Featured Image

Il mostro di Venezia

Titolo Originale:
Il mostro di Venezia
REGIA:
Dino Tavella
CAST:
Maureen Brown
Luigi Martocci
Luciano Gasper

Il nostro giudizio

Il mostro di Venezia è un film del 1965, diretto da Dino Tavella.

Non poco sorprendente, Il mostro di Venezia. Anche in quanto archetipo del thriller di Dick Maas Amsterdamned, poiché la storia è la stessa. All’idea di un maniaco che in abito da sommozzatore aggredisce le vittime emergendo dai canali, ci si può però arrivare in maniera indipendente se si abita a Venezia o a Amsterdam. Ma il killer del film olandese si contenta di uccidere le prede, mentre il mostro del film di Dino Tavella le porta giù con sé nelle acque nere. Dove e perché? Qui scatta il motivo che importa di più, nel definire Il mostro di Venezia una sorpresa. Il maniaco, un prosaico proprietario di albergo, che tutti chiamano “commendatore”, ha un covo sotto il livello delle calli tale da rendere il film, ipso facto, gotico, nonostante l’involucro giallo.

Una povera disgraziata che si imbatte casualmente nell’andito infernale, troverà una cripta piena di bare scoperchiate con scheletri incappucciati che fanno capolino. Il bianco e nero rende il quadro molto sinistro, con un’idea di putrescenza magnificata dal pensiero che ci troviamo in un “sotto” acqueo, sporco e buio. Il mostro, quando è lì, indossa pure lui un costume da Morte, con cappa e teschio, e in cotal guisa si dà ad esperimenti di imbalsamazione sui corpi delle ragazze uccise, grazie a un misterioso siero (quindi è un mad-doctor), e di fronte alla galleria delle poverette ridotte a statue pronuncia deliranti monologhi con gesti da teatrante.

Attori tutti ignoti, nel Mostro di Venezia, compreso il buono della situazione, un giornalista interpretato da Luigi Martocci (alias Gin Mart). Il mostro è Luciano Gasper, mentre le bellezze (poco nude: il massimo del sexy è un collant sfilato lentamente prima di una doccia da Vicky Castillo) sono capeggiate dall’americana Maureen Lidgard Brown. Prodotto dalla Gondola Film – ovviamente –, si prese il diciotto “sia per le scene macabre che possono fortemente impressionare la sensibilità dei predetti minori, sia per la vicenda impostata sulle morbose ed anormali inclinazioni del personaggio indicato come “Il mostro di Venezia”, rese più evidenti, in alcune sequenze, da particolari atteggiamenti del mostro”.