare il riassunto ragionato di quanto abbiamo visto.
Uno dei film meno deludenti della, per il resto non proprio esaltante (ovviamente escludendo
The Host), sezione sud-coreana, è stato il gangster-movie
A Dirty Carnival (2006), quarto film del regista e sceneggiatore
Yoo Ha.
Non che la trama sia particolarmente originale, visto che si racconta l’ascesa criminale e la tragica caduta del protagonista, già vista tante volta in precedenza, e anche la messa in scena non fa più di tanta impressione. D’altronde i coreani rare volte sbagliano la confezione.
No, la visione di
A Dirty Carnival è consigliata, al gentile lettore, soprattutto per una lunghissima scena che mostra uno dei più belli scontri tra bande di recente memoria. Con la precisazione che “bello” qui sta per (ultra)violento, crudo, brutale, senza regole. Un sanguinoso combattimento nel fango, sospeso nel tempo, in cui spranghe e coltelli la fanno da padrone.
A Battle without honor & humanity…
Non sembra fuori luogo ricordarsi di coreografie simili viste in diversi classici yakuza di
Fukasaku Kenji, o nel poco conosciuto - da noi - film della Nikkatsu, il cupissimo
Gangster VIP (1968,
Masuda Toshio - visto al FEFF 2005).
In conclusione, A Dirty Carnival è un discreto polpettone noir (e diciamolo, almeno 20 minuti sono di troppo), che più si avvicina alla fine più molla la presa, ma quello scontro rimane impresso nella memoria, come un ferro rovente.
Considerando anche il film precedente di Yoo Ha,
Once upon a time in High School (2004), che, pur parlando di rivolte studentesche negli anni’ 70, mostra più di qualche attinenza con
A Dirty Carnival, ora ci si aspetta l’atto conclusivo di una (possibile) trilogia “ideale”.
Uno dei film più brutti visti in questa edizione del FEFF, invece, è stato il blockbuster giapponese
Umizaru 2 - Test of Trust (aka
Limit of Love, 2006) di
Hasumi Eiichiro, che però ci ha dato la soluzione ad una questione non da poco: è possibile girare dei catastrofici grondanti retorica più di quelli hollywoodiani? La risposta non può che essere affermativa, visto che
Umizaru 2 fa veramente venire il latte alle ginocchia, tanto da far sembrare il remake di
L’avvenuta del Poseidon (2006) un film sobrio. Proprio nessuno degli stereotipi del genere viene tralasciato, partendo dalla sceneggiatura fatta con lo stampino, personaggi stravisti, interminabili scene patetiche ed una serie infinita di dialoghi, tanto ridicoli da far congelare il sangue nelle vene. La durata di 140 minuti trasforma la visione definitivamente in una tortura. Un catastrofico da evitare ad ogni costo. Orrendo.
Paolo Gilli
La Redazione