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Shanda’s River

2017
Titolo Originale:
Shanda's River
REGIA:
Marco Rosson
CAST:
Marcella Braga (Shanda)
Margherita Remotti (Emma)
Diego Runko (Daniel Roth)

Il nostro giudizio

Shanda’s River è un film del 2018, diretto da Marco Rosson

Il panorama del cinema horror indipendente italiano ha visto avvicendarsi fasi alterne negli ultimi anni con risultati che definire altalenanti è un eufemismo e in questo contesto Shanda’s River si pone come un esempio positivo per diversi motivi. Diretto da Marco Rosson, al suo secondo lungometraggio (dopo New Order, thriller fantascientifico a sfondo orrorifico del 2012 con protagonista Franco Nero), da uno script di Nicola Pizzi, con Shanda’s River il regista vira decisamente sul genere horror più puro. L’intreccio prende forma nell’Oltrepò Pavese, dove seguiamo le vicende di alcuni personaggi coinvolti in una leggenda del posto (leggenda di pura invenzione). La professoressa universitaria Emma (Margherita Remotti) si reca a Voghera (paese natio di Rosson) per fare delle ricerche relative a un libro che sta scrivendo sulle streghe torturate e uccise dall’Inquisizione in quei luoghi, dove segue un tour organizzato da Giulia (Claudia Marasca) e a cui si unirà anche il giornalista investigativo Daniel Roth (Diego Runko), impegnato a indagare su alcune recenti morti sospette. Il tour in questione prevede la visita del cosiddetto Shanda’s River (in realtà, il torrente Staffora), teatro della barbarica uccisione della strega Shanda (Marcella Braga) secoli orsono. Emma resterà immediatamente invischiata in un loop temporale in cui si risveglia ogni giorno alle 4 del mattino dell’11 novembre 2016 per essere uccisa dagli adepti di una setta, i Redivivi, un ordine segreto originato nel Medioevo e sorto per contrastare le streghe, più e più volte fino alla resa dei conti finale.

Se il plot relativo al loop temporale di Shanda’s River risulta certamente derivativo (basti pensare a Ricomincio da capo con Bill Murray e più recentemente anche ad Auguri per la tua morte), bisogna però dire che la storia è tecnicamente ben confezionata, soprattutto considerando il budget irrisorio per un film ultra indipendente (88 scene girate in 9 giorni di riprese totali), con l’utilizzo di trucchi ed effetti speciali artigianali curati con maestria da Eleonorita Acquaviva, che ha ideato e realizzato anche le affascinanti maschere degli adepti alla setta, in pieno stile vintage e con un occhio ai primi due film di La casa di Sam Raimi. Shanda’s River, per stessa ammissione di Rosson, è inoltre un espresso e chiaro omaggio al cinema di genere italiano del passato, nello specifico di Bava, Argento e Fulci. Il budget ridotto ha certamente posto dei limiti alla produzione che ha cercato di ovviare restringendo la storia a pochi personaggi, mentre l’escamotage del loop temporale ha permesso il riutilizzo di alcune scene.

Certo, a volte, purtroppo, alcune scelte obbligate hanno significato sacrificare la tensione (per esempio, molti omicidi si svolgono di giorno, cosa che riduce l’effetto ansiogeno), ma la storia mantiene comunque alto il livello di angoscia, oltre ad avere il pregio di proporre diversi personaggi femminili forti e degni di nota. Vincente, inoltre, la scelta di restare ancorati a un’ambientazione nostrana ma di girare la pellicola in inglese, cosa che ha permesso a Shanda’s River di avere più appeal per un mercato straniero e di vincere anche numerosi premi nei festival internazionali. Purtroppo in Italia non ha trovato distribuzione nelle sale, mentre da poco, invece, ha visto finalmente la luce sia in limited edition numerata, blu-ray e dvd grazie alla Cine-Museum, una nuova etichetta indipendente, ricca di extra e con presente sia la traccia inglese sottotitolata in italiano sia quella doppiata in italiano dagli stessi attori protagonisti.