69° Mostra internazionale d’arte cinematografica

Il 2013 è stato l’anno del braccio di ferro tra i due contendenti al titolo di “cineasta più cool del nuovo Millennio”: Quentin Tarantino e Nicolas Winding Refn.
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In occasione della 69° Mostra internazionale d’arte cinematografica, benvenuti al consueto appuntamento col Dizionario dei migliori e peggiori film dell’anno.
Strana annata questa del 2013; non proprio felice. La prima cosa che balza prepotentemente all’occhio è che è mancato il Film, il Film, con la maiuscola, che mettesse d’accordo tutti. Certo, come ogni anno, ci sono state le sorprese gustose e le cocenti delusioni. Ognuno si è creato i propri miti e le proprie antipatie, che scoprirete leggendo le schede del dossier, ma non c’è stata la rivelazione. Come sempre si è privilegiato un certo tipo di
cinema così detto “nocturniano”, che, a questo punto della nostra storia, dopo vent’anni, non staremo di certo a definire nuovamente. Si è scelto di escludere dal computo la commedia all’italiana, a cui abbiamo preferito dedicare un articolo a parte, perché, secondo noi, è quanto di meno “nocturniano” possibile.

Mancano dal Dizionario anche quei film che erano compresi nell’annuario passato e che sono stati distribuiti tardivamente da noi, come The Raid, Holy Motors e The Bay, tanto per citarne alcuni tra i più significativi.
Abbiamo però inserito, oltre alle consuete “top 10” dei redattori, anche le “top delusioni” e tracciato quella che potrebbe essere la “top ideale” della rivista, al di là delle nostre singole preferenze. Starà a voi, poi, dirci se abbiamo gli stessi gusti o se stiamo prendendo strade diverse. Molti di voi sono cresciuti con Nocturno e Nocturno è cresciuta con voi, mi sembra necessario a un certo momento fare il punto della situazione.

 

SCONTRO DI TITANI

Il 2013 è stato l’anno del braccio di ferro tra i due contendenti al titolo di “cineasta più cool del nuovo Millennio”: Quentin Tarantino e Nicolas Winding Refn. Entrambi hanno fatto una sorta di omaggio alla tramontata gloria dello spaghetti western, il primo in maniera esplicita con Django Unchained e il secondo, in maniera un po’ più criptica, con Solo dio perdona.

A uscirne con le ossa rotte, almeno stando agli incassi, è stato il regista “danese”, anche se il suo film conservava in maniera più precisa e profonda l’anima del genere, mentre “l’americano”, come di consuetudine, si è messo a scherzare con gli ingredienti trasformando l’epico “spaghetti” in una parodia buona per tutti i palati. Meglio per lui, che fa soldi a palate, e peggio per noi che, tra continue rivalutazioni posticce e false citazioni, non riusciamo a ritrovare la ferocia del bel cinema che fu.