Intervista a Yoshiki

Parla il leader degli X Japan

Ciao Yoshiki. Abbiamo appena visto il film We Are X e lo abbiamo adorato. Una delle prime cose che ho notato nel film è la presenza di Stan Lee, che non solo è un tuo ammiratore, ma ti ha anche dedicato un fumetto. Ti senti un po’un Supereroe?

Beh, un po’ forse mi ci sento (ride). Sai, da un certo punto di vista ogni Rockstar ha qualcosa del  Super Eroe. Comunque, scherzi a parte, mi sono sentito incredibilmente onorato e grato  che il grande Stan Lee mi abbia scelto per far parte del suo mondo di Super Eroi.

A giudicare da quello che si vede nel film, si direbbe che i tuoi Super Poteri siano la vitalità, l’entusiasmo, un grande amore per la vita ma soprattutto un’incredibile resistenza a tutti i tipi di dolore, fisico o mentale, che hai affrontato durante la tua carriera. Sei d’accordo?

Concordo, soprattutto per la mia resistenza al dolore fisico. Infatti, mi sono da poco ripreso da un intervento molto complicato e doloroso al collo. Era talmente messo male che mi hanno dovuto inserire un disco cervicale artificiale. È stata la conseguenza inevitabile del mio modo di suonare la batteria, che, a suo modo, è una specie di Super Potere. Quando suono la batteria, è come se il dolore non esistesse, ma poi ne pago le conseguenze. Mi rendo conto di avere  un atteggiamento quasi suicida per la foga che ci metto quando suono. Quindi direi che  la mia resistenza è un po’un Super Potere.

La tua resistenza al dolore è ormai leggendaria, considerando che soffri anche di asma. Sono rimasto quasi sconvolto da quelle scene di repertorio in cui alla fine di ogni concerto degli X Japan ti si vede collassare alla batteria. La cosa incredibile è che il pubblico andava in delirio e pensava che facesse parte dello show, quando invece tu stavi letteralmente lottando per la vita perché non respiravi più.

Già, è tutto vero. Ma rientra nel mio concetto di sacrificio e sofferenza che infondo nel mio modo di suonare, di cui ti accennavo prima.

Rimanendo sempre in ambito di acciacchi e dottori, nel film ti si vede spesso circondato da personale medico che ti inietta antidolorifici e ti sottopone a esami in continuazione. Mi è rimasta comunque impressa una scena in cui un chirurgo americano esamina la tua mano, lesionata in più punti e ti suggerisce di suonare con meno energia e più tecnica. Hai mai seguito il suo suggerimento?

Non ci posso fare nulla. Per me suonare deve combinare potenza ed efficienza. A giudicare dalle svariate operazioni chirurgiche che ho subito direi che la potenza è il mio cavallo di battaglia. E poi, insomma, il rock n’roll è anche questo. Quindi direi che alla fine non ho seguito il suo suggerimento

Comunque, in generale  la cosa che più spicca nel film è la tua completa trasparenza e sincerità nel parlare della tua famiglia, dei tuoi amici più cari e dei tuoi sentimenti. Non eri un po’spaventato di dover confessare ad un regista, perdipiù occidentale, il tuo lato più intimo?

All’inizio ero abbastanza spaventato e durante le prime interviste fatte con Stephen (Kijiak, regista del film) mi sentivo imbarazzato e a disagio. Poi ho pensato che queste interviste potevano avere per me un significato terapeutico, come in una seduta psichiatrica, e allora mi sono lasciato andare e sono stato in grado di mettermi a nudo davanti alla telecamera e a parlare di ogni argomento.

Ed è quello che traspare dalle interviste: una sincerità disarmante. La tua commozione e le tue lacrime colpiscono e arrivano al cuore proprio perché autentiche. In particolar modo, l’emozione traspare in modo evidente quando parli di tuo padre, o meglio della sua perdita. Un evento che immagino sia stato devastante per te. Mi ha fatto pensare ad un altro artista la cui opera è legata indissolubilmente alla perdita del padre: sto parlando di Roger Waters. Lui ha saputo elaborare questo lutto dando alle sue composizioni una grande connotazione molto politica e polemica. Tu invece come sei riuscito ad elaborarlo?

Sai, io credo che la morte di mio padre, che si è ucciso quando avevo solo 10 anni, abbia avuto un impatto enorme su tutto quello che ho fatto in seguito o meglio in quello che sono tuttora. C’è un legame indissolubile tra quella perdita e la mia personalità, anche sotto il profilo artistico. Un’emozione così forte doveva necessariamente essere incanalata in una maniera creativa ed è per questo che molte mie canzoni parlano di morte e di perdita.

Credo che We are X sia trai migliori Rockumentary mai realizzati. Per certi versi è simile a Metallica: Some kind of Monster, ma come spirito lo trovo più vicino a Anvil: The Story of Anvil. Come in quel film, in We Are X c’è il ritratto commovente e divertente di una band il cui motto sembra essere “mai arrendersi”. Tu che ne pensi?

Ovviamente conosco e adoro entrambi i film che hai citato. E sono d’accordo con te, perché con X Japan abbiamo vissuto drammi terribili, ma non ho mai perso la fiducia nella band e siamo ancora qui, più rock che mai.

Tutto questo, però, sembra andare abbastanza controcorrente rispetto ai cliché del rock e ai suoi slogan classici tipo “sesso droga e Rock n’Roll” oppure “Live Fast, Die Young”. Il motto degli X Japan e soprattutto il tuo sembra essere: “Sii te stesso, supera i tuoi limiti e non abbandonare mai i tuoi sogni”

Esatto… quello che hai detto è il mio motto, a cui aggiungo “nulla è impossibile”. Se c’è la volontà, se credi in quello che fai, non c’è sogno che non si possa realizzare. Dei sogni che avevo in gioventù ne ho già realizzati tanti, ma ogni volta se ne materializza uno nuovo. E finché vivrò, continuerò a lottare per far sì che questi sogni diventino realtà.

Parlando di sogni da realizzare, in una delle prime scene del film ci siete voi di fronte al cartellone che annuncia il vostro concerto al Madison Square Garden. E si sente chiaramente uno di voi che dice, con un tono semi-serio “stavolta conquisteremo l’America” Pensi che dopo quel concerto siate riusciti nell’impresa?

Quel concerto  è stato un trionfo per noi. Quindi direi che siamo proprio riusciti a conquistare l’America (ride). Quel concerto ci ha dato anche nuova energia e così stiamo per iniziare a registrare un nuovo album, dopo circa 20 anni di assenza da uno studio di registrazione. E non vediamo l’ora di poter suonare i nuovi pezzi in giro per il mondo.

Immagino che adesso siate pronti anche a conquistare il resto del mondo e l’Europa

Ci puoi scommettere; siamo prontissimi. Perché….WE ARE X!