Antichrist

“Ogni disprezzo della vita sessuale è il vero e proprio peccato contro il sacro spirito della vita”. (Friedrich Nietzsche, L’Anticristo)
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Sulle note di un Lascia ch’io pianga di struggente bellezza, le immagini al ralenti, in bianco e nero, mostrano una coppia avvinta in un amplesso, mentre in un’altra stanza un bimbo esce dalla culla, s’arrampica sulla sedia accanto al tavolo, quindi sul tavolo accanto alla finestra, si sporge e precipita giù sul marciapiede, in mezzo alla neve, non prima d’aver rovesciato sul pavimento tre statuette:  Pain, Grief e Despair, presagio di ciò che attende i protagonisti e lo spettatore attonito. Dolore, Afflizione e Disperazione. I Tre Mendicanti.

Con questo atroce incipit e una penetrazione in slow motion di paradossale eleganza, in Antichrist il sesso esplode con la potenza di una supernova, generando un senso di colpa troppo grande per essere contenuto da un’anima sola. E quei pochi attimi in cui l’atto sessuale sembrava fonte di godimento saranno unici e irripetibili, perché da quel momento in poi, e per un’ora e quaranta, il sesso verrà declinato in molte forme possibili, ad esclusione della sua forma canonica, quella legata al Piacere.

 

IL SESSO COME SENTIMENTO

Una stanza d’ospedale. Lo zoom sul gambo dei fiori immersi in un vaso ci suggerisce la fase di marcescenza del rapporto fra lo psicanalista (Lui) e la sua compagna (Lei). La donna giace su un letto d’ospedale, devastata dal lutto e dal rimorso. La psiche ha mandato in frantumi il corpo. A un mese dalla perdita del figlio, Lui decide di farne la sua paziente, convinto – con illuministica tracotanza – d’essere in grado di riportarla alla normalità. Lei lo guarda, stranita. Come fa ad essere così lucido? La pacatezza con cui la blandisce è innaturale, e parte la prima di una sequela di accuse: «Per te è indifferente che tuo figlio adesso sia vivo o morto». Più si dimostra paziente, tollerante, accondiscendente, più la rabbia della compagna monta dentro. «Capisco». «No, tu non capisci. Capisci tante cose, ma non questa». E qui Lei tenta il primo contatto fisico dopo quel peccaminoso incipit: un bacio. Ha bisogno del suo corpo, la sua mente non le serve, non l’aiuta. Ma con il sesso Lui pare aver chiuso:  la mente è l’unica parte di sé che è disposto a concederle. E l’incomunicabilità spalanca il baratro.

 

IL SESSO COME ANESTETICO

I due si trasferiscono nella casa nel bosco, teatro dell’imminente nuova tragedia. Un bosco chiamato Eden, dove Lei – secondo la terapia d’urto prescritta dal medico/amante – dovrà affrontare le sue più grandi paure e andare alla radice della sofferenza. Stacchi sulla vegetazione, musica minacciosa: la Natura incombe. Lei cerca protezione nella casa, perché il viaggio nella paura da psichico è diventato fisico. Qui Lei lo cerca per la seconda volta. Ha bisogno del suo corpo, ma stavolta deve alleviare il dolore. Lui la ferma ancora. «Non è un bene per noi», dice. «Mi ami?», domanda lei. «Sì, certo». «Allora aiutami». Lui vorrebbe condurla nei recessi più oscuri della sua mente, ma il suo essere distante da ciò che analizza diventa il Male, e non se ne renderà conto se non quando il Male diventerà una forza incontrollabile, capace di devastare entrambi.

 

IL SESSO COME PULSIONE

La realtà comincia a sfaldarsi. Nel bosco compare una cerbiatta che tenta di espellere il feto morto e le certezze di Lui s’incrinano. Le ghiande vanno a schiantarsi sul tetto, lei afferma di riuscire a sentire il pianto di tutte le cose destinate a morire. Lui replica «Sono i tuoi pensieri che distorcono a realtà, certo non il contrario», ma la volpe ferita lo smentisce: «il Caos regna». E il Caos esplode quando Lei implora un nuovo contatto fisico. «Picchiami ti prego!». Al suo diniego Lei esce di casa, si sdraia al suolo e si masturba furiosamente, rivolta alla luna, come in un rito dionisiaco. Non c’è forza che possa trattenerla adesso, il richiamo è diventato un ordine. Il sesso è una potenza oscura. La Natura è la Chiesa di Satana.

 

IL SESSO COME POSSESSO

Epilogo della follia. Lei è diventata un’Erinni, lo guarda con odio: «Mi vuoi lasciare!», e gli sale a cavallo, quasi a marchiare la sua proprietà con un amplesso. Poi la lotta. Lei lo stordisce, colpisce i suoi genitali in modo terribile, lo masturba facendo uscire il sangue e avvita una pesante mola alla sua gamba per impedirgli di fuggire. Lui cerca riparo nella tana abitata da un corvo. Lei si taglia il clitoride con un paio di forbici. I Tre Mendicanti entrano in casa: Pain (la Volpe); Despair (il Corvo); Grief (la Cerbiatta). Siamo all’ultimo, delirante, atto.

 

NIETZSCHE, IL SESSO E LA COLPA

Questo finale è costato a Lars Von Trier la fama di misogino. Ma di fronte ad Antichrist, una sola interpretazione non basta. La simbologia è complessa, i significati si stratificano, si elidono. C’è chi lo descrive come un viaggio fisico nell’inconscio femminile, chi come il ritratto di un’anima tormentata, chi come un horror in cui una donna comprende d’essere una strega e viene a patti con la propria malvagità. C’è chi – infastidito dall’ambiguità dei significati – dice che Von Trier si diverte come un ragazzino a lanciare schizzi di merda sul muro per poi lasciare ai critici l’interpretazione artistica del risultato. Ma le sue immagini sono indubitabilmente belle, affascinanti, potenti.

Nelle interviste ha dichiarato d’aver girato il film tenendo in mano una copia dell’Anticristo di Nietzsche, in un periodo di profonda depressione. Era sottoposto ad analisi, si narra che facesse fatica ad andare sul set. Dice d’essere partito con l’idea di voler girare un banalissimo horror e di aver mescolato le carte. È difficile credere a qualsiasi versione, il genio danese è uno spudorato trickster.  Di certo c’è che è riuscito ad esprimere – contemporaneamente – la sua angoscia nei confronti del genere femminile (così intimamente legato alla visione di una Natura malvagia e caotica) e – d’altra parte – una profonda insofferenza per la morale cristiana, causa scatenante del Senso di Colpa (Nietzsche, senza dubbio), nonché suprema generatrice di malattie mentali.

Del resto, un film che mostra una discesa verso il Caos non potrebbe offrirsi alle coscienze degli spettatori con una spiegazione univoca: avrebbe fallito nel suo intento. Per poter essere efficace, Antichrist deve essere oscillante e contraddittorio. Lei è malvagia? Lui è un presecutore? La Natura è Madre o Matrigna? A una richiesta diretta di spiegazioni sulla sua simbologia (tratta, pare, dai suoi viaggi onirici) Von Trier ha replicato: «Ci sono cose che non è bene spiegare o analizzare. E, per di più, le mie spiegazioni appaiono sempre banali e stupide». Chissà che ne avrebbe pensato Tarkovsky, a cui Antichrist è dedicato.