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Il Miracolo – Il pilota

2018
Titolo Originale:
Il Miracolo
REGIA:
Francesco Munzi, Lucio Pellegrini
CAST:
Guido Caprino (Fabrizio Pietromarchi)
Elena Lietti (Sole Pietromarchi)
Lorenza Indovina (Clelia)

Il nostro giudizio

ll miracolo è una serie tv del 2018, ideata da Niccolò Ammaniti.

L’incursione delle forze dell’ordine in un antro buio e squallido da cui emerge una figura umana dall’aspetto raccapricciante (sembra proprio una scena immaginata da un romanzo di Ammaniti) dà il via alla serie: un noto ricercato della ‘Ndrangheta è stato finalmente catturato nel calabrese. Nel luogo del ritrovamento, però, una sorpresa a dir poco sconvolgente appare agli occhi dei militari dell’Arma: una statua in plastica raffigurante la Madonna che piange copiose lacrime di sangue. Parte la sigla: Il Mondo di Jimmy Fontana, e alla ripresa ci troviamo da tutta un’ altra parte: seguiamo gli spostamenti di un uomo che vive ai margini della legalità, personaggio squallido che si aggira tra drogati e prostitute in locali di infimo ordine, squattrinato, ladro e dedito al gioco. Nuova inquadratura: siamo a casa del Presidente del Consiglio Pietromarchi (Guido Caprino, già visto in 1992) a Roma, con lui in procinto di recarsi ad una festa. Conosciamo la sua famiglia: due bambini dai comportamenti, a volte sinistri, che sembrano usciti da un horror, la loro baby sitter, una giovane altrettanto misteriosa ed enigmatica; e poi ci sono Sole (Elena Lietti), inquieta moglie del Presidente, e Marisa (Pia Lanciotti), la sua assistente personale affidabile e premurosa. La cena per il presidente sfuma: una telefonata gli impone di partire subito per un luogo misterioso dove lo attende il generale dei Carabinieri Volta, che ha condotto le indagini per la cattura del boss avvenuta nella scena iniziale e che ora, in totale segretezza, vuole coinvolgere il Presidente nella gestione della statuina religiosa trovata nel covo del malvivente; essa continua a grondare sangue dagli occhi, litri e litri di sangue umano maschile (come confermano le analisi del team di esperti invitati a far luce sul caso, tra cui emerge la biologa Sandra Roversi (Alba Rohrwacher, Il Pirata – Marco Pantani, Maria Montessori – Una vita per i bambini, In Treatment).

Da questo momento la vita del Presidente, che si dichiara non credente e che vive una fase politica dell’Italia molto delicata (è imminente un referendum per decidere sulla permanenza del Belpaese in Europa), si lega a doppio filo a quella delle sorti della statuina prodigiosa, il cui “miracolo” è per il generale Volta una patata bollente di difficilissima gestione che non vede l’ora di passare nelle mani di qualcun altro. Comincia così per Pietromarchi una fase di graduale turbamento interiore, una scossa spirituale che lo porterà a riflessioni profonde e a entrare in contatto con tutti i personaggi apparsi dall’inizio che vengono a convergere, come se attratti da una forza centripeta, nella sede segreta della Madonnina che lacrima sangue. Il disonesto apparso all’inizio di è, in realtà, un prete molto anomalo e poco ortodosso, amico del presidente, che verrà convocato per esprimere il suo parere da religioso in merito all’evento straordinario. La biologa incaricata di monitorare lo stato del sangue che fuoriesce dalla madonnina sarà lei stessa coinvolta a livello profondo e personale dal miracolo a cui si trova ad assistere, provando addirittura furtivamente a trarne personali benefici. Mentre il criminale la cui cattura ha condotto alla rivelazione del prodigio, che ha sicuramente alle spalle un passato di violenza e brutalità, come si evince dal surreale, intenso e brutale flashback (con protagonista Lorenza Indovina) che apre il secondo episodio, completa il quadro dei personaggi che gravitano intorno al miracolo.

Ammaniti, sicuramente ispirato da fatti reali come quello della Madonnina di Civitavecchia propone, con Il Miracolo, un tema nuovo ed interessante in cui ci  mostra la reazione, da parte di diversi punti di vista, ad un evento scientificamente inspiegabile ma che pure esiste; l’atmosfera è ammanitiana, ci ritroviamo in un’ Italia di un futuro prossimo che dietro l’apparenza di una normalità in cui l’indignazione è ormai assente, rivela tratti distopici che sono un po’ la cifra di buona parte della sua narrazione (Che la festa cominci, Anna, L’Ultimo capodanno), e che qui imprimono allo show un impatto visivo ed emotivo molto forte, che rende l’audience presto consapevole della drammaticità degli eventi, nonostante meravigliose fotografie della Roma pittoresca, della Roma da grande bellezza, appaiano di tanto in tanto forse a ricordarci che non è tutto perduto e risaltando nel contrasto con i più desolati ambienti in cui la vicenda si dipana. E il cannibalismo letterario, di cui Ammaniti era stato esponente, vede la realizzazione, avvenuta o imminente, di molte profezie che la sua narrativa aveva anticipato e che un paio di decenni fa erano sembrate eccessive.