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Climax

2018
Titolo Originale:
Climax
REGIA:
Gaspar Noé
CAST:
Sofia Boutella (Selva)
Romain Guillermic (David)
Souheila Yacoub (Lou)

Il nostro giudizio

Climax è un film del 2018, diretto da Gaspar Noé.

All’apparenza, a uno sguardo molto ma molto superficiale, sembrerebbe il solito Gaspar Noé, con la camera che ondeggia in continuazione in un ipnotico piano sequenza di oltre un’ora che fa girare la testa. E, invece, è molto più di un esercizio di stile. La storia, come sempre, non è importante ma funzionale, ispirata a un fatto vero successo in Francia parecchi anni fa. Climax è diviso in tre parti che seguono un cappello introduttivo in cui, da un televisore a tubo catodico, un gruppo di ballerini racconta i propri sogni e le proprie ambizioni in una serie di filmati registrati su nastro magnetico. Un modo per introdurre i vari personaggi di una storia corale dove i protagonisti rischiano di confondersi l’uno con l’altro. Nella prima parte i ballerini si ritrovano in una palestra isolata, mentre fuori impazza una tempesta di neve e fanno quello che sanno fare, cioè ballano.. C’è aria di festa e di grande soddisfazione, soprattutto per la coreografa, che è venuta accompagnata dal figlio piccolo. Finite le prove arriva il momento del cazzeggio. La camera smette di vorticare attorno ai corpi scattanti dei performer e segue i ragazzi nella loro intimità. Una serie di siparietti immobili, quasi plastici, così contrastanti con il ritmo frenetico di poco prima, in cui i giovani discutono di amore, sesso e carriera. La musica, intanto, continua imperterrita in sottofondo, sapientemente mixata da DJ Daddy.

Ogni tanto qualcuno conquista il dance floor e i balli riprendono, meno coreografati ma più sinceri, nella voglia giovane di esprime la gioia di vivere. L’alcool aiuta a sciogliere le inibizioni e la festa continua, scatenata, fino a quando arriva la catarsi: Una delle ballerine lascia andare le proprie minzioni nel bel mezzo della danza. È a questo punto che la protagonista, Sofia Boutella, si rende conto che qualcosa non va. Quello degli amici intorno a lei e il suo stesso comportamento hanno assunto contorni troppo strani, anche per chi abbia consumato parecchio alcool. Qualcuno ha messo qualcosa nella sangria. Probabilmente LSD. Sono passati forse 45 minuti. Partono i titoli di testa e inizia la terza fase, quel lungo piano sequenza che non lascia scampo a nessuno. Un gioco al massacro, dove vittime e carnefici si confondono in continuazione, proprio perché, in preda alle droghe e alle allucinazioni, ognuno di loro può compiere le peggiori azioni o subirne le conseguenze. A farsi più male sono quelli che la sangria non l’hanno bevuta, presi di mira dagli altri. E poi il sesso e la violenza coinvolgono  tutti, perché l’LSD  risveglia istinti primordiali che le consuetudini borghesi soffocano. C’è chi rimane intrappolato nei propri collant, chi si ferisce col coltello, chi rimane carbonizzato, chi cerca un momento di passione e tenerezza con persone dello stesso sesso e chi finisce per scoparsi la sorella.

Il fatto che sui titoli di testa Noé tenga a sottolineare che questo è un “suo film francese” sembrerebbe voler sottintendere una critica feroce nei confronti di una società fatta di maschere di gente per bene, dietro le quali si celano bestie assetate di sangue. Ma senza voler volare troppo alti, quello che Climax propone è un’affascinante quanto ripugnante messa dionisiaca dove le peggiori atrocità accadono di fronte a una platea incapace di dare un valore morale alle azioni compiute, ridendoci sopra. Il tutto condito da sottofondo musicale che non lascia un momento di tregua. Un tappeto sonoro che reinventa i classici della disco-music (da Supernature di Cerrone, a Tainted Love dei Soft Cell a Pump Up the Volume dei M/A/R/R/S, a Born to be Alive di Patrick Hernandez fino ai Daft Punk) tutti in versione rigorosamente strumentale. Anche in questo Gaspar Noé riesce a dare una dimensione nuova a generi (musicali) che pensavamo di conoscere fin troppo bene. Un po’ come, in fondo in fondo, Climax reiventa il giallo moderno (non sarebbe per niente sbagliato definirlo Deliria in acido), trovando quella chiave di volta che per anni ha attanagliato sceneggiatori di mezzo mondo. Come poter costruire un thriller in cui l’assassino è davvero qualcuno che non ti aspetti e offrirgli un movente che sia originale? Semplicemente trasformando tutti i personaggi in potenziali serial killer e liberandoli dall’obbligo di un movente.