VIAGGIO IN PARADISO

titolo originale:

How I Spent my Summer Vacation

regia:

Adrian Grunberg

interpreti:

Mel Gibson, Peter Stormare, Scott Cohen, Bob Gunton, Dean Norris, Patrick Bauchau, Stephanie Nicole Lemelin, Gustavo Sánchez Parra, Sofía Sisniega, Daniel Giménez Cacho

sceneggiatura:

Mel Gibson, Adrian Grunberg, Stacy Perskie

fotografia:

Benoît Debie

musiche:

Antonio Pinto

anno:

2012

produzione:

Airborne Productions, Icon Productions DISTRIBUZIONE: Eagle Pictures

distribuzione:

Eagle

paese:

Usa

voto:



divs
03/06/2012 - Film in sala

VIAGGIO IN PARADISO

Mel Gibson fa quel che gli riesce meglio: sparare alla gente, in un pulp che ricorda la saga de El Mariachi di Rodriguez, con ralenti alla Peckinpah e un sottile humour nero di fondo.

Un ex cecchino dell'esercito (Mel Gibson) è inseguito dalla polizia statunitense dopo una rapina milionaria. Riesce a passare il confine con il Messico, ma viene subito arrestato da due poliziotti corrotti che gli rubano il frutto della sua rapina e lo sbattono nel carcere/favela di El Pueblito, governato con la forza dal dispotico Javi (Daniel Giménez Cacho) e la sua famiglia. Con l'aiuto di un ragazzino tabagista (Kevin Hernandez) e facendosi largo con inganni e pallottole, l'ex cecchino tenta in tutti i modi di uscire vivo da El Pueblito, e soprattutto di recuperare i suoi soldi.

 

Get the Gringo e How I Spent My Summer Vacation, i due titoli originali del film dell’esordiente Adrian Grunberg, rendono certamente meglio l’idea di ciò che aspetta lo spettatore rispetto al suo titolo italiano, Viaggio in paradiso, ovvero un pulp fracassone dalla spiccata vena grottesca. Tutto si regge sulla presenza di Mel Gibson (anche produttore e cosceneggiatore, di cui Grunberg era assistente alla regia per Apocalypto) e sulla sua grande interpretazione, che lo riporta ai tempi aurei di Arma letale: il suo ex cecchino è uno splendido figlio di puttana egoista e codardo, che ruba l’elemosina ai ciechi e se la fa sotto quando minacciato da una pistola, ma geniale e determinato nel raggiungere i suoi obiettivi e, in fondo in fondo, pure dal cuore d’oro (il che è un peccato, un po’ di cinismo in più non avrebbe fatto male).
 
Trama e ambientazioni, tra gangsters messicani, mafiosi americani, sicari vestiti da cowboy e poliziotti sadici e corrotti, in un Messico fotografato nel suo caratteristico giallo ocra, si rifanno esplicitamente alla saga del Mariachi di Rodriguez, ma il giovane regista riesce ad andare oltre i cliché grazie al suo talento nell’orchestrare roboanti scene d’azione, con sanguinosi rallenti che omaggiano e rielaborano abilmente lo stile di maestri come Sam Peckinpah e Walter Hill.
 
La logica non sempre la fa da padrona (cosa che in questo tipo di film non è necessariamente un male), come dimostrano certe bizzarre soluzioni (si veda ad esempio come Gibson, spacciandosi per l’assistente di Clint Eastwood, riesce a eliminare il boss dei mafiosi americani), e peccato per un finale più canonico rispetto al resto del film, sia nella messa in scena che nello sviluppo della trama: Viaggio in paradiso non è certo un prodotto originalissimo, ma la cura della sua realizzazione lo eleva dalla massa degli action contemporanei e fa ben sperare nel futuro artistico di Grunberg. E poi, cosa tutt’altro che trascurabile, è dannatamente divertente.
 
Fattore N
Splendida la sparatoria tra Gibson e tre cowboy sicari nel mezzo dei detenuti di El Pueblito: rallenti e zoom, decine di cadaveri, occhi spappolati da proiettili e gente che esplode in diretta… ce n’è davvero per tutti i gusti!

 


Mattia Filigoi
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