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Pericle il nero

2016
Titolo Originale:
Pericle il nero
REGIA:
Stefano Mordini
CAST:
Riccardo Scamarcio (Pericle)
Marina Foïs (Anastasia)
Gigio Morra (Don Luigi)

Il nostro giudizio

Pericle il nero è un film del 2016, diretto da Stefano Mordini

Nel 1993, Giuseppe Ferrandino, tra i più noti sceneggiatori di fumetto italiani, pubblica (sotto pseudo: Nicola Calata) per Granata Press il romanzetto Pericle il nero. Romanzetto solo rispetto alla sua brevità, 150 pagine scarse. In Italia non se lo fila nessuno. Dopodiché, l’occhio lungo dei francesi della Gallimard riconosce nel libro quel che c’è, la materia, la sostanza, e lo fa uscire nella celebre Serie noir. Successo. A quel punto, nel 1998, Adelphi se lo accaparra e lo dà alle stampe di nuovo in Italia: e lì esplode il caso e tutti scoprono Pericle il nero. Che si porge come una sceneggiatura o poco ci manca: dialoghi icastici, situazioni descritte per quadri che sono già inquadrature, un plot incisivo. Insomma, un film su carta. Il cinema si mette a corrergli dietro, ovviamente, e a un certo punto sembra che a far parte dell’operazione arrivi anche Abel Ferrara. Riccardo Scamarcio è il protagonista fin da allora. Poi, nella dialettica delle cose, il nome di Ferrara cede a quello di Stefano Mordini, il regista di Acciaio e di Provincia meccanica. Scamarcio, che produce anche, vuole lui. E nel 2016 Pericle il nero film è a Cannes, nella sezione Un certain regard. Due minuti di titoli iniziali, su una colonna sonora che trascina dentro il film, bastano per firmare un assegno sulla fiducia: il buongiorno si vede dal mattino.

Scamarcio in voice over ci fa sapere di chiamarsi Pericle Scalzone, detto il Nero, e di essere un sistematore di sgarri o cose del genere per conto di Luigi Pizza (perché ha una catena di pizzerie). Napoletani a Bruxelles, gente di camorra. Sistemare vuol dire che Pericle, quando serve, va da chi deve con un sacchetto di sabbia, glielo dà in testa e poi gli abbassa i pantaloni e lo sodomizza. “Fa il culo ai nemici”, letteralmente. Dovendo un giorno sistemare un prete rompicoglioni che tuona fulmini contro Luigi Pizza in chiesa, Pericle commette uno sbaglio e abbatte, in sacrestia, anche una vecchia che si scopre essere “Signorinella”, la sorella di un altro boss che Pizza si era preso l’impegno di proteggere. Sì, è una coincidenza forzata, questa, ma la accettiamo. Scappare, a Pericle non resta altro da fare, dopo avere evitato per un soffio che due killer lo stecchiscano. Così, su un furgone arriva a Calais, senza sapere bene cosa fare, senza soldi e senza appoggi. Finché conosce una donna, Anastasia (Marina Fois, sangue ebreo, russo, tedesco e italiano nelle vene, la bellezza della normalità, capezzoli come chiodi) che fa la commessa in una boulangerie, vive con due bambini piccoli in un condominio che si affaccia su una lunga spiaggia deserta e sul mare viola dello stretto…

C’è una scena, a Calais, in cui Scamarcio se ne va sulla battigia e si trova di fronte all’immensità dell’oceano che si fonde con il cielo – non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo che siamo in inverno, va da sé. In quel momento, l’uomo piange, forse sopraffatto da un’onda di subitanea e accecante consapevolezza, forse per lo Spirito. Lì, la sua ruota della fortuna ha girato. E lui smette di essere quello che è sempre stato e comincia ad essere un altro. Che per uno come lui significa rendersi conto di non avere più bisogno di un padrone. Nel libro di Ferrandino il perimetro degli eventi stava tra Forcelle e Pescara, dove il Nero incontra l’emigrata polacca che lo porterà inconsapevolmente fuori dal circolo vizioso della sua vecchia vita. Il film ha invece l’intuizione scenografica vincente di spostare tutto all’estremo Nord e di colorarlo con i colori dell’acciaio, di giorno, e con il nero di densii, pastosi, avvolgenti notturni. Non siamo arrivati che a metà, con la trama, ma è ovvio il nuovo Pericle sappia bene che non si può chiudere col passato e tirare la linea solo dentro di sé. Occorre farlo anche con il mondo di fuori. E qui nascono i problemi. Grossi… La seconda parte del film è più da noir manualistico, si passa all’azione (con seminagione di morti) e il plot torna da dove era partito per riannodare i fili pendenti in un finale molto ben condotto anche se un po’ troppo parlato per i gusti di chi scrive. Ma è, Pericle il Nero, il classico film di cui, qualunque cosa si possa scrivere, si starà sempre, ampiamente, ineluttabilmente, al di sotto di ciò che è a vederlo. E bisogna ammettere che il merito della forza sta tanto nella regia poco invasiva ma molto quadrata di Stefano Mordini quanto nell’interpretazione di Scamarcio che il personaggio se lo è messo addosso come una seconda pelle e gli si è totalmente prestato, con grande generosità di attore.