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Verònica

2017
Titolo Originale:
Verònica
REGIA:
Paco Plaza
CAST:
Sandra Escacena (Verònica)
Ana Torrent (Ana)
Consuelo Trujillo (Suor Morte)

Il nostro giudizio

Verònica è un film del 2017, diretto da Paco Plaza

Come recita il titolo di una celebre pellicola di Luis Buñuel, l’adolescenza può costituire la fase sicuramente più torbida dell’esistenza dell’uomo (e soprattutto della donna). Così dimostra la giovane Verònica (Sandra Escacena), timida quindicenne madrilena costretta a prendersi precocemente cura delle due sorelle minori Lucia (Bruna Gonzàlez) e Irene (Claudia Placer), oltre che del fratellino Antoñito (Ivàn Chavero), a causa dei massacranti turni di lavoro della madre Ana (Ana Torrent). La routinaria esistenza della giovane cambia però improvvisamente quando, dopo la maldestra esecuzione di una seduta spiritica in concomitanza di un’eclissi di sole, svolta assieme a un gruppo di amiche, strani e inquietanti avvenimenti sembrano manifestarsi nella forma di un’oscura entità malefica pronta a prendere il sopravvento. Col solo aiuto dell’anziana, non vedente, “Suor Morte” (Consuelo Trujillo), Veronica sarà costretta a ingaggiare una spietata lotta contro le forze del male per poter difendere sé stessa e gli affetti a lei più cari. Le premesse da cui Verònica mostra di voler partire appaiono sicuramente molto solide e suggestive, seppur viziate da un retrogusto amarognolo di dèjà vu che, in verità, dilaga senza freni, mano a mano che la pellicola procede nel lento – ma esteticamente notevole – racconto, scritto (con Fernando Navarro) e diretto da Paco Plaza, che afferma di essersi ispirati a un sedicente e misconosciuto caso di cronaca poliziesca risalente al luglio del 1991.

dentro 1

Quanto di realmente autentico ci possa essere in prodotto come questo – dove la consueta fotografia cupa e avvolgente, tipica di gran parte del cinema di genere iberico, si fa ben presto vezzo di un barocchismo di maniera – è impossibile affermarlo con certezza. Ma si fa largo ben presto il sospetto che tutto sia stato montato ad arte per accrescere la portata evocativa di una sceneggiatura che, se presa di per sé stessa, si rivela nel complesso satura di citazioni ai vari Balaguerò (Darkness) e Bayona (The Orphanage), senza disdegnare un’immancabile strizzata d’occhio a papà Guillermo del Toro. Fino a un certo punto Verònica pare avviato verso un terreno fertile e ricco di potenzialità, soprattutto grazie alla capacità dei due registi di saper ben miscelare la componente di horror classico con l’interessante proposta di leggere le oscure manifestazioni sovrannaturali quali estroflessione e materializzazione degli sconvolgimenti psico-emotivo-ormonali della giovane protagonista.

dentro 2

Tuttavia, ben presto le buone intenzioni vengono inspiegabilmente abbandonate a favore di un ennesimo esempio maldestro di possession movie, in cui la poca credibilità degli effetti digitali e una profusione di jumpscare finiscono per annacquare un racconto foriero di ben altre premesse. Non serve a nulla nemmeno ricalcare fotogramma per fotogramma le sequenze di apparizione fantasmatica del celeberrimo Kairo di Kiyoshi Kurosawa, poiché lo scarto artistico è davvero troppo ampio ed esibito per poter essere occultato. Giocando con indubbio autocompiacimento sul versante estetico e proteggendosi alle spalle con una recitazione certamente ben gestita – ad eccezione dell’indubbia difficoltà nel far esibire attori allo stadio pre-adolescenziale –, Verònica si delinea come un onesto prodotto d’intrattenimento di genere, non riuscito fino in fondo ma degno di non sfigurare tra la miriade di titoli simili che affollano oggi le varie piattaforme di video entertainment.