07/11/2009
GIANNI LEACCHE
Oggi è uno dei registi di punta della Nuova squadra. Ma dietro le spalle, ha un grande passato nel bis più duro e puro...

Come nasce la tua passione per il cinema?
Nasce molto presto. I miei genitori mi portavano al cinema che ero molto piccolo. A 10 anni vidi Il posto delle fragole di Ingmar Bergman. Non era certo un film adatto a un ragazzino, probabilmente i miei si erano sbagliati. Ma per me fu una folgorazione. Ero totalmente rapito dallo schermo: mi colpirono i dialoghi, le inquadrature, la scena del sogno e ancora oggi non so spiegarmi il motivo. Fu allora che decisi che sarei diventato un regista... Mano a mano cominciai ad appassionarmi ai film, e all’ aspetto tecnico. Abitavo ai Parioli, e vicino casa doveva esserci qualche laboratorio di sviluppo e stampa, perché c’era una specie di discarica di pellicole 35 mm, che per me era una miniera d’oro. Raccoglievo pezzi di pellicola dalla spazzatura e me li portavo a casa. Puoi immaginare mia madre... Comunque i miei giocattoli erano quelli: tagliavo i fotogrammi, li incollavo tra di loro, giocavo a fare il montatore. Spesso ci inserivo della musica e li facevo proiettare al catechismo, dove c’era un rudimentale proiettore. Un’ altra mia grande passione era la fotografia, e col tempo mi ci sono specializzato. Nel cinema, a quei tempi riuscivi a entrare o come direttore di produzione o come assistente. Io sono entrato come fotografo di scena...
Avevi fatto qualche corso specifico?
No, assolutamente. Ho imparato da solo. Ho passato l’adolescenza girando film in super 8 con gli amici. Ma attenzione: intendo proprio film, confezionati con tutti i crismi. Facevo le riprese con i carrelli, simulavo il dolly. Avevo addirittura modificato l’obbiettivo del super 8, per farlo diventare Cinemascope. .. Nei primi anni ’70, in pieno periodo hippy, il cinema italiano tendeva verso il sociale, così che i giovani si rispecchiassero nelle vicende. A me non interessava tutto questo: io guardavo a Jodorowsky e al movimento surrealista, ed era da quello che traevo ispirazione per i miei lavori. Tra i film giovanili, il più interessante era uno di fantascienza: L’esilio. L’avevo girato usando una Pathè doppio super 8 , che mi dava la possibilià di girare con il negativo non invertibile, e avevo fatto arrivare la pellicola dalla Francia.
Non sembra il resoconto di un film amatoriale...
No, perché tutta la realizzazione tecnica era assolutamente professionale. Ti racconto un aneddoto, necessario per comprendere appieno la follia e la passione che ci muoveva: a quel tempo le attrezzature cinematografiche le noleggiava Ciack Italia (oggi si chiama così, prima aveva un altro nome, ma non ricordo quale). Io dovevo girare L’esilio, quindi, insieme ad un amico, vado da Ciack Italia per richiedere l’attrezzatura. C’era Luciano Dionisi, che adesso è un mio grande amico: «Senta a me servono 10 metri di binario piccolo, e il carrello. Diciamo per quattro giorni». Luciano scrive, poi mi fa: «Per quale società vi serve?»; «Non ho la società». Luciano stupito: «E come girate?», «Noi giriamo in super 8!». Luciano sbottò a ridere, ma invece di cacciarci via, ci chiese: «Avete il mezzo per caricare?». Caricammo tutta l’attrezzatura in un vecchio mini-club, l’unica garanzia che chiese Luciano è stata gli estremi dei miei genitori. Incredibile... Girai il film e riportai i materiali, e Luciano non me li fece neanche pagare! Da quel giorno, per qualsiasi lavoro, vado da Luciano a noleggiare le attrezzature.
L’ingresso nel cinema vero, invece, come è avvenuto?
