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La sorprendente eredità del tontodimammà

1977
Titolo Originale:
La sorprendente eredità del tontodimammà
REGIA:
Roberto Bianchi Montero
CAST:
Patrizia Gori
Ayita [Ajita Wilson]
Patrizia Webley

Il nostro giudizio

La sorprendente eredità del tontodimammà è un film del 1977, diretto da Roberto Bianchi Montero

Il vecchio Roberto Montero passa per essere, se non tra i peggiori, certamente non tra i migliori registi del cinema italiano di genere. Che poi pure questa è un’opinione apodittica, indimostrata. Perché sui sessanta e rotti film che ha girato da Gli assi della risata (del 1943) all’Amore e la bestia (un porno del 1986), un’esigua quantità – soprattutto i pallosissimi mondo-movies – merita la damnatio memoriae, parecchi sono ben più che sufficienti, altrettanti, a non voler dire altro, divertono e qualcuno riesce buono e persino sorprendente. Sorprendente come La sorprendente eredità del tontodimammà, già Bocche calde – ed è difficile scegliere quale dei due fosse il titolo peggiore, l’uno idiota l’altro fuorviante, anche se poi il manifesto 4 fogli, dal punto di vista pittorico, è un gioiello di carta: due sagome femminili stilizzate e tettute, una bianca e l’altra nera, tra le quali un ometto nudo nasconde con pudore le sue vergogne. L’ometto è Antonio Francioni, un tipo simpatico con la faccia da luna piena (esordio con Irene, Irene di Peter Del Monte, poi il secondo ViziettoFantozzi subisce ancora e poco altro) conteso tra Patrizia Gori e Ajita (sui manifesti Ayita), che per il solito inghippo già visto in mille film, se riescono a sposarlo è come se facessero un tredici alla Sisal (parliamo del 1977, usiamo i riferimenti dell’epoca) aggiudicandosi un’eredità.

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Due importanti petrolieri, di ritorno da un viaggio, precipitano a bordo di un aereo. Le rispettive figlie, Nicoletta e Filippa, convocate per l’eredità, apprendono che avranno diritto ai soldi solo se riusciranno a sposare Wolfango, un giovanotto un po’ frescone che vive con la madre e socia dei due cari estinti. La sceneggiatura, firmata Odoardo Fiory e Giorgio Cristallini, ricama felicemente, sul niente di fondo, parecchie trovate grottesche che riempiono gli occhi e sono sapide al palato abituato ai soliti gusti della commedia erotica, perché poi alla fin fine di questo genere si tratta. Ajita e la Gori allettano il pacioccone protagonista con la promessa di paradisi di piacere e inferni di dolce vizio che Montero mette in scena con estro, facendo volteggiare delle angiolette ballerine tra le fresche frasche (c’è pure la bionda Matilde Dall’Aglio) e vestendo da diavolesse Patrizia Gori e compagne che agitano i forconi e le tette a tempo di disco-music. Il film è un continuo succedersi di scenette allegre, frizzanti, solari; gli interpreti sono tutti incredibilmente simpatici e Ajita in chiave brillante è deliziosa, come la Gori, irresistibile quando fa la sirena erotica in piscina per far capitolare l’ometto o quando emerge dal mare come Ursula Andress e si prende a botte, lei così piccolina, con la gigantessa Ajita.
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La cosa più stupefacente, però, è quanto, visto con gli occhi di oggi, il film risulti politicamente scorretto: siccome di mezzo c’è la questione del petrolio, si sbeffeggiano gli arabi nelle figure di uno sceicco e del suo segretario che pregano su una terrazza romana in lingua maccheronica e a seconda delle notizie di sommovimenti politici che arrivano dal loro paese, invertono i ruoli. La madre di Francioni (Carla Calò) sarebbe invece passibile oggi di apologia di nazismo, visto come venera il ritratto di Hitler che tiene nel soggiorno – e nelle fantasie del figliolo finisce bruciata in una sequenza genialmente surreale. Gli starlettologi hanno di che gioire: oltre alle due protagoniste c’è Patrizia Webley che ha il ruolo preminente di una servetta astuta che lo mette in saccoccia alle due contendenti e si impalma lei il nino de oro. Lucia Aurini, Paola di Gioia, Ingher M. Johansson appaiono solo qui e sono inidentificabili. Margherita Petrucca è l’altra camerierina di Francioni. Mentre Sonia Viviani accreditata nei titoli di coda, non c’è. Tutte le ragazze arrivavano, comunque, dalla scuderia di Tony Askin. Tramandato da una vecchia Gvr degli albori che vale tanto oro quanto pesa.