Alberto Cavallone - lo dicono in tanti e ce lo disse lui stesso per primo - teneva moltissimo a
Maldoror, che citava sempre come il suo “ultimo film”. Visto anche il tessuto autobiografico della storia: l’impossibilità per un regista di girare una pellicola ispirata all’opera di Lautréamont in piena libertà e, al contempo, la lacerante fine di un amore. Che cercasse quindi, nel tempo, di recuperarlo, dandogli visibilità, era più che ovvio. Questo successe di sicuro nel 1979: sul
Giornale dello Spettacolo - il 22 settembre di quell’anno - un flano annunciava infatti come pronto un film dal titolo provvisorio
Blue Ecstasy, diretto da Alberto Cavallone e tratto da
I canti di Maldoror. E due mesi più tardi, a dicembre, intervistato da
Repubblica circa il programma Rai
Dentro e fuori la classe, del quale aveva curato la regia, Alberto annunciò come prossima l’uscita di un suo film «tratto da
I canti di Maldoror, intitolato
Il dio selvaggio». La premessa - sconfortante - è che l’impresa non gli riuscì, mai, né allora né in seguito, ma i dettagli meritano di venire raccontati.
La società che nel flano del Giornale dello Spettacolo presenta Blue Ecstasy si chiama 3G International, e ricerche su di essa hanno consentito l’identificazione dei tre titolari, cioé delle “tre G.” che si riferivano ai nomi propri dei soci: tra i quali, George Hilton. Non un omonimo, ma proprio il celeberrimo protagonista della stagione del western e del giallo all’italiana, che già diverse voci davano coinvolto, in incognito, sul finire degli anni Settanta, con la produzione/distribuzione cinematografica, in un momento di evidente recessione della sua carriera come attore. Va detto che Hilton, interpellato, dice di non avere mai avuto niente a che fare né con la 3G né con Alberto Cavallone, che conosceva soltanto di nome, “come tanti altri”. Va bene.
La 3G presenta - nel proprio listino distributivo 1979/‘80 - Blue Ecstasy, di cui nel tamburino citato del Giornale dello Spettacolo si leggono i nomi di quattro interpreti: Ajta (sic!) Wilson, Larry Hangler, Jane Avril e Sharry Buckanan (sic!). La Buchanan e la Avril, cioè Maria Pia Luzi, erano state le protagoniste femminili di Maldoror. Larry Hangler non si ha idea di chi sia o di chi possa essere. Ajita Wilson è invece il nome di punta, il primo nella lista. E siccome il trans nero non c’entrava nulla con il Maldoror del 1975, viene da pensare che questo nuovo film sia un’operazione di rimontaggio di materiale della pellicola inedita con del nuovo girato.
Che Cavallone avesse girato qualcosa con Ajita Wilson, lo sapevamo già da tempo, perché se lo ricordava Paolo Chizzola, un antiquario che di Alberto era amico, per il quale fece l’attore, e che gli mise più volte a disposizione il proprio night-club, a Borgo Pio, a Roma, per ambientarvi sequenze dei suoi film. Tuttavia Chizzola non ha mai saputo dirci che tipo di scene fossero quelle girate con Ajita da Alberto, né per quale film. Qui ci soccorre l’altra fondamentale testimonianza di Tony Askin, attore-agente che da Zelda (1974) in poi fu in costante rapporto professionale con Cavallone: si occupava dei casting fornendo attrici e attori ad Alberto e in Maldoror ebbe egli stesso un ruolo come interprete - era l’aiuto-regista del film nel film. Ajita Wilson fece parte per un certo periodo dell’agenzia di Tony Askin, il quale ricorda bene la circostanza in cui la statuaria attrice di colore girò con Cavallone: «Alberto doveva realizzare una scena in un bosco fuori Roma. Era una situazione tipo tortura, con una ragazza legata a due alberi per le braccia, nuda. Ajita le si avvicinava per stuzzicarla in modo lesbo... mi pare di ricordare che la stesse punendo per qualcosa che la ragazza aveva fatto. A quel punto, interveniva un uomo, che sodomizzava la ragazza, dopo averla slegata...». Cavallone era fissato con le situazioni di sodomia violenta.
«La ragazza legata, che faceva la vittima di Ajita, era una di quelle “volanti” - continua Tony - una bionda della Magliana, che diceva di essere una studentessa. Io l’ho rappresentato solo per qualche mese, poi sparì». Riflettendoci, Tony fa però affiorare dalla memoria altri particolari: «In precedenza, ‘sta ragazza l’avevo già portata a girare delle scene con Paolo Solvay. Eravamo andati nella villa di Gordon Mitchell, dove era stato ricreato lo studio di un dentista. Questo perché Solvay doveva girare alcune parti in più per l’Italia, scene hard, di un film erotico francese». E il violentatore nel bosco, quello che subentrava ad Ajita, chi era? «Si chiamava Nicola Miglio, un mio amico, uno estraneo al mondo del cinema. Nicola era uno dei due uomini, perché sul set c’era anche un ragazzo arabo, che Alberto conosceva e che era sempre pronto per questo tipo di scene». “Questo tipo di scene” sono, ovviamente, sequenze porno. Dalla location silvana, le riprese si trasferiscono poi in interni, nel night-club di Chizzola. Lì Cavallone continua a filmare cose tipicamente “alla Cavallone”: Ajita Wilson che amoreggia virtuosisticamente con un televisore portatile o fa il cane con in groppa un’altra attrice. Askin, raccontandocele, si fa anche venire in mente una situazione di sesso, nel guardaroba del locale, tra una ragazzina diciassettenne e un vecchio. Però si confonde con La gemella erotica, girato nello stesso night. Tony conclude: «Non ricordo se nel bosco, ma di sicuro nel night di Paolo era presente anche George Hilton. Era il produttore. Lui e Alberto si conoscevano bene...».
Il Maldoror reloaded del 1979/80, che si intitolasse Blue Ecstasy o che si chiamasse Il dio selvaggio, Alberto lo compì, lo terminò, lo montò, ne fece l’edizione, portando in porto tutta la trafila post-produttiva? Oppure rimase, anche quella volta, un progetto aperto, un opus imperfectum? Blue Ecstasy, dato come pronto nel settembre del 1979, a dicembre, quando Alberto viene intervistato da Repubblica, non è uscito nè uscirà mai in seguito. Resta invece da capire se le scene girate da Cavallone con Ajita, con Pauline Teustcher, con Nicola Miglio, l’arabo e le altre attrici, nel bosco e nel night, fossero in rapporto col progetto Blue Ecstasy o fossero cosa indipendente, destinata a tutt’altro film. Certo: se Hilton era davvero sul set, mentre si realizzavano quelle sequenze, in veste di produttore; se Hilton faceva parte della 3G; e se la 3G produceva Blue Ecstasy, allora c’è materia per un quasi sillogismo, onde sostenere che quelle scene facessero parte sì di un realizzando e annunciato come pronto Blue Ecstasy. D’altronde, non abbiamo modo modo di ricostruire a che anno risalga quella giornata di lavoro consumata tra il bosco fuori Roma e le riprese nel night. Tutto porterebbe a credere che si trattasse dell’estate del 1979, la stessa estate in cui Alberto girò Blow Job. L’unica certezza allo stato attuale delle cose, è che le sequenze documentate dalle foto non andarono mai a formare quel Blue Ecstasy che ci illudiamo possa farci recuperare per via traversa l’unica cosa che davvero ci interessa e importa, al di là di tutta la paccottiglia porno. Cioé il Maldoror del 1975.