Tramite un amico comune, Massimo Marciani, conosco Bruno Mattei, che a quel tempo stava lavorando per la Beatrice Film. Bruno mi portò a lavorare con sé come fotografo di scena e in seguito operatore. Dato il bagaglio tecnico accumulato negli anni (da autodidatta, diciamo) mi feci subito notare, e col tempo diventai una garanzia. Per esempio c’erano delle scene in Rats – notte di terrore che era necessario rifare, perché non erano soddisfacenti. La produzione entrò in crisi, perché in questi casi bisogna richiamare tutta la troupe. Mi feci avanti io: «State tranquilli: noleggiate una macchina da presa, la pellicola ce l’abbiamo, ci penso io a rifare le scene». E le ho fatte davvero, facendo risparmiare tempo e soldi alla produzione.
Di quali scene stiamo parlando?
In molte scene non c’erano abbastanza topi, quindi è stato necessario rifarle.
Rats è stato girato interamente da Bruno Mattei? Fragasso ha girato qualcosa?
Guarda, Bruno era principalmente un montatore, quindi molte scene di questi film le abbiamo fatte io e Fragasso. Ad esempio la scena iniziale con l’iguana è nostra. C’è un divertente aneddoto legato a questa scena: andammo a girarla a S. Angelo Romano, nei pressi della Nomentana, dove c’era una grande cava. Lo scenario doveva apparire come un immenso deserto. Venne l’addetto agli animali, con questa iguana tenuta in un sacco. Bruno ci aveva detto più o meno cosa aveva in mente: «Mettiamo l’iguana qua, il carrello le passa vicino, poi alziamo col Dolly e inquadriamo i personaggi da lontano». Soltanto che l’iguana era rincoglionita, faceva freddo, e non voleva saperne di muoversi. Era immobile a tal punto che sembrava di plastica, non si poteva girare la scena se non accennava almeno un movimento. Aspettiamo una mezz’ora, perché forse il rettile era troppo infreddolito. Mano a mano che il sole diventava più tiepido- saranno state le nove del mattino, ed eravano ad Aprile/Maggio – l’iguana comincia a muoversi. Noi ci siamo esaltati: «Si è mosso! Si è mosso! Pronti per girare!». Ma l’iguana di colpo comincia a correre ad una velocità incredibile, si infila in una fessura e non voleva più saperne di uscire! (ride). Ma il bello, quando giri con gli animali, è proprio questo: sono imprevedibili, impossibili da controllare. Anche con i topi ci sono stati vari problemi.
I topi erano in realtà delle cavie di laboratorio, è esatto?
Sì, è esatto. Avevamo diecimila cavie bianche, per l’esattezza, che venivano verniciate. Le cospargevano di olio, e poi gli buttavano addosso una specie di fuligine grigia. Le cavie hanno gli occhi rossi, e con la luce giusta sembravano luminosi, finti. Avevamo riempito la De-Paolis con questi animaletti, che costavano dalle 7/800 lire alle 1500 lire, che all’epoca era tanto, quindi cercavamo di tenerli sempre bene. Ma per quanto gli davi da mangiare, molti morivano perché erano tutti ammassati nelle gabbie.
Ѐ stata una lavorazione difficoltosa?
Un po’ sì, ma eravamo mossi dalla passione. Girare quei film era come un gioco. Pensa, alcune scene di Rats le abbiamo girate sugli stessi set dove Sergio Leone aveva girato C’era una volta in America. Ѐ stato bellissimo...
Ti ricordi quali scene?
Hai presente la scena di C’era una volta in America dove Jennifer Connelly balla nel deposito? Sullo stesso ambiente abbiamo girato la sequenza di Rats dove i personaggi trovano la scatola del cibo. Il bar, che nel film di Leone era il bar dell’ebreo, in Rats è quello dove viene trovato il primo topo. Ci siamo divertiti molto. Conservo un bel ricordo di questo film e anche dell’altro horror, quello con i morti viventi...
Virus – inferno dei morti viventi...
Esatto. Quel film ha una genesi curiosa: la società di produzione, la Beatrice Films, era entrata in possesso di diverso materiale appartenuto a un documentario sulle tribù della Nuova Guinea (Nuova Guinea: l’isola dei cannibali – ndr) e intendeva mettere su un film appositamente per sfruttare questo materiale. Virus nasce come un film di recupero...
