04/09/2009
IL CATTIVO TENENTE SECONDO HERZOG
Werner Herzog rilegge la sceneggiatura del Cattivo tenente, modificandola completamente: Abel Ferrara non c'entra...
«Non ho mai visto Il cattivo tenente di Abel Ferrara, quindi non posso fare alcun confronto. Ho solo letto la sceneggiatura originale, che però è stata completamente modificata» Così Werner Herzog, in concorso a Venezia con Bad Lieutenant: Port of Call New Orleans, nelle sale italiane dal prossimo 11 settembre.
Mr. Herzog, pare che comunque Ferrara abbia il dente avvelenato…
Posso solo dire che dovrei riuscire a incontrarlo qui a Venezia, credo che berremo insieme una bottiglia di whisky.
Il suo cinema tende sempre all’estremo. Forse questa volta, con un film di genere, sono stati gli attori a dover sfidare i propri limiti…
Direi di sì, soprattutto Nicolas Cage. Io non ho mai assunto sostanze stupefacenti in vita mia, ma il tenente è tossicodipendente, e volevo che tutto il film risultasse allucinato. Cage è stato talmente bravo che a fine giornata chiedevo agli assistenti del set se non gli avessero dato vera cocaina, invece dello zucchero e della farina che si usano in questi casi…
Il primo poliziesco della sua carriera. Come mai proprio adesso?
Mi interessa molto il noir, non solo come spettatore ma come autore, per le sue implicazioni sociali. È un genere fortemente metaforico, credo che l’America di oggi si possa raccontare soprattutto attraverso una simile lente di ingrandimento. Sono aspetti ai quali abbiamo lavorato molto, anche se poi il film ha preso anche altre direzioni.
Non solo la droga rende il cattivo tenente instabile e senza equilibrio…
Infatti. Il personaggio è reso claudicante da un irrisolvibile problema alla schiena. Anche qua, abbiamo lavorato a livello simbolico. Il mio cattivo tenente è una specie di Riccardo III e sulla scena si muove come tale.
Nelle sequenze con gli animali si riconosce la sua mano…
Sono molto contento di quelle scene, in particolare quelle con le lucertole giganti. Le ho girate direttamente io, senza operatore, con una micro camera ottica che mi permetteva di fare quasi delle soggettive. Sono proiezioni striscianti della mente allucinata del protagonista.
Come mai ha totalmente escluso gli aspetti religiosi della sceneggiatura originale?
Non mi interessavano. Non c’è alcuna provvidenza sulla strada del mio cattivo tenente. La salvezza, se vogliamo chiamarla così, è solo una conseguenza del caso, di un incontro fortuito. Non volevo che il tema della redenzione si appropriasse della storia.
Mauro Gervasini