Featured Image

La possessione di Emma Evans

2010
Titolo Originale:
La Posesión de Emma Evans
REGIA:
Manuel Carballo
CAST:
Doug Bradley
Tommy Bastow
Stephen Billington

Il nostro giudizio

Un nuovo caso di possessione demoniaca, questa volta in Inghilterra, ma a differenza delle altre il diavolo si manifesta in modo prepotente e non del tutto scontato! Manuel Carballo, alla sua seconda prova, dirige La possessione di Emma Evans, un horror prodotto dalla spagnola Filmax, girato tra Londra e Bracellona, con poca tensione ma che trova un nuovo spunto per rielaborare la tematica dell’esorcismo.

Quando l’argomento è l’esorcismo sappiamo già che, per il senso comune, ci troveremo di fronte contrapposti il bene e il male e ovviamente per chi parteggiare. L’ignoto fa paura e questo basterebbe a farci tremare davanti al diavolo o ai suoi adepti, perché per quanto si può essere scettici non si sa se veramente esistono le forze bianche e quelle oscure.
Per La possessione di Emma Evans, sua seconda opera, il regista spagnolo Manuel Carballo (El ultimo justo, 2007) esplora ancora il terreno della fede, scegliendo di adattare secondo sua maniera il caro vecchio ansiogeno tema della possessione demoniaca.

Emma è una giovane adolescente un po’ turbata … ma chi non lo sarebbe se i poco amati genitori ti rinchiudono in casa, senza lasciarti nemmeno andare a scuola (“sai ho letto una statistica tale per cui chi si istruisce a casa poi dopo è più bravo all’università”) e ti mettono in punizione un mese per una piccola bravata senza lasciarti andare al concerto a cui tieni tanto? In ogni caso la ragazza non sembra starci molto dentro col cervello, sviene, ha le allucinazioni e intorno a lei si espande a macchia d’olio un alone di morte che desta sospetto. Emma si rende conto di essere posseduta dal demonio e solo suo zio, un prete scomunicato anni prima perché accusato di aver causato la morte di una ragazzina dopo un esorcismo, potrà aiutarla. Ma tutto non è come sembra!

Dopo un breve e confuso preambolo, il film getta lo spettatore da subito al nocciolo della questione: la ragazza non sta bene e durante la verifica dei compiti casalinghi sviene ed ha le convulsioni. L’iter è quello dei più classici film d’esorcismo: analisi e psicologo, con risultati negativi ovviamente. Ma da qui a capire che si tratta del demonio e non di pazzia, il passo è breve perché è Emma a provarlo esibendosi in un tiro della croce a distanza. Peccato però che tutto il resto del film sembra gettato lì senza amore. Alcune delle situazioni che potrebbero essere spinte al massimo, spesso, sono relegate ad un fuori campo tutt’altro che accattivante, che rischia di annoiare più che spingere verso un climax eccitante (la seduta d’ipnosi seguita in diretta a distanza tramite cellulare dall’amichetta del cuore della posseduta è incasinata e non rende a dovere). Aggiungendo pure il trucco posticcio dell’indemoniata (gli occhi rivoltati sembrano gusci d’uovo americani), assegnando però un punto a favore ad una buona prova della protagonista Sophie Vavasseur, si direbbe che non è proprio il massimo della vita.

Anche la regia lascia a desiderare. Quasi tutto é girato con la camera a mano, forse per dare più pathos alla scena, per renderla più “quotidiana”, affibbiando al film uno ­­stile da reportage, molto in voga al momento, che personalmente non fa impazzire. Unica nota stilistica da salvaguardare è relativa alla prima scena in cui Emma ha le convulsioni: camera e corpo della ragazza si muovono all’unisono, generando un terremoto (dell’anima) visivo davvero piacevole.
Eppure il film di Carballo non manca di trovate interessanti. Già perché, anche se la storia pecca in quanto a elementi di tensione e trovate geniali, Exorcismus (era questo in partenza il titolo del film) mette in primo piano l’essere teenager della protagonista, elevando a metafora la connessione tra la possessione e l’adolescenza, connotando quest’ultima come momento di crisi, di ribellione e di passaggio. In più sottesa e in sordina c’è anche un affascinante spunto di riflessione sulla chiesa e sui suoi soldati, disposti a tutto pur di guadagnare un posto al sole. Un film mediocre che si salva in corner senza entrare nelle boiate dell’anno 2010.