Però bisogna ammettere che il materiale di repertorio è stato inserito molto bene e oggi Virus è considerato un cult...
Ma siamo seri, come si fa a considerare un cult Virus? Ci siamo divertiti a girarlo, ma francamente il risultato è becero...
Dove è stato girato il film?
Lo abbiamo girato in parte in Italia e in parte in Spagna. La sequenza finale, con gli zombi che arrivano in città, è stata girata all’Eur.
Si dice che la scena con il ragazzino che uccide il padre è stata accorciata al montaggio, in origine era molto più esplicita...
A me non risulta: l’abbiamo montata esattamente come è stata girata.
Il materiale di repertorio usato per questo film è stato impiegato anche per “gonfiare” un’ altra pellicola di Mattei, una specie di documentario...
Certo! Sesso perverso mondo violento. Voleva essere un documentario ma era tutto finto, non c’era niente di autentico. Questo film è stato messo in piedi sfruttando il materiale avanzato dal precedente Sesso pervervo (Sexual Aberration – sesso perverso - ndr) con l’aggiunta di nuove sequenze. Ma l’ho girato praticamente tutto io… la scena dello stupro, ad esempio, e tantissime altre. Molte delle riprese le ho realizzate addirittura in super 8.
Esistono varie versione di questi due film...
Sì, perché avevamo girato moltissimo materiale...
Cosa ti ricordi, invece, di L’altro Inferno e di La vera storia della monaca di Monza?
Li abbiamo girati insieme, a villa Mussolini, sulla Tiburtina. Al tempo cercavamo sempre di mettere in piedi due film alla volta, sfruttando le stesse scenografie, così se uno andava male ti salvavi con l’altro. Comunque in questi due film ho fatto il fotografo di scena e basta. Non mi ricordo granché... Però ho conosciuto Zora Kerowa, una persona fantastica, e col tempo siamo diventati molto amici. Pensa che con la pellicola che era avanzata ho girato un corto di 30 minuti con Zora, il figlio di Alida Valli (Carlo De Mejo – ndr) e con un tale che era il fidanzato di Franca Stoppi, non ricordo il nome. Si chiamava L’androide e in un certo senso anticipava Blade Runner....
L’Androide?
Si. La storia era molto bella: due tizi sono in metropolitana, stanno conversando. Uno dei due dice all’altro che dal giornale, ha appreso che sulla terra girano degli androidi, del tutto identici agli esseri umani. L’uomo si impressiona a tal punto che comincia a pensare che sua moglie è un androide. La comincia a spiare, inizia ad avere paura di lei, finché, ad un certo punto, la uccide, rendendosi conto, però, che era un essere umano. La polizia l’arresta e alla fine scopriamo che l’androide era proprio il suo amico, e il film termina con un primo piano di Carlo De Mejo con gli occhi luminosi... Era venuto molto bene, tanto che Bruno Mattei voleva addirittura ricavarne una serie per la televisione, che poi non si fece...
So che non ne parli volentieri, ma credo sia necessario fare chiarezza sul tuo coinvolgimento nella Peg Cinematografica e sul terzetto di hard che portano il tuo nome...
Questa è una cosa che mi infastidisce non poco. Sono stato truffato, perché mi sono fidato troppo di Bruno Mattei. Dovevo molto a Bruno, è grazie a lui se sono entrato nel cinema, ma con me si è comportato veramente in maniera scorretta. Ora ti racconto tutto: mentre lavoravo ai film della Beatrice, Bruno mi dice che c’era la possibilità che mi avrebbero prodotto un film tutto mio, perché avevano visto che ero bravo e che sapevo lavorare con poco. Mi convocano alla Peg Cinematografica - dietro la quale c’era un individuo di Torino, uno che lavorava per la Fiat, non ricordo il nome, comunque era quello che metteva i soldi – e mi dicono che mi avrebbero fatto girare un film horror. L’unica clausola era che, per motivi fiscali, avrei dovuto intestarmi la società così che ne risultassi l’amministratore. Io mi intendevo di cinema, sul lato tecnico ero un esperto, ma sul lato amministrativo ero uno sprovveduto e loro è su questo che hanno giocato. Mi hanno fatto firmare decine di carte , con la conseguenza che sono stato per quindici anni in causa, perché la società aveva accumulato debiti su debiti e io risultavo l’unico responsabile. Fortunatamente, dopo anni, sono riuscito a provare davanti al giudice la mia estraneità.
