regia:
Larry Charles
interpreti:
Sacha Baron Cohen, Ben Kingsley, Anna Faris, John C. Reilly, Megan Fox, Edward Norton
soggetto:
Sacha Baron Cohen
sceneggiatura:
Sacha Baron Cohen, Alec Berg, David Mandel, Jeff Schaffer
fotografia:
Lawrence Sher
anno:
2012
produzione:
Four by Two Films
paese:
Usa
voto:
12/06/2012 - Film in sala
IL DITTATORE
Il dittatore segna il superamento del mockumentary, portato avanti in Borat e in Bruno e con un forte gesto anticonformista sceglie il ritorno allo script compiuto...
Aladeen, tirannico, misogino e bellicoso oppressore di Wadiya, si reca a New York per rendere conto del proprio operato alle Nazioni Unite. Gli eventi lo porteranno a confrontarsi con la democrazia mentre si innamora di una ingenua attivista.
Sacha Baron Cohen è la più scomoda e travolgente forza comica del cinema attuale. Inglese educato ad Harward, nipote di un sopravvissuto all'Olocausto ed ex attivista politico, Cohen si è calato nella fossa degli orrori della storia recente ed ha estratto l'essenza delirante di vari dittatori contemporanei - da Gheddafi ad Assad a Kim Jong II, cui è dedicata la pellicola - per ricavarne un riso che è arma di sopravvivenza. Il dittatore segna il superamento del mockumentary, portato avanti in Borat e nel più volatile Bruno (film che ribaltavano la dicotomia realtà/finzione), e con un forte gesto anticonformista sceglie la “classicità”, il ritorno allo script compiuto: Cohen si affida alla convenzione della sceneggiatura per mettere in risalto, paradossalmente, il valore anarchico della sua analisi.
Consapevole del valore ritmico dell'ellissi e della sorpresa, Il dittatore si lega ad un modo di fare cinema tipico del muto e degli anni '30, di cui riproduce il perfetto tempismo comico (il film dura 83 minuti, a differenza della verbosa prolissità di tante commedie contemporanee). L' umorismo di Cohen ha radici nello spirito oltraggioso dei Marx Brothers o del Lubitsch di To be or not to be, di cui attualizza la satira arguta in una commedia ingiuriosa e senza ritorno. Libero da sottigliezze tonali o allusive, il suo registro trasforma lo slapstick in sfregio: le battute sono cariche esplosive, la sua parodia denigratoria si strappa il tragico di dosso per ridere delle proprie miserie. Cohen è un comico/kamikaze, e solo lui poteva riprendere una tipica gag alla Harold Lloyd (Aladeen si ritrova a penzolare pericolosamente tra due grattacieli) e dargli un twist irresistibile quanto volgare.
Nella società in cui viviamo, la volgarità è l'unico linguaggio possibile; per questo Cohen “stupra” la dolcezza di Chaplin (il film ripercorre la struttura del Il grande dittatore, dall'equivoco del sosia fino al dialogo edificante) e la rovescia in umorismo basso e scatologico. Cohen irride tutto, categorie sociali, minoranze etniche, capitalismi e buonismi equosolidali, con un occhio mai approssimativo nè scadente. Il politically correct è trattato nella sua sostanza - uno strumento complice e malato di una società basata sull'inganno, il cui fine è la totale rimozione della coscienza individuale. Il dittatore se ne frega e fa ridere scherzando su stupri, torture, aborti e sulla morte, lasciandoci col nostro divertimento colpevole. La sua farsa brillante e spietata ride persino della propria misantropia.
Il fattore N: il trasformismo di Anna Faris, l'unica giovane attrice americana al di là del corpo (con cui dimostra di saper giocare), dal talento naturale e sinceramente devoto alla causa della commedia.
Marcella Leonardi