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D’après une histoire vraie

2017
REGIA:
Roman Polanski
CAST:
Emmanuelle Seigner (Delphine de Vigan)
Eva Green (L.)
Vincent Perez

Il nostro giudizio

D’après une histoire vraie è un film del 2017, diretto da Roman Polanski

Delphine (Emmanuelle Seigner) è l’autrice di un romanzo di successo dedicato a sua madre. Stanca per tutte le sollecitazioni e resa fragile dai ricordi, la donna è già tormentata quando comincia a ricevere delle lettere anonime che l’accusano di avere dato la sua famiglia in pasto al pubblico. La qual cosa la blocca totalmente e non riesce più a scrivere. Ed è allora che Delphine incontra una ragazza seducente, intelligente, intuitiva e che la capisce mgelio di chiunque. Delphine si confida, si abbandona e dà fiducia a questa misteriosa giovane donna, soprannominata L. (Eva Green). Il progetto di D’après une histoire vraie era eccitante sulla carta: un nuovo thriller psicologico di uno dei maestri del genere, Roman Polanski, adattato da un best seller francese con la complicità di Olivier Assayas alla sceneggiatura. Il romanzo D’après une histoire vraie di Delphine de Vigan, grande successo in Francia si proponeva come una sorta di omaggio a Stephen King – in particolare a Misery – e illustrava il tema dello sdoppiamento di personalità quasi una versione al femminile di Fight Club. Il romanzo era una riflessione superficiale ma efficace sul limite tra fiction e autofiction, spazio privato e spazio pubblico. Ci si sarebbe attesi che Polanski e Assayas trascendessero il materiale originale per lanciarsi in un vertiginoso tuffo nell’inconscio di una scrittrice preda dell’angoscia della pagina bianca e vampirizzata da un’affascinante ammiratrice che si insinua nella sua vita privata e nel suo lavoro letterario.

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I temi della notorietà, della creazione e dei piccoli segreti piccanti dati in pasto ai media erano tali da ispirare gli autori: Polanski per ragioni evidenti, Assayas perché i suoi due ultimi film, Sils MariaPersonal Shopper si interessavano anche alla vertigine del doppiogioco e delle false apparenze in un mondo iper-connesso. Malgrado tutte queste belle premesse, D’après une histoire vraie è un film molto brutto, forse il peggiore di Roman Polanski. Polanski è l’autore di un pugno di capolavori indiscutibili, ma anche di film strani e dissonanti, mal giudicati al momento della loro uscita, poi giustamente riabilitati: Macbeth, L’inquilino del terzo piano, Frantic, Luna di fiele, Oliver Twist e anche La Nona Porta davanti al quale proviamo un piccolo, segreto, piacere. D’après une histoire vraie appartiene a una terza categoria, quella degli autentici disastri di Polanski dove resta poco o niente da salvare: Carnage o Pirates, per esempio. D’après une histoire vraie è ancora peggio, poiché si avverte un disinteresse totale davanti e dietro la macchina da presa, e persino del disprezzo. Anziché andare oltre il romanzo, Polanski adotta un punto di vista arrogante e cinico e sembra fare apposta a involgarire il suo film, per meglio esprimere quanto egli detesti l’ambiente letterario parigino e i personaggi che mette in scena.

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Il suo senso del grottesco che faceva meraviglie nell’Inquilino del terzo piano, si trasforma qui in grossolana caricatura. Il film fa filtrare la misantropia. Il perfezionismo tecnico di Polanski gira a vuoto e dà vita a un film lambiccato e artificiale, con una fotografia, una musica e delle scenografie assai inferiori all’eccellenza cui ci aveva abituato il regista. D’après une histoire vraie, soprattutto, rende vana ogni forma di suspense e di ambiguità poiché il personaggio della groupie interpretata in maniera meccanica da Eva Green è improvvisamente presentata come immaginaria. Emmanuelle Seigner, che era geniale in Venere in pelliccia, appare qui ben poco a suo agio, spenta e involgarita. La fine del film è talmente sciatta che riesce difficile crederci. Si ha l’impressione che Polanski ci abbia fatto uno scherzo e abbia volontariamente affondato il suo film, come se lui stesso fosse stato cosciente della mediocrità dell’operazione. Un fallimento, noioso e orribile. C’è solo da sperare che la carriera di un grande regista non finisca con un tale atto catastrofico.