Quando ti sei reso conto che non intendevano produrti un horror?
Quasi subito. Venne da me Bruno e mi disse: «Guarda, prima di fare un horror dobbiamo fare questo film» e mi sottopose una storia molto carina, che poi abbiamo sceneggiato insieme ed è diventata Gocce d’amore. Anni dopo sono venuto a sapere che la storia non era neanche originale, poiché Bruno l’aveva tratta da un film greco che aveva montato negli ’60 Lesbia o qualcosa del genere (Lesbo – ndr). Roba da matti... Comunque inizio a lavorare a questo film, che era semplicemente un erotico e non un porno, e dal momento che credevo molto nel progetto c’ ho addirittura investito dei soldi...
Ma il film, quindi, lo hai diretto tu?
Si, Gocce d’amore l’ho diretto tutto io e con una cura particolare. Avevo prestato molta attenzione alla fotografia, ai tagli di luce. L’avevo girato tutto con le tele, era molto bello sul piano visivo, sembrava un film russo.
Perché avevi scelto Tarquinia come location?
Perché avevo delle conoscenze lì, che mi permettevano di girare all’interno del circolo del golf e al museo. Poi ci sono le tombe etrusche... Paesaggisticamente era una location fantastica.
Quanto durarono le riprese e qual’era il budget del film?
Gocce d’amore costò complessivamente 50 milioni e lo girammo tutto in sette/otto giorni.
Avevi curato personalmente la scelta del cast?
Avevo personalmente scelto Zaira Zoccheddu, perché aveva fatto un bellissimo provino. Il resto degli attori mi sono stati imposti da Bruno Mattei. Guia Lauri, ad esempio, che era la moglie di un avvocato, è stata voluta a tutti i costi da Bruno Mattei. In seguito ho capito perché, a quel tempo non la conoscevo. Anche Sabrina Mastrolorenzi è stata voluta da Bruno, dopo che aveva saputo che non aveva particolari problemi a girare scene di sesso. Io Sabrina l’avevo conosciuta tempo addietro, perché dovevamo fare una cosa per la televisione, che però non andò in porto... Ma mi sembrava una ragazza di ben altre ambizioni.
Terminato il film cosa successe?
Successe che Bruno Mattei riconvocò gran parte degli attori e girò una sequela di scene pornografiche da inserire nel film. Non dettagli, intendiamoci: aveva completamente rigirato le scene, usando gli stessi attori del film, più un’altra attrice, un’olandese(Pauline Teutscher – ndr), che non faceva parte del cast originale, ma che Mattei usò soltanto per degli inserti. Tutte queste scene hard andarono a sostituire le scene originali. Il risultato è infimo. Inoltre, tutto il film era stato girato in formato panoramico, mentre le sequenze pornografiche sono state girate e montate in 1:33:1, con una prevedibile distorsione dell’immagine...
Purtroppo, oggi è possibile visionare solamente la versione hard...
La versione originale di Gocce d’amore non è mai uscita, ma ti assicuro che era tutt’altra cosa. Non c’erano scene pornografiche, era un film molto bello. L’unica scena, diciamo, un po’ più osé è quella in cui si vede Zaira che mette la mano sul pisello di Alfonso Gaita. Ma anche quella era girata con eleganza, con il giusto taglio di luce... Purtroppo non ho più la copia di questo film, perché la prestai a Zaira e non l’ho più riavuta... Comunque il film andò malissimo all’epoca: uscì e fu subito sequestrato, credo a Civitavecchia. Persi anche i soldi dei Regionali...
C’è un piccolo mistero legato al cast di questo film: nei titoli di testa compare il nome di Andrew Ray, pseudonimo di Andrea Aureli. Ma nel film non c’è questo attore...
