Featured Image

February

2015
Titolo Originale:
February
REGIA:
Oz Perkins
CAST:
Emma Roberts (Joan)
Lucy Boynton (Rose)
Kiernan Shipka (Kat)

Il nostro giudizio

February è un film del 2015, diretto da Oz Perkins.

Ci sono film difficili da definire. O meglio, da interpretare. Non tanto perché siano astrusi o si perdano in narrazioni che farebbero impallidire David Lynch, ma perché si muovono incerti sul filo teso tra il puro, sterile, esercizio di stile e la vera bellezza cinematografica. In altre parole, diventa complicato a volte capire dove si ferma l’autocompiacimento e inizia il valore artistico. Capita quindi che di fronte a un film si venga trasportati verso il finale senza che lo sceneggiatore abbia fatto comprendere, volutamente o meno, poco, se non nulla, di ciò che si sta guardando. A quel punto i nostri diritti di spettatori, parafrasando Pennac, ci concedono la possibilità di ignorare e dimenticare quanto appena visto oppure riguardare, indagare, teorizzare le misteriose vie della settima arte. Osgood Perkins, per gli amici Oz, regista e sceneggiatore di questo February, sembrerebbe fregarsene altamente di etichette, fili tesi e trame nebulose, impegnato a portare avanti la sua personale idea di cinema nel rispetto della propria naturale ecletticità.

dentro f 2

Seguendo la sua strada, l’opera prima di Oz è curiosamente assestata in un limbo dantesco, un piano esistenziale che porta con sé l’ambiguità dell’anticonformismo. February, giunto al grande pubblico con il titolo The Blackcoat’s Daughter, sfugge in parte a facili denominazioni, pur muovendosi nei territori plumbei dell’horror d’atmosfera, più preoccupato di suggerire che di mostrare apertamente. Perkins dipinge un inquietante mosaico apparentemente distorto, dove i tasselli non sono posizionati in un ordine tale da consentire allo spettatore la facile visualizzazione del soggetto, ma che solo nelle fasi finali acquisteranno la giusta direzione. La narrazione non è infatti lineare, viaggia tra passato e presente senza mai chiarire ciò che si sta guardando, saltando da un punto all’altro con malcelata soddisfazione. Il regista gioca con lo spettatore approfittando della scenografia perfetta, una scuola vuota, silenziosa e immersa in un grigiore che lascia presagire ogni tipo di nefandezza. Da qui il Male ha libera uscita manifestandosi in forme accennate, una voce roca al telefono, l’ombra cornuta di quello che purtroppo pare più un coniglio che un diavolo, il sorriso conturbante di una ragazza. Ecco allora che singoli elementi di sfondo diventano protagonisti, a indicare che il Male è ovunque, anche se non lo vediamo.

dentro f

February parla di possessioni, di vite distorte, di ragazze sole i cui destini si incrociano in una demoniaca discesa nell’inferno ghiacciato che a volte abita la mente umana. La storia di Katherine, Joan e Rose, indubbiamente interpretate in modo incantevole da Kiernan Shipka, Emma Roberts e Lucy Boynton, è frammentata, avida di dettagli, vaga. Ed è proprio qui che si solleva un dubbio: questa approssimazione, questo mistero che aleggia pesante nell’aria, sono frutto e maschera di una sceneggiatura mediocre? Perché ogni cosa pare studiata meticolosamente, ogni inquadratura, ogni particolare, ogni musica, scritta dal fratello Elvis Perkins, tutto è volto a dimostrare quanta personalità e quanto talento sono stati infusi nell’opera. La difficoltà cui accennavo in prima battuta sta tutta qui. Osgood Perkins dirige molto meglio di come scrive, ma l’ardua sentenza è opinabile. Vedere per credere.