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24 Hours to Live

2017
Titolo Originale:
24 Hours to Live
REGIA:
Brian Smrz
CAST:
Ethan Hawke (Travis Conrad)
Paul Anderson (Jim)
Liam Cunningham (Wetzler)

Il nostro giudizio

24 Hours to Live è un film del 2017, diretto da Brian Smrz

Il maggior merito di una serie televisiva come 24 è stato certamente quello di far comprendere come i millequattrocentoquaranta minuti che costituiscono l’arco giornaliero possano spesso divenire fucina di potenziali e adrenaliniche avventure. Nel passaggio dal piccolo al grande schermo, numerose sono state le pellicole che hanno fatto della temporalità il proprio motore tensivo e azionale – da Fuori in 60 secondi a 48 Ore e oltre –; pertanto non stupisce che per la sua seconda prova registica l’ex stunt coordinator Brian Smrz – presenza fissa di celebri saghe come Die Hard, Man in Black e X-Men – abbia scelto un titolo alquanto programmatico ed esplicativo come 24 Hours to Live, dando vita a un adrenalinico e godibilissimo action-thriller in cui, letteralmente, è necessario non perdere tempo. Reduce dal sofferto lutto seguito alla spietata uccisione della moglie e del figlioletto per mano d’ignoti sicari, l’ex contractor Travis Conrad (Ethan Hawke) vive la propria esistenza da uomo comune in compagnia del suocero Frank (Rutger Hauer), quando l’incontro con l’ex commilitone Jim (Paul Anderson) lo pone dinnanzi a un nuovo e potenzialmente remunerativo ingaggio: uccidere un membro pentito dei Red Mountain, organizzazione paramilitare capitanata dal glaciale Wetzler (Liam Cunningham), di cui lo stesso Travis ha fatto parte in passato e che ora trema sotto le accuse di aver condotto atroci esperimenti su civili indifesi in Namibia.

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Colpito mortalmente durante lo svolgimento della missione, Travis viene riportato in vita grazie a una tecnologia sperimentale, la quale però garantisce una sopravvivenza di sole ventiquattro ore, quelle necessarie a portare a termine il compito assegnato. Ed è così che questo Lazzaro del nuovo millennio si trova a un bivio: concludere la missione o allearsi con Lin (Qing Xu), guardia del corpo del target da eliminare. La meccanica di una corsa contro il tempo, finalizzata a scongiurare un’autodistruzione programmata, appartiene a un ben noto immaginario cinematografico postmoderno che, dallo schizofrenico Crank, conduce sino al fantascientifico In Time – quest’ultimo, peraltro esplicitamente evocato mediante il display sottopelle che scandisce l’inesorabile countdown –, senza tuttavia dimenticare come l’espediente della “resurrezione clinica” permetta di vedere 24 Hours to Live quale erede diretto del celeberrimo Flatliners, modello che, peraltro, lo stesso Smrz dimostrava di aver ben presente fin dall’esordio di Hero Wanted.

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Ed è così che Ethan Hawke – perfettamente in parte e dotato di un phisique du role che, nonostante una muscolatura un poco più contenuta, non ha nulla da invidiare al Jason Bourne di Matt Damon –, si trova a vestire i panni logori e imbrattati di sangue di un redivivo a tempo determinato, la cui data (meglio, ora) di scadenza indotta lo inducono a stringere insolite alleanze, necessarie a dar sfogo a una redenzione mossa dalla consapevolezza di non avere, ormai, più nulla da perdere.  Senza troppi crucci di carattere autoriale e con uno squisito estro creativo nell’orchestrazione visiva delle scene di combattimento, Smrz riesce a rendere 24 Hours to Live un prodotto capace d’intrattenere una vasta platea di spettatori, mantenendo il livello adrenalinico perfettamente bilanciato e smussando gli angoli di una sceneggiatura certamente non troppo originale né tantomeno solida, dimostrandoci dunque come la vita, anche la più fragile e pericolante, meriti di essere vissuta appieno, seppur per un giorno soltanto. Quell’unico giorno nel quale giustizia (forse) potrà essere fatta. A seguito della visione degli ultimi fotogrammi, si accettano scommesse su di un possibile sequel.