Andrea Aureli c’era eccome, e interpretava la parte del direttore del circolo del golf, amico del protagonista. C’era una lunga sequenza dove si vedeva Mario Novelli recarsi al circolo e confidare i suoi problemi personali all’amico, e questo amico era appunto Aureli. Tutta la sequenza, nella versione corrente, è stata sostituita da materiale pornografico. Ti ripeto: la copia che circola non fa testo, non c’entra niente col mio film...
Il secondo hard prodotto dalla Peg è La collegiale si diverte, uscito nelle sale col titolo Una ragazza vogliosa...
Questo l’ha girato tutto Bruno Mattei, io non c’entro nulla...
Di Sapore di zia invece cosa mi puoi dire? In questo film figuri anche come attore....
In Sapore di zia ho girato tutte le sequenze oniriche, che poi sono quelle che mi vedono protagonista. Due giorni di riprese in campagna,non ricordo esattamente se a Morlupo o a Manziana, il resto l’ha girato Bruno, credo con Luigi Ciccarese come direttore della fotografia, perché io non ero portato per certe cose... Comunque in sette giorni il film era pronto. Ho fatto l’attore perché non sapevo chi altro mettere... C’è però un aneddoto curioso legato a Sapore di zia: mentre stavamo girando il film, venne da noi Moana per fare un provino...
Moana Pozzi fece un provino per il film?
Non per Sapore di zia, ma per fare un altro film che poi non abbiamo più fatto. Feci io stesso il provino a Moana, che all’epoca non era nessuno...
E che impressione ti fece?
Si vedeva che era una grande persona. Io ci parlai una mezz’oretta, ma era chiaro che aveva classe. Era molto affascinante, nel modo di porsi, di parlare... Alfredo Privetti, che sta girando la fiction sulla storia di Moana, mi ha chiamato sul set per farmi fare un cammeo: un regista che fa il provino a Moana. Ma è stato un caso, non sapevano che in passato avevo fatto sul serio l’audizione a Moana, e quando ho detto questa cosa, Violante Placido ha voluto che le raccontassi tutto: le espressioni di Moana, il modo di parlare, quello che le chiesi e come lei reagì... E alla fine abbiamo fatto tutto esattamente come era successo nella realtà. La scena che vedrai nella fiction è esattamente il mio incontro con Moana...
A proposito di cammei: nel film Altri desideri particolari di Andrea Bianchi ti ho riconosciuto in un piccolo ruolo...
Altri desideri particolari?
Mai sentito...
Forse lo ricordi con il titolo di lavorazione: Una tra loro .
Ah, ho capito qual è. In quel film ho fatto l’aiuto regista ad Andrea Bianchi, e, come al solito, mancava un attore e sono passato davanto alla macchina da presa. Ma era una comparsata e niente più... Il film era una co-produzione con la Francia: infatti le due protagoniste erano francesi...
Questo è un film girato in doppia versione...
Davvero? A me non risulta... Le protagoniste, effettivamente, erano pornostar in Francia, ma non mi pare proprio che si girarono scene pornografiche per questo film. Credo proprio di no, perché era un giallo, in fondo ... Un po’ spinto, ma un giallo... Invece ricordo che si girarono un gran numero di scene hard per quei due film ambientati nell’antica Roma che ho fatto con Bruno Mattei...
Caligola e Messalina e Nerone e Poppea...
Esattamente. Anche questi due film sono stati girati insieme ed erano co-produzioni con la Francia. C’era il produttore francese, Antonio Passalia – che si faceva chiamare Anthony Pass ed era una persona simpaticissima – che aveva fatto venire una sua troupe dalla Francia e girò un gran numero di scene hard, con le gli stessi attori del film e sugli stessi set.
In Italia queste scene non si sono mai viste...
E mai si vedranno, perché in Italia i film erano della Titanus. Queste scene furono “dirette” da Passalia stesso, che le girò con Luigi Ciccarese, esclusivamente per il mercato estero. Anzi: una di queste scene l’ho dovuta girare io, perché avevamo due telecamere, mancava l’operatore francese e quindi, per fare un favore a Passalia, gli ho girato una scena porno insieme a Luigi, che teneva l’altra macchina da presa. Gli attori del film, i francesi, erano tutti attivi nell’hard nel loro paese....
