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The Frankenstein Chronicles

2015
Titolo Originale:
The Frankenstein Chronicles
REGIA:
Benjamin Ross, Barry Langford
CAST:
Sean Bean (John Marlott)
Richie Campbell (Nightingale)
Vanessa Kirby (Lady Jemima Hervey)

Il nostro giudizio

The Frankenstein Chronicles è una serie tv del 2015, ideata da Benjamin Ross e Barry Langford

“Fu presto portato via dalle onde e si perse lontano, nelle tenebre”. Una giovanissima Mary Shelley chiuse con questa suggestione Frankenstein o il Prometeo Moderno, il suo romanzo più celebre. Come lo scienziato Victor Frankenstein instillò la vita in un cadavere, così il romanzo partorì in due secoli di vita uno smisurato rosario di adattamenti più o meno fedeli, di variazioni più o meno fantasiose, di citazioni più o meno ossequiose. The Frankenstein Chronicles si pone in questo onorevole elenco in una posizione molto personale, che a uno sguardo superficiale potrebbe ricordare la medesima operazione fatta con la serie Penny Dreadful, ossia costruire un dramma originale con personaggi estrapolati dalla letteratura, farli interagire e vedere l’effetto che fa. La miniserie britannica lavora in realtà su un altro livello di manipolazione di realtà storica e finzionale, con un classico what if: e se la storia narrata nel romanzo della Shelley fosse in qualche modo ispirata a un’esperienza da lei realmente vissuta?

The Frankenstein Chronicles è in tutto e per tutto un giallo in costume, ambientato nella decadente Londra pre-vittoriana. Come ogni buon giallo, l’indagine dell’investigatore John Marlott (un sempre valido Sean Bean) parte dal rinvenimento del cadavere di una bambina portato dalle onde sulle rive del Tamigi. Il corpo, però, presenta una caratteristica inquietante: è il frutto dell’assemblamento chirurgico di otto bambini. La crudeltà del rinvenimento provoca reazioni politiche, poiché si sta discutendo l’approvazione di una riforma della sanità che permetta ai medici ufficiali di accedere ai cadaveri dei poveri i cui parenti non abbiano richiesto la salma: il caso potrebbe suscitare una reazione incontrollata dell’opinione pubblica che già non vede di buon occhio l’operato dei chirurghi. L’indagine di Marlott lo porta a conoscere Mary Shelley, la scrittrice di un romanzo che sembra nascondere il movente dietro l’orrendo delitto, ma soprattutto lo conduce nella classica discesa agli inferi, scandita dai versi del romanzo di Shelley, tra cacciatori di cadaveri, freaks e papponi di bambine, che lo porterà a imbattersi negli angoli più cupi e crudeli dell’ingegno umano, in una Londra sporca, dove le malattie sono sempre dietro l’angolo e la medicina non è ritratta come una soluzione salvifica, bensì come una perversione.

I temi portanti di The Frankenstein Chronicles sono, tutto sommato, quelli del romanzo: l’impotenza dell’uomo di fronte alla morte, i suoi strenui tentativi di raggiungere l’immortalità, la paura del progresso scientifico inarrestabile. Che sia l’arte blasfema di William Blake o di Mary Shelley piuttosto che la medicina, deviata dallo spiraglio, anelante la resurrezione e l’immortalità, della scoperta del galvanismo, l’uomo prova con i suoi strumenti a giocare il ruolo di Dio e se dietro i moventi degli scienziati c’è sempre l’anelito verso la scoperta più grande, persino Marlott, uomo toccato dalla morte sotto la forma della sifilide, vorrebbe vincere la grande signora con la falce di luna per poter riavere i suoi cari affianco. Scritto come un film diviso in otto parti, interamente girate dall’autore Benjamin Ross, ha il grande merito di usare il genere senza aver paura di puntare su ritmi più meditativi, per approfondire i personaggi, serviti alla perfezione da un cast in sintonia con la storia, o di rivolgersi a toni più disturbanti, quasi horror, quando c’è bisogno di inquietare. Se l’intera stagione scorre tutto sommato in maniera lineare, il finale è un colpo d’ala notevole e spiazza a più riprese lo spettatore. Visti gli ultimi adattamenti cinematografici su Frankenstein, poco esaltanti, forse è meglio rivolgerci allo schermo televisivo per godere ancora della bellezza del sogno blasfemo della Shelley.