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Aliens: Zone of Silence

2017
Titolo Originale:
Aliens: Zone of Silence
REGIA:
Andy Fowler
CAST:
Sarah Hester (Morgan)
Peter Gesswein (Hal)
Jed Maheu (Alex)

Il nostro giudizio

Aliens: Zone of Silence è un film del 2017, diretto da Andy Fowler

Infinito è ormai il numero dei POV  a tematica aliena. Buoni, meno buoni, spaventosi, meno spaventosi, finiscono per assimilarsi tutti nel tritacarne della visione compulsiva che è ormai è la nostra turpe regola. Poi c’è l’eccezione che conferma la regola, lo scarto che non dovrebbe fare la differenza. E che invece, un po’, la fa. Per chi scrive, questo scarto è rappresentato da Aliens: Zone of Silence. Che è ben lontano dall’essere un film perfetto o destinato a perdurare, intendiamoci. La sua essenza è altrettanto volatile di un Phoenix Forgotten o di un The Gracefield Incident, però qui c’è qualcosina che là non c’era e che riesce a mettere non vagamente in ansia anche colui che guardi il film in tarda serata con la palpebra mezza cadente. Perché Zone of Silence non ti consegna a Morfeo senza lotta e ti pentiresti di perderlo a metà strada senza sapere che cosa succede alla bella e bravissima (perché è davvero brava) Sarah Hester, che è andata a cercare il fratello misteriosamente scomparso da qualche parte nel deserto messicano.

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A monte c’è questa strana storia, di una regione detta Zona del Silencio, nella Mapimí Biosphere Reserve, a Durango, dove per qualche ignota ragione i segnali radio scompaiono e qualunque tentativo di comunicazione con altri strumenti risulta impossibile. Non ho idea se ne sia stata data una qualche spiegazione ufficiale, collegata a particolari caratteristiche del geoide. Nel film di cui stiamo parlando si dice che questa Zona del Silenzio avrebbe le stesse arcane prerogative possedute dal Triangolo delle Bermuda. E anche qui, come nelle acque atlantiche, qualcosa ingoia la gente, oltre che i segnali elettronici. Due ragazzi appassionati di Ufo e simili erano andati a esplorare il mistero messicano e non hanno fatto più ritorno. Spariti nel nulla. Così, la sorella di uno di loro, Morgan Taylor (la Hester), parte sulle loro tracce. Da sola. Armata di tutte le strumentazioni possibili immaginabili, si avventura nella terra arancione dove tutto è silenzio. Ad aiutarla, in remoto, c’è un marine, Goose (Vince Tula), che monitorizza i suoi spostamenti in diretta streaming.

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Morgan, a pochi chilometri all’interno dell’aerea, resta a piedi. L’automobile non va più. Dovrà avanzare a piedi, armata di steadycam e go-pro, seguendo quel poco che è riuscita a sapere degli ultimi spostamenti del fratello, prima che si volatilizzasse. La ragazza ha una gran paura dei coyote, ma sono, ovviamente, ben altri lupi che dovrebbe temere, specie di notte, quando intorno alla sua tenda, schiacciata sotto l’imponente e silenziosa volta celeste (questi totali, comunque li abbiano ottenuti, sono impressionanti) si aggirano cose che non sono nate sul nostro pianeta. Potremmo anche dire che sappiamo in partenza che cosa succederà, che le misteriche luci intermittenti nel cielo sono “loro”, che la temeraria Morgan, là dentro, è destinata a durare quanto un gatto in autostrada (la narrazione va da lunedì a venerdì). Potremmo dire che l’abbiamo già visto, questo film, e nondimeno Andy Fowler, che è il solito tizio dei visual effects prestato alla regia e che ha scritto Aliens: Zone of Silence insieme a certo Fidel Arizmendi, messicano, filma con l’indubbia capacità di rendere la visione disagevole, ansiogena, persino disturbante. Penso a quando la Hester sale verso le montagne di roccia, all’imbrunire, e noi sappiamo che non può avere scampo. Beh, sono bei brividi…