regia:
Timo Vuorensola
interpreti:
Julia Dietze, Peta Sergeant, Udo Kier, Kym Jackson, Stephanie Paul, Götz Otto
soggetto:
Johanna Sinisalo, Jarmo Puskala
sceneggiatura:
Michael Kalesniko
fotografia:
Mika Orasmaa
musiche:
Laibach
anno:
2012
paese:
Finlandia/Germania/Australia
voto:
03/06/2012 - Film Inediti
IRON SKY
I nazisti si erano nascosti nella Luna e hanno atteso per decenni il momento di tornare all'attacco: una coproduzione finlandese, tedesca e australiana ci racconta come...
Stati Uniti, 2018: durante una missione verso la Luna alcuni astronauti scoprono per caso una base sconosciuta, costruita da nazisti "emigrati" nel 1945 per fondare il Quarto reich nello spazio. I superstiti e i loro discendenti stanno pianificando l'invasione della Terra..
Presentato (inspiegabilmente) alla Berlinale 2012 nella sezione Panorama, Iron Sky è il secondo lungometraggio diretto dal finlandese Timo Vuorensola, regista-autore-produttore già esponente del movimento Guerilla Filmmaking per la promozione del cinema indipendente. Il film abbraccia la filosofia “combattente” in pieno, rastrellando il budget per la produzione con il metodo del crowdsourcing: il 10% dei fondi arriva da fan, il resto è finanziato da case indipendenti finlandesi, tedesche e australiane – queste ultime responsabili della scelta degli attori, pescati in gran parte da serie TV australiane di successo.
Insomma, delle intenzioni ammirevoli (uscire dai circuiti creativi e produttivi tradizionali) combinate con un’idea potenzialmente ricca di spunti comici e demenziali (l’invasione nazista dalla Luna). Peccato che rimanga quasi tutto sulla carta perché Iron Skynon fa affatto ridere, e uscendo dal cinema è inevitabile pensarla come Fantozzi sulla Corazzata Potemkin. Lo sviluppo della trama è debolissimo, degno delle peggio commedie adolescenziali americane - la bionda va col nero, la mora va col biondo e via incrociando. I riferimenti blandamente satireggianti a Sarah Palin (che nel film è Presidente degli Stati Uniti, circondata un entourage di femmine dominatrici in tute di pelle nera) falliscono tutti l’obiettivo, suonando irrimediabilmente datati. Infine, il “Quarto reich” non riesce ad uscire da schemi comici obsoleti e ripetitivi, con il povero Udo Kier in evidente imbarazzo nei panni dell’ultimo Fuhrer.
Non si salvano dallo sfacelo generale neppure le scene di azione che fanno il verso alle superproduzioni sci-fi americane – ben girate, per carità, con un uso intelligente del 3D e della grafica computerizzata, ma non è un eccesso di zelo per una commedia demenziale che per il resto fa acqua da tutte le parti? Nonostante l’abbaglio preso dai selezionatori di Berlino, per una volta la distribuzione italiana ha fatto la cosa giusta, evitando di far uscire il film in Italia. Aridatece Fascisti su Marte.
Maria Carla Zizolfi