Morgan Lost su “Orme” cinefile

La nuova frontiera del fumetto da edicola?
Featured Image

Qualche riflessione su Morgan Lost, nuova testata bonelliana partorita dall’estro (cinefilo non poco) di Claudio Chiaverotti, storico sceneggiatore di Dylan Dog, e apparsa in edicola al tramonto del 2015. Personalmente, l’ho “assaggiata” al debutto, incuriosito dall’innovazione grafica di quelle tavole così “sanguigne” in bianco, nero e rosso, che declinano in una veste molto originale la predominante atmosfera noir delle vicende di questo nuovo cacciatore di serial killer con mascherina che – se anche detta così spiccia non sembra la novità del secolo – invece ha più d’una freccia al proprio arco per ingolosire il lettore nocturniano. La grafica risulta più ardita (quasi tridimensionale) di quella di un’altra succulenta novità bonelliana contemporanea, la miniserie HellNoir (4 numeri) di Pasquale Ruju/Giovanni Freghieri che mescola noir e sovrannaturale (il detective è morto e indaga dall’aldilà per aiutare la figlia poliziotta nel nostro mondo): altra idea originale e tavole di un b/n molto “alla Sin City” (anche se pare che Freghieri lo frequentasse anche prima del successo di Frank Miller, oggi il paragone viene spontaneo). Ma poi c’è l’ambientazione, che fa quasi personaggio a sé: la New Heliopolis in cui agisce il protagonista è un mix di Metropolis di Lang, della Gotham City di Batman e della buia Los Angeles di Blade Runner, in cui al posto della Statua della Libertà si erge l’Horus egizio; Morgan dorme in una stanza alla Hugo Cabret e va spesso nel cinema dell’amico Fitz in cui campeggia la Maria-robot di Metropolis.

 
Bene, assimilate tutte queste chicche, pensavo d’aver ormai assorbito la novità di Morgan Lost coi primi numeri, invece devo ammettere che la sorpresa si rilancia ad ogni giro: il numero 6 mi ha colpito con un’ottima indagine sulla micidiale coppia coniugi-killer Rabbit, che vanta – oltre alle sempre inquietanti maschere da animali innocui (conigli appunto), un po’ alla You’re Next – un sorprendente finale metafumettistico che sposta l’ormai classico thriller di caccia al serial killer verso una chiusa onirico-psicanalitica che spiazza persino gli X-Files più arditi. Ma il n. 7 ora in edicola, Vulcano 7, riserva altre emozionanti sorprese, sempre in una sceneggiatura molto articolata e complessa, che incrocia il noir con la fantascienza spaziale e l’ucronia dell’ambientazione (l’allunaggio USA qui si svolge nel ’53), in particolare con quella della paranoia (ripassate il dossier Paranoia Vortex) di film come Capricorn One o ancor meglio Le Orme di Luigi Bazzoni. Irto come sempre di citazioni cinefile (un personaggio si chiama Dredd e in una scena compare una bizzarra coppia di Stanlio e Ollio killer con sega elettrica!), Vulcano 7 riesce a fondere questo impianto fanta-thriller con una ulteriore componente mistico sovrannaturale legata… ai riti voodoo! Regalandoci in clausola uno spiazzante sottofinale parapsicologico e poi un’amara chiusa politico cospirazionista.

 
Chiaverotti virtuoseggia sul filo dell’intricato, sempre a rischio di stordirci, con la trama, gli spiazzamenti ucronici, i molti personaggi (in un flash ricompare anche l’ex fidanzata-killer di Morgan Lisbeth/Ashley apparsa nei numeri 1-2) e anche proprio con quella visionaria tricromia delle tavole sempre ricchissime (qui di Andrea Fattori), ma alla fine riesce sempre a strappare l’applauso per l’originalità dell’impianto (generale come della singola storia), che rischia davvero di rappresentare la nuova frontiera del fumetto italiano da edicola.