01/08/2009
DOMIZIANO CRISTOPHARO
House of the Flesh Mannequins: esordio alla regia di un artista che fa tremare l'Italia, citando Powell, Polanski e Fulci...
A partire da giugno, finalmente la tua opera prima, House of the Flesh Mannequins, viene distribuita in DVD per Terre Sommerse. È lo sbocco finale di un percorso produttivo che è iniziato da molto, molto prima, e di cui il web ci ha rivelato di volta in volta traversie, progressioni e quant’altro. Ce ne vuoi parlare?
Non mi aspettavo tutta questa risonanza. Un po’ di polverone per le scene dei performer sì, ma l’Italia dei valori della famiglia si è scandalizzata un anno prima per l’aver osato da parte mia accostare una nota pornostar ad una donna incinta di 6 mesi. Che pena a volte dover riflettere su queste scemenze. E dire che io che ho 35 anni sono stato cresciuto dal cinema italiano a forza di stupri, incesti e necrofilia. Terre Sommerse è una piccolissima e coraggiosa label culturale che vanta nomi eccezionali nel suo entourage: non potevo finire in mani migliori.
Nel tuo presente ci sono diversi altri progetti in fase di avviamento. A che punto sono, produttivamente, i vari Erotika ’70, La casa dal giardino di pietra e The Palace of Wonders? Che tipo di strada hai scelto per la loro realizzazione?
Semplicemente scelgo la strada più veloce, quella che mi permette libertà di espressione senza censure o richiami commerciali e quella che soprattutto è concreta. Io avvio diversi progetti contemporaneamente per diverse fasce di investimento produttivo. In questo modo non rischio di restare senza far nulla. Dei tre progetti che hai citato, è ora in realizzazione Palace of Wonders in cui ho richiamato la grande Irena Hoffman ad affiancare un inedito Francesco Venditti e un ancor più inedito Giampiero Ingrassia!
Quali sono le tue fonti d’ispirazione? A parte Powell che citi apertamente nel tuo film, mi sembra che il cinema degli anni ’70 – non solo quello italiano – sia un punto di riferimento molto importante…
Fellini, Polanski, Bava, Bob Fosse, Fulci, Powell e Leo Marks son stati dei grandi innovatori.
La tua opera prima è stata girata interamente negli Stati Uniti. Pensi che in Italia sarebbe difficile realizzare un film del genere, o anche soltanto un film, più semplicemente, “di genere”?
In Italia mi è stato impedito proprio di farlo... Per quello sono andato a cercare ascolto in America. Qui mi han sbattuto in faccia la sceneggiatura per 2 anni perché piena di sesso e violenza, quel che propone la Tv in pratica, e che è ad oggi il suo unico modo di fare audience, e perché non c’era un lieto fine…
Pierpaolo De Sanctis