Che ricordo conservi di questi due film?
Ci siamo divertiti, e poi, rispetto agli standard della Beatrice erano produzioni molto ricche. Avevamo occupato ben tre teatri. Avevamo un infinità di costumi, scenografie curate, erano quasi dei kolossal.. Certo c’ era il consueto pressappochismo: ad esempio molte scene sono state girate a Villa d’Este, e nella scena della festa con i centurioni si vede la famosa fontana di Villa d’Este. Ma ai tempi dei Romani non esisteva Villa d’Este! Ѐ un errore madornale! Io a Bruno lo dissi: «Guarda non possiamo girare qui, si vede la fontana...», ma a Bruno non importava, diceva «Ma che ce frega, ma chi li deve vedè ‘sti film». E forse aveva ragione, perché veramente erano film destinati al terzo mondo. Chi se ne sarebbe accorto della fontana?
Passiamo invece Blade Violent – i violenti e a Violenza in un carcere femminile...
Sono stati girati insieme: uno l’ha firmato Bruno Mattei e un altro Claudio Fragasso. Io ho fatto il fotografo e, quando necessario, ho rigirato alcune scene. Su questi set ho conosciuto Laura Gemser e Gabriele Tinti, due persone deliziose. E ho stretto i rapporti con Claudio Fragasso e con sua moglie, Rossella Drudi. Siamo diventati molto amici, ci frequentavamo spesso e con Rossella ho scritto un film bellissimo che si chiamava Ordinaria Sopravvivenza...
Ordinaria Sopravvivenza era un film molto ambizioso, che purtroppo è rimasto senza una distribuzione...
Era un capolavoro. Il tema era la pedofilia, che nel ’91 era tutt’altro che scontato. Purtroppo il film era stato prodotto da Mauro Berardi attaverso il fondo intervento della Banca Nazionale del Lavoro. Il produttore invece di restituire i soldi, li ha investiti in un altro film: Non chiamarmi Omar. Ѐ stato il disastro: la società di produzione – la Yarno Cinematografica- dichiara il fallimento e la Banca mette sotto sequestro il mio film. Adesso mi concedono di proiettarlo solamente a scopo culturale, nei festival o nelle Università... Era un film bellissimo, che vinse molti premi. In certo senso anticipava i tempi...
Dove lo avevi girato? A Corviale?
No, a Tor Sapienza. Volevo girarlo a Corviale, ma non era proprio possibile... Comunque tutti gli interni sono stati ricostruiti in studio, alla De-Paolis.
Ordinaria sopravvivenza non è l’unico tuo film rimasto senza una distribuzione...
No, ce ne sono altri. Pietralata ad esempio. Era un film sul cinema, girato in bianco e nero in omaggio a quell’irripetibile stagione del neorealismo. La vicenda offre un ritratto dell’ambiente cinematografico degli anni 50/60 e nello stesso tempo è una metafora sulla situazione attuale. Il film è incentrato sulla storia personale di due attori, sulla soglia dei cinquanta anni. Ancora insistono per voler fare un film, ma in Italia il cinema non si fa più. Alla fine la loro rinuncia costituisce una metafora della morte del cinema. Pietralata l’ho prodotto con Massimo Bonetti e ci sono diversi cammei di personaggi famosi: Maurizio Costanzo, Enrico Ghezzi... Un altro film che ho fatto e che giace ancora in un limbo è Onora il padre e la madre: credo ci sia ancora in corso una causa per via del titolo, che ci è stato rubato. La vicenda si ambientava nella Calabria degli anni ’80 ed era incentrata sul rapporto di una ragazza con i suoi genitori. Un film molto delicato, ancora inedito. Lo avevamo girato in tre settimane e l’aveva prodotto la Rai. Non capisco perché ti fanno fare i film, se poi non li fanno uscire...
Attualmente di cosa ti occupi?
Attualmente mi sto dedicando alla Nuova squadra che sta avendo molto successo. Poi dovrei partire per il Costa Rica per fare un film, una cosa grossa, ma preferisco non parlarne... Ѐ ancora troppo presto.
Alessio Di Rocco