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I visionari

1969
Titolo Originale:
I visionari
REGIA:
Maurizio Ponzi
CAST:
Pierluigi Aprà
Adriana Asti
Lidia Biondi

Il nostro giudizio

I visionari è un film del 1969, diretto da Maurizio Ponzi.

C’era un tempo, attorno al ‘68, in cui i jeune turcs della critica italiana raccolti attorno al cenacolo di Cinema&Film – rivista che più delle altre tentava di esportare in Italia il modello dei Cahiers du Cinema – vissero a turno la loro “giornata di gloria” nel mondo della celluloide, scavalcando la linea di demarcazione che fino ad allora li aveva tenuti davanti ai film da guardare, per catapultarli finalmente dentro ai loro film da fare. Ma a differenza di Adriano Aprà, che dopo l’esperienza di Olimpia agli amici rientrò nei ranghi della critica, da dove peraltro non aveva mai pensato seriamente di allontanarsi, Maurizio Ponzi proseguì dopo il suo esordio sostituendo gradualmente la macchina da scrivere con la macchina da presa.

Ma se di Equinozio – che chi scrive reputa il suo film più bello e originale – ci siamo già occupati, non possiamo non inserire tra i misteri italiani anche la sua eccentrica opera prima, oggi totalmente scomparsa. Costruito come reazione a tutto un cinema degli effetti (il fatidico zoom di Elio Petri in A ciascuno il suo…) molto odiato da Ponzi e dalla sua rivista, I visionari è un’opera intellettualistica fin troppo controllata, forgiata in un bianco e nero enigmatico, quasi metafisico, che ha per oggetto gli intricati scambi tra arte e vita di una compagnia di teatro alle prese con una messa in scena dell’omonima pièce di Robert Musil, con particolare attenzione al triangolo tra un regista (Jean-Marc Bory), un attore (Luigi Diberti) e un’attrice (Adriana Asti) da entrambi amata.

Cinema “pensato” e costruito come messa in gioco di tutto un serbatoio di cultura cinematografica preesistente elaborata come critico, con un occhio particolare alla nouvelle vague di Rivette. A I visionari contribuì anche Mario Schifano, decorando le scenografie dell’allestimento con i suoi tipici motivi di stelle colorate immerse in un paesaggio evanescente. Non bastarono comunque l’elogio di Pasolini e il primo premio a Locarno a salvare il film dallo sfacelo distributivo e dalla conseguente rimozione dalla memoria collettiva e dal mercato televisivo. Vergogna!