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Auguri per la tua morte

2017
Titolo Originale:
Happy Death Day
REGIA:
Christopher Landon
CAST:
Jessica Rothe (Tree Gelbman)
Israel Broussard (Carter Davis)
Ruby Modine (Lori Spengler)

Il nostro giudizio

Auguri per la tua morte è un film del 2017, diretto da Christopher B. Landon

Sono le 9:01 quando Tree (Jessica Rothe) si sveglia nel letto dello sconosciuto Carter (Israel Broussard) e vive con inconsapevolezza un giorno destinato ad essere lo stesso per tanti altri giorni ancora. E’ il suo compleanno, una ricorrenza che la protagonista non vuole festeggiare, ma che, morendo per mano del suo assassino, è costretta a vivere molteplici volte.  Tree è infatti risucchiata in un loop temporale che ricomincia e si ripete ogni giorno con le stesse modalità: sveglia, passeggiata nel campus universitario, morte e rewind. Il noto figlio di Michael Landon (interprete del ruolo di Charles Ingalls, nella serie La casa nella prateria), Christopher B. Landon, dopo il discreto successo ottenuto firmando lo script  del voyeuristico Disturbia (2007), dirige uno slasher movie semplice, attingendo  dichiaratamente dalla commedia del 1993, Ricomincio da capo, con la quale stabilisce un’equazione di primo grado ove l’incognita è il terrore che si può provare (e che Bill Murray può aver provato rivivendo all’infinito Il Giorno della marmotta) immaginando di  morire e rinascere ogni giorno senza intravedere via d’uscita alcuna.

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Auguri per la tua morte festeggia le pellicole sanguinolenti degli anni novanta: Scream, Venerdì 13, e sembra più interessato a mettere in evidenza le convenzioni del genere, che a dare una parvenza di originalità alla trama. Jessica Rothe (già vista in La La Land) è espressiva e intensa; interpreta la sgarbata e popolare Tree con la sprezzante disinvoltura generazionale che forse il film intende denunciare (un momento di puro terrore è stato quello in cui Carter ha dovuto spiegare alla bella Tree chi fosse Bill Murray). Le scene sono immediate e alcuni passaggi accelerati, il film non annoia e diverte in più episodi con gli sguardi beffardi della protagonista che intuisce la necessità di migliorarsi intraprendendo un cammino karmico e superando il proprio egoismo. L’imperfetta (per sua stessa ammissione) Tree cerca, in questo modo, di risolvere il whodunit, cambia stile di vita e prova ad affrontare se stessa prima ancora di riuscire nell’intento di individuare l’identità del villain mascherato con le paffute fattezze di un bambino (a costruirne la maschera è stato Tony Gardner, lo stesso che ha creato la maschera di Ghostface).

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Le musiche di Julian McCreary si inseriscono appieno nel contesto e danno ritmo al film che ha una sceneggiatura da teen movie (come lo slasher americano sembra esigere) in cui non si prova alcuna fatica nel dover convincere l’innamorato Carter dell’assurdità della situazione ed in cui il plot manca di spiegare la genesi della ciclica morte di Tree ripetuta all’infinito (sarà oggetto di un possibile sequel?). Jason Blum ha impeccabilmente prodotto un horror low budget ben studiato che supera di poco, senza stancare, i canonici novanta minuti e che ha disposto di una buona operazione commerciale per fidelizzare il pubblico alla maschera della mascotte della squadra di football, realizzando il noto successo di incassi.