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The Rain – Prima stagione

2018
Titolo Originale:
The Rain
REGIA:
Kenneth Kainz, Natasha Arthy
CAST:
Alba August (Simone)
Lucas Lynggaard Tonnesen (Rasmus)
Mikkel Boe Folsgaard (Martin)

Il nostro giudizio

The Rain è una serie tv del 2018, creata da Jannik Tai Mosholt, Esben Toft Jacobsen e Christian Potalivo

Nel pieno di una giornata di sole, minacciose nuvole oscure si raggruppano sopra il cielo della Danimarca prospettando una pioggia imminente. Un padre di famiglia fugge dalla città assieme ai due figli dicendo loro che la pioggia che scenderà a breve ucciderà qualunque essere umano a causa di un virus contenuto in essa. Anche una sola goccia sulla pelle nuda, provocherà la morte istantanea. Con l’apocalisse in corso e le strade bloccate, la famiglia fugge nella foresta fermandosi davanti un misterioso bunker, dove il padre rinchiuderà i due figli con la promessa di ritorno. Dopo cinque anni chiusi sottoterra, la figlia maggiore Simone (Alba August) e il fratellino minore Rasmus (Lucas Lynggaard Tonnesen), finite le scorte di cibo, decidono di mettersi in viaggio per trovare il loro padre, ma non hanno idea di come sia cambiato il paese nel giro di cinque anni. Le produzioni originali Netflix sono sempre meritevoli di grande attenzione grazie alla libertà creativa che il servizio di streaming dispensa di paese in paese. Noi ci siamo presentati con Suburra – La Serie, in Germania hanno sfornato l’ottimo Dark, a dimostrazione che anche in Europa si può mettere in scena la fantascienza, sfruttando ambientazioni boschive sempre sinistre e macabre, restituendo un interesse sempre maggiore se questi elementi vengono amalgamati con una trama coerente e ben scritta.

The Rain, prima serie originale di Netflix Danimarca, ideata da Jannik Tai Mosholt, Esben Toft Jacobsen e Christian Potalivo, sfrutta proprio gli stilemi elencati poco prima, quasi prendendo spunto da Dark, spostando l’attenzione dai viaggi nel tempo al genere post apocalittico, peccando purtroppo di una totale ingenuità che affossa il progetto in ogni suo aspetto. Nonostante un plot sicuramente interessante e potenzialmente inedito – la morte tramite virus trasmesso dalla pioggia, che porta disagi ovunque, dalla frutta sugli alberi bagnata e quindi mortale, all’impossibilità di avere acqua potabile – la scrittura mostra il fianco già dal primissimo episodio: Simone è una protagonista assolutamente poco credibile nel contesto in cui è inserita, una ragazza ingenua e dalle scelte morali e decisionali sicuramente discutibili. In un mondo dove ormai c’è solo morte, desolazione e predoni, il suo essere pura e buona di cuore è totalmente anacronistico per i temi trattati, elemento che porta non poca irritazione nello spettatore. Lo stesso gruppo di superstiti a cui si uniranno sono assolutamente fuori fuoco, quasi non ci importa chi sono o chi erano prima della pioggia, nonostante la scrittura punti tantissimo su questo fattore con diversi flashbacks che spezzano malamente la narrazione, cercando l’elemento empatico verso personaggi visti e rivisti altre decine di volte.

Ogni tanto la scrittura ha qualche sussulto o voglia di creare qualcosa di diverso per tenere alto il livello di intrattenimento, ma lo fa con scelte narrative e stilistiche riciclate senza nessuna aggiunta, dalla Danimarca tenuta in quarantena (un po’ come l’Inghilterra di 28 giorni dopo) alla comunità cannibale sacrificale. Tutto bello e interessante, ma ingiustificatamente poco concreto nella scrittura. Prodotti del genere dovrebbero di base instillare nello spettatore quella sensazione di morte e desolazione in cui è riverso ormai il mondo, sensazione però che non si presenta mai, facendo risultare tutta la narrazione al pari di una scampagnata in cui, ogni tanto, ci si deve riparare dalla pioggia. The Rain dunque si presenta non tanto come un fallimento, quanto più come una delusione per gli appassionati del genere, con una storia potenzialmente interessante, ma mai approfondita e quindi lasciata a morire puntata dopo puntata.